Una vita da vegano

26 novembre 2018
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MERCATO

Cresce l’ostilità verso i vegani. Una soluzione dalla psicologia

Sin dal 1944, quando Donald Watson fondò la Vegan Society, i vegani e i vegetariani rappresentano una crescente fetta di popolazione che ha fatto una scelta decisiva sulle proprie abitudini alimentari e che spesso attira su di sé molte critiche e pregiudizi. Ma quali sono le motivazioni alla base di questa decisione e dell’ostilità che incontra?

A questa domanda hanno provato a rispondere gli psicologi comportamentali. Come molte attitudini nei confronti del cibo, il veganesimo ha origine in una profonda struttura di credenze che guida le scelte alimentari. I vegani non si pongono semplicemente su un piano morale più alto rispetto agli onnivori, ma pensano che sia etico evitare di consumare prodotti di origine animale, e che questa sia una scelta più salutare per l’uomo e più sostenibile per l’ambiente.

Un altro fattore decisivo è radicato nelle esperienze della prima infanzia. Secondo gli psicologi aver posseduto una varietà di animali domestici durante gli anni della prima infanzia aumenta la tendenza a evitare di mangiare la carne da adulti e più in generale aumenta l’interesse sul trattamento degli animali in generale. Questo significa che rifiutarsi di mangiare carne non può essere considerato solo una scelta basata su presunti nobili sentimenti o una moda, ma che questa convinzione è profondamente radicata e difficile da cambiare.

Scegliere uno stile di vita che rifiuta i prodotti di origine animale attira anche molte critiche: due vegani su tre affrontano discriminazioni quotidiane, mentre uno su dieci racconta di aver perso alcune amicizie dopo aver dichiarato di essere vegano, altri ancora dicono di aver perso il lavoro. Al punto che uno studio della Open Cardiff University sulla rappresentazione del veganismo sui media del Regno Unito parla di “veganofobia”.

Secondo gli studiosi a scatenare questa ostilità è un’attitudine altrettanto radicata. Mangiare cibi di origine animale, soprattutto nei paesi anglosassoni, è associato a una dieta nutriente e salutare, al punto che il governo raccomanda di mangiarne quotidianamente. Tra le eredità tribali dell’essere umano c’è quella di formarsi dei pregiudizi nei confronti di chi mette in discussione il nostro stile di vita, e poiché i vegani contrastano il nostro approccio tradizionale al cibo sono considerati minacciosi. Gli esseri umani rispondono ai sentimenti di minaccia screditando coloro che sono esterni al gruppo di appartenenza.

Essere vegani sembrerebbe essere uno svantaggio anche per la vita sessuale. Recenti ricerche hanno dimostrato che è molto difficile che una persona a cui piace mangiare carne possa andare d’accordo con un vegano. Mentre da un altro studio emerge che le donne trovano più attraenti gli uomini che mangiano carne perché darebbero l’impressione di essere più mascolini. Alla base di queste reazioni c’è anche un meccanismo che ci rende più antipatici coloro che si considerano moralmente superiori. Circa la metà dei partecipanti a uno studio americano dimostra sentimenti negativi verso i vegani, una percentuale che aumenta quando la c’è la percezione che i vegani si considerano moralmente superiori agli onnivori.

In realtà i vegani e gli onnivori hanno molto più in comune di quanto si creda. Se un americano su dieci ha una dieta prevalentemente vegana o vegetariana, è anche vero che 6 americani su dieci sono alla ricerca di un regime alimentare più salutare. E ormai è noto e dimostrato che una dieta con una forte componente vegetale è più salutare. Inoltre i costi per la produzione di carne saranno sempre più elevati, mentre stanno avendo sempre più successo i prodotti come la “carne vegetale” e la ricerca sulla carne prodotta in laboratorio sta ottenendo risultati incoraggianti. Va considerato anche che al consumo di carne è legato anche il 15% delle emissioni di gas serra e che l’esplosione demografica che ci attende nei prossimi anni renderà sempre più necessario implementare le fonti vegetali di proteine.

La spinta verso una dieta sempre meno a base di carne è ormai molto forte e viaggia verso il successo, ma superare le divisioni resta difficile. Un approccio che potrebbe aiutare a superare gli opposti estremismi sul consumo di carne e i pregiudizi che ne derivano è quello proposto da Brian Kateman – cofondatore e presidente della Reducetarian Society – il quale suggerisce che il messaggio migliore per le campagne vegane sia insistere sugli effetti positivi che una dieta basata principalmente su fonti vegetali sia più salutare per la salute, l’ambiente e gli animali che mangiamo. L’approccio del tutto o niente rischia di essere controproducente e, realisticamente, per alcuni potrebbe essere semplicemente impossibile da intraprendere; mentre uno stile di vita reducetariano sembra essere più alla portata di tutti e forse permetterebbe di raggiungere quella massa critica capace di ottenere risultati considerevoli per la salute, l’ambiente e il benessere animale. In fondo si tratta di estendere ai propri simili l’empatia e il rispetto che si hanno per gli animali e di comprendere che uno stile di vita alternativo al nostro non è necessariamente una minaccia per il nostro futuro.

enzo menichella

da Indipendent

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Credits: Agostini Lab Srl