Svezia, oltre il bio

30 Gennaio 2020
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MERCATO

Fase di stallo, cambia l’approccio del consumatore, l’ambiente al primo posto.

Un mercato sempre un passo avanti, in un paese sostenibile come la Svezia, il bio perde significativamente quote nelle 4 maggiori insegne della gdo (ICA, Coop, Axfood and Bergendahls) come scrive NaturalProduct citando una ricerca di EkoWeb.

La maggiore flessione si è registrata nel settore della carne e nella filiera allargata del latte e derivati (-5%). Per quanto riguarda carne e uova bio, la difficoltà è amplificata dalle eccedenze di mercato, dovute ad un eccesso produttivo. 

Il consumatore svedese oggi privilegia indicazioni sulla provenienza locale e nazionale o prodotti a base di proteine vegetali e su queste categorie di prodotto si è spostata l’attenzione che prima era focalizzata sul prodotto bio. 

Il biologico continua però ad avere una forte domanda nella ristorazione, vini e alcol (distribuito dallo Stato), web, canale ingrosso e sfuso.  “Le vendite – spiega Olle Ryegård di Ecoweb – per food e bevande bio sono aumentate di 0,4 miliardi di corone svedesi (38 milioni di euro) nel 2019, raggiungendo un totale di 28,2 miliardi di corone svedesi (2,68 miliardi di euro). Tuttavia l’indice svedese dei prezzi dei prodotti alimentari è cresciuto del 3,5% durante l’anno, il che significa che la quota organica del valore totale degli alimenti venduti è scesa dal 9,3 al 9,0% nel 2019. ”

Lo slittamento nella vendita al dettagli verso altri valori etici si riflette in un più ampio dibattito pubblico e coinvolge le tendenze di consumo. La priorità è collegata alle preoccupazioni relative a salute, ambiente e cambiamenti climatici. La rapida crescita dell’interesse per l’alimentazione vegetariana e vegetale ha portato i rivenditori a evidenziare queste categorie, a prescindere a volte dal bio (il rapporto osserva come negli ultimi 12 mesi vi sia stata una notevole mancanza di promozioni biologiche ad alta visibilità). Il bio, quindi, percepito come un valore acquisito.

Mancanza di assortimento. Rimanendo in ambito di tendenze food in Svezia, la mancanza di un offerta dedicata bio nel segmento in crescita del “ready to eat”, il piatto pronto, è visto come un altro elemento critico che rischia di mettere il comparto in un angolo. “È chiaro che la crescita dei cibi biologici si è fermata,” spiega Ryegård. “Il cibo bio non è più un tema così alla moda come quello vegetariano. Gran parte del valore aggiunto del biologico, soprattutto certificato KRAV (marchio di certificazione biologico svedese) è lo standard eccezionalmente elevato in materia di benessere degli animali.”  Un plus che ovviamente diventa superfluo per chi cerca alternative vegetariane. 

Salute o sostenibilità? Il mercato svedese sembra non chiarirsi, e le insegne della distribuzione organizzata (principali sbocco per il prodotto certificato) stanno cercando di comprendere dove si svilupperà la maggior aggregazione. “Sembra che non sappiano su quale cavallo scommettere e quindi nessuno dei principali attori del mercato ha annunciato investimenti nel marketing per il 2020 sul bio”, è la valutazione di Olle Ryegård. Nonostante la potenzialità stimata di almeno 1 miliardo di corone svedesi (95 milioni di euro), secondo le valutazioni di Ecoweb. “In mancanza di tali sforzi, il mercato biologico potrebbe ristagnare.”

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Credits: Agostini Lab Srl