Vademecum per il consumatore confuso (2)

24 Luglio 2017
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sostenibilità

Siamo sicuri di essere in grado di capire cosa acquistiamo?

seconda parte

La risposta a questa domanda dipende, ovviamente, dalla categoria di prodotto che stiamo scegliendo. Se rientra in un campo a noi sconosciuto non abbiamo speranze di scelta consapevole e ci affidiamo al caso o a qualche consiglio di “esperti”, ma anche quando pensiamo di avere le giuste competenze, difficilmente siamo in grado di comprendere completamente le caratteristiche di quello che stiamo acquistando.

Generalmente, invece, crediamo di essere autonomi nelle scelte e le esprimiamo con grande sicurezza. In realtà, però, ci facciamo quasi sempre condizionare, in modo molto invasivo, oltre che dal senso di appartenenza e dalle credenze dei nostri “pari”, da quanto ci fa percepire, in modo subdolo ma efficace, chi è in possesso dei grandi mezzi di comunicazione.

È una continua lotta tra la qualità reale e quella subliminale. La prima ci porta quanto più vicini a un acquisto consapevole, la seconda ci mette ai polsi e alle caviglie le corde delle marionette. Una prova eclatante di quanto siamo manipolati, la possiamo direttamente verificare soprattutto nella metodologia sanitaria di cura del nostro organismo. Cura che è strategicamente condizionata dal fatto che il corpo umano deve continuare ad ammalarsi, per perseverare quell’enorme quantità di interessi commerciali che sta dietro alla sanità mondiale.

È una catena che non può essere interrotta, pena la diminuzione delle risorse economiche che gli Stati del mondo riversano nel comparto della sanità e, indirettamente, nelle multinazionali del farmaco. I medici degli imperatori cinesi, invece, svolgevano la propria missione in modo opposto: non curavano le malattie, ma cercavano di impedirle con accorgimenti che avevano lo scopo di mantenere vitali gli organismi dei sovrani.

Le conoscenze e le capacità dei medici cinesi erano, inoltre, abbastanza incentivate dalla poco simpatica abitudine di essere uccisi nel caso che gli imperatori si fossero ammalati. La prevenzione era pertanto indispensabile per la salute di tutti, soprattutto dei medici stessi.  Anche allora non c’erano dubbi: è molto meglio non rompere un vaso che aggiustarlo, con grandi problemi pratici ed enormi incognite per la sua durata e il suo utilizzo.
E, soprattutto, il costo sociale della prevenzione è decisamente inferiore a quello per la cura.

La conoscenza del prodotto e la conseguente consapevolezza del consumatore potrebbe impedire, in tutti i campi ovviamente non solo quello sanitario, questa manipolazione dall’alto. Le risorse economiche sarebbero, inoltre, impiegate unicamente per quanto è conforme alle nostre aspettative. Per questo è mal vista da chi detiene il potere.

Quotidianamente, infatti, cercano di convincerci ad acquistare qualche cosa che va a soddisfare un nostro presunto obiettivo di benessere, che spesso non è nativo, ma ci è imposto attraverso le tantissime possibilità di comunicazione globale che ci sono in questi tempi di grande trasferimento informatico di dati.

Pertanto è necessaria un’attività propedeutica di cernita di tutte queste informazioni, che dovremmo curare in modo molto accurato. Questo per cercare di scindere quanto ci richiede direttamente ed effettivamente il nostro benessere personale, rispetto all’enorme forza di convinzione che ha l’imposizione dall’esterno.

Sarebbe molto importante fare una sorta di “bilancio di benessere” per ogni cosa (oggetto, servizio e altro) che andiamo ad acquistare. Un bilancio in cui vengano indicati i benefici fisici e mentali che abbiamo avuto, dal momento in cui è entrato in nostro possesso, in contrapposizione ai costi (ugualmente fisici e mentali) sostenuti.

Capiamoci bene.

Non voglio essere un materialista estremo, per cui tutto quanto non è espressamente indispensabile non è politicamente corretto cercare di possederlo. Tutt’altro.

Sono totalmente convinto che, in questa era di superamento, almeno per la civiltà occidentale, dei bisogni primari, è importante sentire le necessità di alimentare la sfera spirituale. È finita l’epoca dello sfruttamento dell’universo per sopravvivere. Non è più necessario usurare gli animali e le persone per mangiare o essere competitivi sul mercato.

Ci si può fermare e pensare.

Ci si può permettere il capitalismo illuminato, uscire dall’appiattimento mentale, avere degli animali di compagnia e, addirittura, essere vegani.

Dobbiamo essere convinti di potere scegliere il nostro modo di vivere. Di essere completamente autonomi nelle scelte personali.

Io, in realtà, sono molto scettico rispetto al fatto che sia già stata raggiunta questa nostra libertà, che ritengo molto più percepita che reale e anche dispiaciuto, perché in mancanza della consapevolezza, abdichiamo alla possibilità di dirigere direttamente noi il mercato.

Più viene comprato un prodotto, più diventerà un oggetto o servizio da imitare, fino a rappresentare un nuovo standard minimo che guiderà il mercato. La medesima cosa, se ci pensiamo bene, è accaduta nell’ambito dell’agricoltura biologica, che sta oramai diventando lo standard minimo accettabile dell’agroalimentare.

Dobbiamo lavorare molto per questo obiettivo di consapevolezza perché, come detto tante volte, la politica non la fa solo il voto, ma molto di più il portafoglio.

La terza parte del vademecum del consumatore confuso sarà: Di quali informazioni abbiamo bisogno per decidere? (continua)

alberto bergamaschi

la prima parte

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