Vade retro sperimentatore

5 novembre 2018
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sostenibilità

La difesa dello status quo, in tutti i campi, è sempre stata prioritaria per chi non vuole perdere le acquisite, spesso con grandi difficoltà, posizioni economiche e di potere e non vuole fare risaltare, inoltre, la sua ignoranza (o incapacità) per una certa novità.

Questa situazione di oggettiva difficoltà ad avere interesse ad affrontare delle strade nuove, ha portato una vita difficile per gli sperimentatori. E questa difficoltà aumenta in modo direttamente proporzionale quando la sperimentazione si avvicina alla fase cronologicamente seguente: l’innovazione.

Dai tempi della diatriba tra Terra piatta o Terra sferica lo scenario è sempre lo stesso, i rivoluzionari che invocano il cambiamento non sono mai stati accolti con simpatia.

La scena è classica: una ristretta minoranza di visionari, spesso senza alcun potere, cerca disperatamente il superamento della “normalità”, mentre una grande maggioranza, che detiene il potere economico e politico, si oppone, altrettanto disperatamente.

Perché questa opposizione? La prima, e la principale, è evidente e conseguente a quanto detto prima, ad alti livelli non si ha alcuna intenzione di perdere la propria posizione nel consesso sociale ed economico.

Però, anche a livelli più bassi, anche familiari, si ha molte remore ad accettare dei cambiamenti rispetto alle abitudini di una vita.  Soprattutto perché è difficile gradire che, quanto considerato doveroso per anni, diventi improvvisamente una cosa quanto meno dubbia.
Si può avere l’impressione di essere stato preso in giro da sempre o di essere una persona facilmente ingannabile, un fessacchiotto o un credulone incapace di scelta autonoma. Ed è per questo che “la massa”, soprattutto nelle consuetudini quotidiane, diventa in modo molto facile il principale complice di chi si oppone al cambiamento.
Proprio chi avrebbe interesse a cercare delle evoluzioni, le respinge con fermezza e rimane ancorato alle vecchie e sicure abitudini. Queste circostanze si notano soprattutto in campo medico. Un argomento a cui, per ovvie ragioni, siamo tutti molto sensibili.

Siamo immersi nella medicina chimica e nei suoi importanti effetti collaterali, che però sta iniziando a perdere qualche posizione e, di conseguenza e prevedibilmente, ovunque troviamo arringhe sulla non scientificità di tutte le medicine alternative.
L’utilizzo della parola “scientificità” è il grande salvagente per tutti gli oppositori di qualsiasi sperimentazione, anche perché e una parola non ben definita. Cos’è provato scientificamente? Non è ben chiaro.
La sperimentazione, inoltre, deve essere ovviamente ancora attestata. Quindi non si può fare?
In questo modo si fa passare qualsiasi persona che ricerca strade nuove come un simpatico cialtrone, quando è all’inizio della sua carriera, fino a diventare un pericoloso ciarlatano quando il suo seguito non è più composto da uno sparuto gruppetto di personaggi naif. Ci si arrocca dietro la scientificità e si lanciano degli anatemi etici, dimenticandosi che tutte le fasi di progresso passano per la mente di eretici.

Non tutte le eresie chiaramente portano a un progresso, ma qualsiasi progresso dipende da personaggi che hanno avuto il coraggio e la scomodità di pensare diversamente dagli altri. Mi ricordo quando, oltre trent’anni fa, uscì il regolamento europeo sull’agricoltura biologica. Le prese in giro e i sorrisetti che faceva l’intellighenzia agronomica accademica erano quotidiani. Poi, adesso che il mercato la privilegia in modo convinto rispetto all’agricoltura tradizionale, lo sport più in voga è ‘salire sul carro degli innovatori’.

Ora, però, è il momento di puntare l’indice sull’agricoltura biodinamica, relativamente alla quale stiamo passando dai simpatici cialtroni, che nelle notti con particolari congiunzioni astrali attuano delle curiose pratiche esoteriche, alla squallida gang di ciarlatani che escono dalla scientificità e, quindi, sono pericolosi. Poi sarà il turno dell’agricoltura vibrazionale, simbiotica e la permacultura e così via.

E questa chiusura mentale si evidenzia proprio quanto in campo medico l’omeopatia è accettata, così come la medicina quantistica.
Io sono convinto che tutto quanto è all’interno del consentito dalla legge (tenendo anche conto che le leggi cambiano nel tempo seguendo proprio l’innovazione), non solo ha il diritto di essere sperimentato, ma che dovrebbe essere incentivato dal mondo accademico. Soprattutto, è proprio nel momento in cui la sperimentazione si sta avvicinando a una vera e propria innovazione che le università dovrebbero dare il loro massimo contributo e appoggio agli incontri tematici. Invece che una scelta di opposizione aprioristica.

Di difesa, appunto come detto all’inizio dello scritto, dello status quo per i “soliti” motivi.

alberto bergamaschi

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Credits: Agostini Lab Srl