Teresa Bellanova è il nuovo ministro delle Politiche agricole

4 Settembre 2019
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sostenibilità

L’esperienza contro il caporalato agricolo è il suo biglietto da visita.

Come avevano rilevato autorevoli osservatori, nelle discussioni che hanno accompagnato la nascita di questo governo, non si è mai parlato di agricoltura.

Sembrava il preludio di un incarico affidato ad un alieno, invece il gioco di scacchi tra le forze politiche che hanno costruito questo gruppo ha prodotto un risultato pesante. Forse il curriculum del nuovo ministro non brilla per la competenza monolitica (dai braccianti è passata al sindacato del settore tessile, abbigliamento e calzaturiero), ma d’altronde è difficile sostenere che il buon Gian Marco Centinaio avesse un profilo migliore: privo di competenza specifica, all’inizio della sua esperienza al ministero ricordiamo quanto fosse spaesato. Venne pescato soprattutto in virtù dei rapporti di fedeltà politica e anche lui, grazie ad una felice intuizione, coerente con una narrazione efficace: l’agricoltura nel marketing territoriale – per lo meno in Francia e in alcune zone d’Italia – è un motore per il turismo (o viceversa). Siccome Centinaio l’esperienza nel settore turistico ce l’aveva eccome, ecco risolto con arguzia il problema. E’ stato poi un buon ministro, agevolato nel suo lavoro da organizzazioni agricole, come la Coldiretti che ha spesso intrecciato opportunamente temi utili anche alle strategie mediatiche del partito di Centinaio, la Lega.

Dal marketing territoriale ai braccianti agricoli. Con Teresa Bellanova le cose potrebbero cambiare. Uso il condizionale semplicemente perchè la vita bio non si occupa di politica e quindi non ha gli strumenti per valutare la forza reale di questo governo e la sua durata. Teresa Bellanova, al di là del discorso politico, ci mette di fronte ad una dura realtà dell’agricoltura (italiana), in quanto espressione di un lavoro che si è sempre dovuto confrontare, sottomettendosi, alle esigenze di chi ne ha tratto davvero guadagno, producendo diseguaglianze sociali.

Teresa Bellanova ha l’estrazione nobile del sindacalismo della sua terra, oggi forse un po’ demodé. Ha iniziato la sua “carriera” difendendo i diritti dei braccianti agricoli nei latifondi pugliesi, lo stesso ambiente sociale in cui è cresciuta. Da lì – grazie ad una determinazione di carattere che è possibile scoprire cercando i video dei suoi confronti aspri con il M5S a proposito dell’Ilva di Taranto – la sua carriera all’interno del sindacato e quindi nella politica. Nel 2006 si è candidata alle elezioni politiche per i Democratici di Sinistra e, una volta eletta alla Camera, ha assunto l’incarico di componente della commissione Lavoro. E’ stata viceministro dello Sviluppo economico nei governi Gentiloni e Renzi (Ansa). E’ stata rieletta nel 2018.

Certe modalità e asperità dialettiche appariranno come l’espressione di un tempo superato. Ma le priorità che l’agricoltura è costretta anche oggi ad affrontare non sono solo il frutto di questi tempi. Sostegno economico delle poche risorse rimaste che deve essere razionalmente distribuito, diseguaglianze sociali che sappiamo benissimo vivono sulla pelle i braccianti nelle baraccopoli del sud Italia (con non poche eccezioni sparse anche nel più gradevole nord) che un Paese come il nostro non dovrebbe permettere, rispetto per l’ambiente. E’ facile vedere qui il paradigma della sostenibilità, e siamo arrivati al biologico.

Sarà un ministro utile per il settore? Se riuscirà ad emergere sintonia con il confermato ministro dell’Ambiente Sergio Costa sicuramente sì, solo lavorando insieme anche l’agricoltura italiana potrà essere realmente più sostenibile. E anche su questa scommessa, che poi è alla base di questo nuovo governo frutto di questa bizzarra estate, che sono riposte le sue speranze di sopravvivenza.

Dopodomani si apre il Sana, dove questo cambio di registro creerà qualche problema. L’organizzazione di molti eventi, la scelta degli ospiti e molte soluzioni comunicative inevitabilmente lasceranno trasparire accondiscenza verso una stagione passata. C’è il rischio che emerga la fragilità (e mancanza di identità) di questo sistema, spesso malcelata dietro i valori che il bio dovrebbe esprimere, di cui così spesso ci si ricorda solo per la reclame.   (fb)

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Credits: Agostini Lab Srl