VADEMECUM PER IL CONSUMATORE CONFUSO (4)

6 Settembre 2017
|
sostenibilità

Con quale mezzo ricevere le informazioni?

“Tutto è relativo”, diceva un altro Albert, lievemente più conosciuto del sottoscritto.  Il passaggio delle informazioni nel tunnel della comunicazione può essere guardato dai due lati. Pertanto, è importante decidere con quale mezzo il mercato preferisce ricevere le informazioni e con quale altro l’azienda darle.

Non è una distinzione banale. Infatti, solo quando le due esigenze combaciano, la comunicazione è efficace e il fruitore sarà adeguatamente informato. Poi se si convincerà all’acquisto di un prodotto dipenderà, ovviamente, anche da altri parametri.
Quindi, dopo avere deciso, con l’indispensabile aiuto degli esperti, quali informazioni mettere nel pacco da inviare al mercato (vedi puntate precedenti), andiamo a vedere quali possibili caratteristiche deve avere il pacco stesso.
Una prima discriminante è quella di scegliere, in modo accurato, se privilegiare le informazioni commerciali statiche o quelle dinamiche.

Questa caratteristica di comunicazione dipende strettamente dalla potenziale aggiornabilità delle informazioni stesse. A mio parere, avere una capacità di aggiornamento continuo contribuisce a dare un’immagine di trasparenza, organizzazione e cura del cliente.
Ovviamente, questi cambiamenti regolari non devono essere confusi con la necessaria ripetitività degli slogan pubblicitari, che ci continuano a perseguitare dall’infanzia. Questi è meglio che rimangano costanti per un buon periodo di tempo, per fare in modo che siano, come descritto nella puntata precedente, elaborati dai consumatori fino a essere trasferiti nel subconscio.

Ditemi chi è che non finisce automaticamente le frasi “Galbani vuol dire……”, “Olivolì, olivolà, olive……..”. Questo gioco può essere replicato con moltissimi prodotti, attraverso gli ultimi decenni pubblicitari, e ci fa capire quanto siamo permeabili a queste ripetizioni uditive.

Le informazioni statiche, in questo caso purtroppo solo visive, sono proprie dei supporti la cui produzione necessita di tempo e impiego di risorse. Come etichette, pubblicità sulla stampa, cartelloni pubblicitari, volantini e video, la cui convenienza economica, in sintesi, è inversamente proporzionale al costo del rifacimento del supporto.

Altra considerazione, che deve essere necessariamente fatta, è la tipologia e il numero di persone che, generalmente, utilizza questi supporti. C’è il divoratore seriale di etichette, ma in questo caso il carattere di stampa deve essere adeguato alla fruibilità, per non rendere impossibile la decodifica. C’è il lettore di pubblicità sulla stampa che, però, è indispensabile sia scelta in modo oculato affinché sia veramente efficace. È importante anche la preferenza del quotidiano o del periodico su cui uscire. L’utilizzo dei volantini è, quasi sempre, strettamente collegato a un evento fieristico e, di conseguenza, commisurato allo stesso.

Interessante e molto utilizzato è, inoltre, il video di comunicazione, da collocare sul sito web aziendale o, ancora meglio, sui molteplici social oggi frequentati. Anche in questo caso, da scegliere in base alla tipologia del prodotto e al target conseguente.  Una organizzazione e dei supporti differenti devono, invece, sovraintendere alla gestione delle informazioni dinamiche. Il supporto deve essere, ovviamente, facilmente modificabile, sia tecnicamente che come utilizzo di risorse. Va da sé, pertanto, che non si può trattare d’altro che di gestione elettronica delle informazioni, in tutte le sue sfaccettature. Sito web, app e banche dati con qr code dedicati e, inoltre, tutto quanto il mondo digitale permette e, soprattutto, permetterà.

I due grandi vettori della comunicazione pubblicitaria, la televisione e la stampa, negli ultimi decenni hanno subito dei cambiamenti irreversibili, che obbligano a una rivalutazione complessiva del loro utilizzo.

Le reti televisive, dall’avvento della televisione satellitare e del Digitale Terrestre, si sono moltiplicate, spalmando l’Auditel su innumerevoli canali. È diventato, pertanto, sempre più complicata la scelta mirata del notevole investimento economico necessario per pochi minuti di passaggio.

La “carta patinata” a sua volta sta perdendo di divulgazione e, anche se le proposte di inserzioni pubblicitarie, costano sempre meno, il dubbio sull’efficacia della comunicazione sui periodici è molto elevato. Se il target è giovane, conviene invece investire nei periodici on-line.

È mia convinzione, in sintesi, che molto della nuova comunicazione si giocherà nell’innovazione e, anche, nelle invenzioni che stanno nascendo in questi ultimi tempi, a cura di chi ha finalmente capito che la gestione aziendale, la comunicazione interna, la comunicazione al mercato, il marketing e la gestione del cliente sono sotto l’unico ombrello della comunicazione globale e, pertanto, devono essere gestiti complessivamente.

In modo tale che si possa passare dal raccontare quanto si è buoni e belli a raccontare come si è fatti. Passare, quindi, dall’apparire alla realtà.

Cosa devono provocare le informazioni?

In primis, conoscenza. Che, come detto in tutte le passate puntate, deve sfociare in consapevolezza. Ma non basta, perché il consumatore non è un personaggio singolo che non ha iterazioni con gli altri suoi pari. Il consumatore ha, quasi sempre, bisogno di senso di appartenenza, per essere confortato nelle sue scelte.

E qui la parte del leone la fanno i blog, i forum, i canali YouTube e altro. In cui c’è la possibilità, reale o ipotetica, di esprimere la propria opinione in modo tale da condizionare il mercato. Arma molto potente che, in mano non ancora matura, può però essere utilizzata per sparare con una mira condizionata dall’avidità del denaro e del potere. E siamo solo all’inizio del futuro.

La quinta parte del vademecum del consumatore confuso sarà: Cominciamo ad allontanarci dal passato?

alberto bergamaschi

la prima parte

la seconda parte

la terza parte

Tags: , , ,
Banner Content
Credits: Agostini Lab Srl