Un addio al glifosato forse non così scontato

11 Marzo 2020
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NEWS

Peseranno emergenze che chiameranno misure drastiche e criticità già emerse.

L’Europa, in questi tempi eccezionali, potrebbe riservare nel prossimo futuro sorprese non positive sull’utilizzo di fitofarmaci in agricoltura.  A poco più di due anni di distanza dalla controversa decisione sul rinnovo dell’autorizzazione Ue all’erbicida più diffuso al mondo, come scrive il Sole24Ore, l’Europa si muove in ordine sparso in vista della sua possibile messa al bando nel 2022, quando scadrà il permesso dimezzato a cinque anni per favorire un compromesso l’agricoltura sarebbe rimasta di fatto senza alternative. Una scadenza alla quale l’Italia rischia di arrivare impreparata, con un piano nazionale ancora in fase di consultazione che non affronta la questione. Mentre altri paesi, con diverse motivazioni, stanno cercando di anticipare il giro di vite, con valutazioni politiche che si sovrappongono a quelle scientifiche.

Dopo la retromarcia dell’Austria, il poco rilevante Lussemburgo sarà il primo Stato Ue a vietare l’uso dell’erbicida già dal 2021. Una decisione che ha anticipato quelle di Francia e Germania. Anche se la Francia ha ammesso di non essere in grado di far fronte alle promesse, nonostante gli investimenti per ridurre i fitofarmaci. Dal lancio del piano di riduzione nel 2008, scrive il Sole 24 Ore, il loro uso è aumentato del 12%, secondo i dati presentati dalla corte dei conti al governo francese. Dopo una lieve diminuzione nel 2017, le vendite sono salite del 10% per i soli prodotti a base di glifosato. I limiti all’utilizzo in prossimità dei centri abitati introdotti dal governo hanno scatenato la protesta delle organizzazioni agricole, secondo le quali porteranno una riduzione del 10% delle superfici coltivabili e un aumento dei costi di produzione. Questo, come abbiamo già rilevato, crea problemi di natura politica a Macron.

La Germania , anche per evitare una possibile multa Ue, sta varando un giro di vite radicale sulla chimica in agricoltura che prevede anche il bando del glifosato dalla fine del 2023. Tutto questo però non significa che una decisione europea contro il glifosato sia scontata. Per Agrofarma, naturalmente a favore: “è difficile, purtroppo, azzardare previsioni sul rinnovo Ue” spiega il presidente Alberto Ancora al quotidiano. “Per sviluppare un nuovo prodotto, dalla selezione della molecola alla sua immissione sul mercato occorrono tra i 10 e i 12 anni con un investimento di 250-300 milioni. Il rischio è quello di scoraggiare gli investimenti sull’innovazione e quindi sulla sostenibilità ambientale. La ricerca è già orientata verso prodotti con un profilo tossicologico sempre più favorevole in termini di sicurezza per operatori e consumatori”. Sul tema di sicurezza si apre il dibattito più dirimente e delicato, sicuramente l’emergenza che stiamo vivendo non aiuta. Le misure che verranno adottate in futuro inevitabilmente saranno pesanti ed è facile prevedere che favoriranno la produzione industriale e un approccio che potrebbe vanificare il lungo e serio lavoro di chi, soprattutto nel bio, punta ad una agricoltura con sempre meno chimica.

Intanto, negli Usa le denunce a Bayer sono salite a 48.600, dopo l’acquisto della Monsanto, produttore del diserbante Round Up a base di glifosato. La scorsa settimana, dopo la pubblicazione del bilancio 2019 (chiuso con un aumento del 141,4% dell’utile netto e del 18,5% del fatturato a 43,5 miliardi), le azioni Bayer sono salite del 5%, ma restano inferiori di oltre il 30% al livello precedente l’acquisizione di Monsanto da 63 miliardi di dollari del 2018.

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Credits: Agostini Lab Srl