Sta per iniziare a Milano il convegno delle polemiche

13 novembre 2018
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BIOLOGICO

A pochi giorni dall’avvio al Politecnico del convegno dei biodinamici i toni sono ancora accesi.

Continuano le polemiche sul trentacinquesimo Convegno Internazionale dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica in programma al Politecnico di Milano dal 15 al 17 novembre prossimi. Il primo a protestare formalmente contro il convegno è stato il professor Luigi Mariani, vicepresidente della Società Agraria di Lombardia, che ha scritto una lettera al rettore del Politecnico per chiedergli di disdire l’iniziativa, definendo la biodinamica una “pseudoscienza agronomica fondata sulle bislacche teorie di un filosofo tedesco degli inizi del XX secolo, Rudolf Steiner, il quale pose alla base di tale ‘scienza’ gli influssi astrali e le energie cosmiche, negando di fatto duemila anni di pensiero agronomico”. Già nel 2015 il professor Mariani si era scagliato contro il convegno dell’Associazione biodinamica, allora ospitato dalla Bocconi, attaccando in quell’occasione anche l’agricoltura biologica che, a suo avviso, produrrebbe alimenti più a rischio rispetto a quelli provenienti da agricoltura biologica, ma nel suo intervento non fa alcun cenno ai pericoli derivanti dall’uso dei pesticidi.

Rudolph Steiner

La protesta di Mariani, che ha raccolto il sostegno di molte personalità del mondo scientifico, tra le quali quello della senatrice a vita e docente universitaria Elena Cattaneo, si concentra sugli aspetti più esoterici della filosofia steineriana – alla base dell’agricoltura biodinamica –criticandone le basi scientifiche, ma trascura di sottolineare alcuni aspetti fondamentali che la caratterizzano come l’arricchimento dei terreni, il rispetto delle stagionalità, la rotazione delle colture e la totale assenza di pesticidi e fertilizzanti di sintesi. A prendere sul serio le sue affermazioni, le aziende biodinamiche e biologiche dovrebbero essere delle lande desolate in cui prosperano solo infestanti e parassiti, mentre in realtà si stanno affermando come realtà produttive sempre più competitive, con il vantaggio di esserlo in modo sostenibile per l’ambiente, la salute dei consumatori, il benessere animale e la tutela della biodiversità.

“I talebani del riduzionismo agricolo stanno cercando di mettere il bavaglio al 35° Convegno dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica” ha replicato alla lettera il presidente dell’Associazione Carlo Triarico. “Diffondono dati non veritieri sulla biodinamica, senza contraddittorio, per fermare chi collabora con noi: una tecnica di manipolazione del consenso indegna del dibattito scientifico. Del resto li abbiamo invitati a parlare al convegno davanti ai tanti scienziati presenti, ma non vengono. Temono quello che avverrà al convegno: l’analisi di 147 pubblicazioni scientifiche a impact factor sulla biodinamica, il dialogo tra scienziati e agricoltori, la diffusione delle buone pratiche sostenibili, che sono parte già oggi all’agricoltura italiana. Temono soprattutto i cittadini che conoscono e scelgono liberamente. Sono insomma spaventati da quello che ormai è avvenuto: il diffondersi inclusivo e collaborante dell’agricoltura biologica e biodinamica nel tessuto naturale del modello agricolo italiano, che chiede di essere sostenuto con la ricerca e la formazione”.

“Biologico e biodinamico – si legge in un contributo firmato da Mariani all’interno di un documento che sembra provenire dal dipartimento di scienze agrarie e ambientali – sono state adottate dalla politica come strumento per la conservazione del potere (nella scorsa legislatura rimangono esemplari le prese di posizione in loro favore del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina) e dal mondo dei media che si pongono come mezzi di disinformazione di massa rispetto a tali pseudoscienze agronomiche. Ciò dovrebbe indurre il mondo della scienza ad agire per segnalare alla politica, ai media e all’opinione pubblica la non scientificità delle agricolture biologica e biodinamica”.

Arrivare a ipotizzare che l’agricoltura biologica e biodinamica siano uno strumento per la conservazione del potere, significa non conoscere la loro storia. Prima dell’attuale successo sul mercato il biologico è stato tenuto ai margini e guardato con diffidenza dal mondo dell’agricoltura convenzionale. La levata di scudi che vorrebbe impedire lo svolgimento del convegno al Politecnico sembra un’appendice tardiva di quella cultura del sospetto.

Nel dibattito che si è sviluppato intorno all’opportunità di svolgimento del convegno è intervenuta anche Federbio. “L’agricoltura biologica e dunque anche biodinamica sono normate dal Reg. CE n. 834/07 e seguenti – afferma in una dura nota il presidente Paolo Canemolla – essendo uno dei tre sistemi di agricoltura e produzione agroalimentare che dall’inizio degli anni ’90 del secolo scorso l’UE ha deciso di normare e promuovere nell’ambito delle politiche per la qualità e la sostenibilità del modello agricolo europeo. In altri termini tutte le aziende biodinamiche che intendono produrre e commercializzare i loro prodotti con i riferimenti a questo metodo devono essere notificate, controllate e certificate alla pari di tutte le aziende biologiche. Se fosse vero, ma non lo è, che questo tipo di agricoltura non ha basi scientifiche allora bisognerebbe interrogarsi sui limiti della scienza attuale, considerato che sono aziende produttive, che oltretutto non generano alcun impatto negativo dimostrato sull’ambiente e sulla salute degli umani, a differenza di quanto accade per l’agricoltura che pretende, a parere di qualcuno, l’esclusiva della scientificità. In verità in tutta Europa e nel mondo la scienza si occupa certamente di agricoltura biologica e anche di agricoltura biodinamica, il fatto che non lo si faccia in alcune Università o Dipartimenti universitari italiani non autorizza alcuno a estendere questa scelta, evidentemente ideologica e assai poco etica proprio dal punto di vista della scienza, all’intera comunità scientifica europea o mondiale”.

Pur rimanendo istintivamente scettico su alcune delle pratiche della biodinamica è intervenuto a difesa dello svolgimento del convegno anche il responsabile agricoltura di WWF Italia Franco Ferroni, che in post su facebook afferma: ”La scienza ufficiale ha da tempo mostrato i suoi limiti nella capacità di interpretare la complessità degli ecosistemi, non tanto nella loro struttura ma piuttosto nella loro funzionalità. Come funzioni la natura, e di conseguenza la fertilità del suolo, resta per molti aspetti ancora un mistero. Pertanto davanti alle evidenze scientifiche che confermano che le pratiche tipiche dell’agricoltura biodinamica determinano una maggiore fertilità del suolo, una sua maggiore biodiversità e resilienza, la reazione del mondo accademico dovrebbe essere curiosità e non denigrazione”. Un’altra iniziativa in favore dello svolgimento del convegno è la “lettera aperta sulla libertà della scienza” sottoscritta da un gruppo di una cinquantina di ricercatori per contestare il dogmatismo che i promotori dello stop al convegno stanno mettendo in campo per fermarlo.

Quello che stupisce è la durezza degli attacchi che si sono concentrati sugli aspetti all’apparenza più vulnerabili dell’agricoltura biodinamica, mentre sono stati del tutto trascurati i benefici che derivano dall’approccio all’ambiente, ai consumatori e agli stessi agricoltori, dimostrando atteggiamento in questo caso davvero antiscientifico. Solo pochi anni fa sarebbe stato impensabile l’attuale successo del biologico e del biodinamico, sia in termini di mercato sia in termini di rese in campo, un successo che non si sarebbe realizzato se i pionieri di questo approccio si fossero fermati alle prime critiche. Se anche volessimo trascurare la qualità dei prodotti – cosa che i consumatori stanno dimostrando di fare sempre meno – non si può trascurare l’impatto positivo sull’ambiente che caratterizza questo approccio. L’agricoltura convenzionale è responsabile di grosse emissioni di gas serra mentre quella biologica e biodinamica sono molto più sostenibili. Un attacco così pesante, con l’esclusione a priori del confronto, lascia quasi pensare che si voglia mettere la museruola a un movimento in crescita, negando a questo la possibilità di poter esporre in sede accademica le proprie tesi e questo ha poco a che vedere con un approccio realmente scientifico.

 

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Credits: Agostini Lab Srl