Sicurezza, spreco e riscaldamento globale

29 Gennaio 2018
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sostenibilità

Il rapporto EASAC sul cibo in Europa raccomanda di agire su sicurezza, spreco e riscaldamento globale.

Dalla ricerca le opportunità per il futuro. È necessario agire al più presto per la sicurezza del cibo e dell’alimentazione, a dirlo è un report dell’EASAC (European Academies Science Advisory Council), che mette in luce le opportunità e le sfide per la ricerca in agricoltura e nutrizione in Europa. L’analisi, portata avanti dal network che raccoglie 130 enti di ricerca europei, fa parte di un progetto globale coordinano dall’ Inter Academic Partnership che coinvolge altre tre agenzie simili in America, Africa, Asia i cui lavori saranno pubblicati nel corso del 2018.

Il capitolo dedicato all’Europa combina l’analisi dello status quo con le prospettive future, in un approccio integrato al sistema del cibo. L’elevato consumo di alimenti ipercalorici, e quindi sovrappeso e obesità, è il principale problema di salute pubblica in Europa, ma gli europei non sono immuni da altri problemi di sicurezza alimentare, inoltre devono preoccuparsi degli effetti delle loro abitudini sul resto del mondo. Obiettivo principale della sicurezza alimentare deve essere dare accesso universale a una dieta salutare ed eco-sostenibile. Anche il ruolo della ricerca scientifica è preso in esame soprattutto come risorsa per trovare soluzioni alle sfide che la scienza della nutrizione dovrà affrontare, dal riscaldamento globale alla necessità di preservare la biodiversità.

In particolare il riscaldamento globale avrà un impatto enorme sui sistemi alimentari, sarà necessario dare inizio a un’agricoltura intelligente e sostenibile climaticamente, come: introdurre sistemi di coltivazione innovativi per affrontare la siccità, mitigare l’effetto che l’agricoltura e gli attuali regimi alimentari hanno sul clima aiutando a modificare le abitudini dei consumatori associate all’eccesso di gas serra prodotti dall’agricoltura come i cibi ipercalorici e la troppa carne. Un cambiamento che potrà dare benefici sia alla salute che all’ambiente.  

La sicurezza del cibo. Contrariamente a quanto si possa pensare in un primo momento i cittadini europei non sono immuni da problemi di sicurezza del cibo, a partire dal consumo di cibi ipercalorici. A differenza che negli Stati Uniti l’Europa ha ancora poca esperienza nel campo delle ricerche di lungo periodo sulle abitudini alimentari casalinghe. I pochi dati forniti da Eurostat nel 2012 mostrano che oltre al crescere di sovrappeso e obesità, che affliggono oltre la metà della popolazione, stanno crescendo le carenze nutrizionali in parte della popolazione, ciò è dovuto principalmente al crescere dei prezzi che ha influito molto sulle abitudini alimentari, specie nell’est. Anche se l’impatto dell’aumento dei prezzi ha influito anche sulla dieta delle famiglie meno abbienti in tutta l’Unione Europea. A facilitare il monitoraggio può intervenire l’analisi dei big data sull’alimentazione, forniti anche dai dispositivi dei consumatori, che può aiutare a identificare i nessi causali tra il funzionamento dei sistemi alimentari e i comportamenti di consumo. Fino al 70% del cibo importato in Europa proviene da paesi vulnerabili al cambiamento climatico. Eventi atmosferici estremi saranno sempre più frequenti e influiranno negativamente sulla qualità del cibo sia globalmente che in Europa. Per aiutare l’adattamento alle nuove condizioni le soluzioni date dal ricerca comprendono lo sviluppo e il recupero di colture capaci di resistere a condizioni di irrigazione ridotte. In questo senso sarà importante la sinergia tra coltivatori, consumatori, politica e ricerca. Altra importante questione riguarda le emissioni, circa il 30% delle emissioni di gas serra viene dall’agricoltura e dall’allevamento. La riduzione delle terre coltivabili in favore del recupero degli habitat naturali, la riduzione del consumo di carne e, infine, quella dello spreco alimentare, oltre ad aiutare a mitigare questo impatto avrebbero conseguenze positive anche sulla salute: secondo la WHO una dieta salutare può ridurre la mortalità del 10% e le emissioni serra legate all’alimentazione del 70% entro il 2050.
Secondo il rapporto la comunità scientifica può giocare un ruolo centrale nei nuovi approcci per fronteggiare gli attuali dogmi nel campo della sicurezza alimentare e dell’eccessivo consumo, ad assicurare che le necessità alimentari europee siano soddisfatte in un contesto globale di sicurezza, a sviluppare politiche e non solo un’agricoltura orientate ad una corretta nutrizione, riconciliare le esigenze attuali con quelle delle future generazioni e incoraggiare un approccio interdisciplinare che limiti i compromessi tra i diversi settori del sistema cibo. In particolare si auspica una politica agricola comunitaria che favorisca l’innovazione piuttosto che focalizzarsi sui sussidi agli agricoltori.

Prospettive per migliorare l’efficienza e la sostenibilità dei sistemi alimentari Secondo il rapporto le argomentazioni per un miglior accesso al cibo di qualità vanno valutate in un contesto più ampio di strategia alimentare di cambiamento che consideri anche: i processi produttivi; il packaging; la riduzione dello spreco; la salute, la scelta, l’accesso, e i vantaggi per consumatori. Tra gli studi citati dal rapporto l’ International Resource Panel fornisce alcuni dettagli su specifiche azioni necessarie per abbandonare le produzioni ad intensivo uso di risorse. Innanzitutto occorre ridurre lo spreco attraverso una filiera alimentare più efficiente: un terzo del cibo prodotto viene sprecato o deperisce, e con esso energia, acqua e suolo. La piattaforma SDG 12.3 confida di poter dimezzare lo spreco di cibo pro capite, ma lo spreco non va affrontato solo dal punto di vista biofisico ma anche dal quello dei costi, compresi quelli per prevenirlo. In Europa e negli Stati Uniti gran parte dello spreco è imputabile ai ritardi nella filiera, in particolare nella distribuzione. Nuovi modelli di vendita al dettaglio possono allungare la vita dei prodotti sullo scaffale: canali di distribuzione più veloci, donazioni a banche del cibo, uniformità di regole sulle date di scadenza sono tra le priorità da adottare secondo la US National Accademy of Medicine. Uno studio dell’UE dimostra che circa l’80% dello spreco alimentare è evitabile, e che la carne è la causa di gran parte delle risorse sprecate. Nuove forme di packaging possono invece influire sia sulla vita di scaffale del prodotto che sullo spreco di risorse destinate al confezionamento.

Il commercio sta separando sempre di più produttori e consumatori e questa distanza è destinata ad aumentare col tempo portando con sé una maggiore volatilità dei prezzi. A questo proposito l’EASAC cita le conclusioni del progetto ULYSSES secondo le quali l’eccessiva volatilità dei prezzi mette a rischio l’accesso al cibo nei paesi in via di sviluppo e presso le fasce di popolazione meno abbienti in tutto il mondo. La crescente omogeneità del mercato del cibo, sempre più dipendente da un numero limitato di materie prime, può minare le capacità di adattamento alle fluttuazioni inevitabili legate all’andamento dell’agricoltura. Pertanto la politica dovrebbe riconoscere la necessità di governare la globalizzazione del mercato del cibo. Perfino lo sviluppo dell’uso dei biocarburanti, ad esempio, potrebbe portare le fluttuazioni e le logiche speculative del mercato dei carburanti in quello alimentare.

Opportunità per l’innovazione in agricoltura: la sostenibilità su scala aziendale. Per sostenere l’innovazione sostenibile è necessario basarsi su approcci diversi capaci di integrare quelli tradizionali con i più recenti, l’obiettivo è produrre cibo sufficiente, di alta qualità, sostenibile finanziariamente e conveniente per gli agricoltori. Un ruolo importante ovviamente devono giocarlo le nuove tecnologie, decidere se adottarle o meno dovrà essere determinato scientificamente, valutando, oltre ai rischi, anche i costi connessi con un’eventuale non utilizzo o utilizzo tardivo. Un esempio di avanzamento tecnologico nell’allevamento sarebbe migliorare la salute e il benessere degli animali riducendone l’impatto ambientale. L’evoluzione dell’allevamento è passata dalla domesticazione, alla selezione di alcuni caratteri fino alla selezione su base genetica. I progressi nella genomica permettono adesso di ottenere modifche anche senza aggiungere DNA esterno, ma le controversie etiche sono moltissime. In Europa l’allevamento ha un volume di affari di circa 130 miliardi di euro all’anno, circa il 50% del totale dell’agricoltura europea e ci sono molti margini per rendere il settore più efficiente dal punto di vista economico e ambientale. Sia le fonti alternative di proteine come gli insetti, che la coltura della carne in vitro, potranno avere un impatto ambientale molto più basso dell’allevamento tradizionale. Le implicazioni della riduzione del consumo di carne sulla salute umana e sul consumo di suolo saranno importanti nell’agenda della ricerca.

Altri gruppi si sono occupati di discutere della sostenibilità marina. Secondo la FAO la pesca ha raggiunto il limite e attualmente l’unico modo per far crescere la disponibilità di cibo di origine marino è l’acquacultura. Secondo un rapporto ESAC- JRC, rispetto all’agricoltura il ruolo che ha il mare come fonte di cibo è relativamente piccolo: l’apporto globale di calorie che proviene dal cibo di origine marina è circa il 2% del totale e circa il 15% del totale di proteine. Nonostante questo però lo sfruttamento dei mari e la pesca eccessiva stanno diventando problematici in alcune aree del pianeta. Mantenere un livello sostenibile di sfruttamento delle risorse ittiche è un obiettivo importante, ma non garantisce un futuro aumento del pescato.  Il rapporto citato individua due modi per rendere l’oceano una migliore fonte di cibo sostenibile per l’umanità: dirigere l’industria ittica verso la cattura di pesci meno in alto nella catena alimentare e sviluppare un acquacultura marina più efficiente.

Tra le opportunità d’innovazione sicuramente un ruolo importante lo ricoprirà l’agricoltura di precisione che permetterà di migliorare la produttività e ridurre l’impatto ambientale. Sebbene non esista una vera e propria definizione molte tecniche e pratiche migliorative delle performance possono ricadere sotto questo termine ombrello. Alcune di queste sono: la diffusione di macchine agricole autonome e robotizzate; la stampa in tre dimensioni dei prodotti chimici direttamente in azienda; lo sviluppo di tecniche acquaponiche che combinano idroponica e acquacultura; l’uso di droni e sistemi di diagnostica; una maggiore digitalizzazione e l’avanzamento nella gestione dei big data.

Il senso generale delle circa 80 pagine del rapporto è l’analisi scientifica come base per le decisioni politiche, etiche ed economiche sul futuro dell’agricoltura. L’integrazione fra ricerca e innovazione è posta come chiave di lettura del sistema agricoltura a livello globale, proprio per questo ogni report regionale sarà sottoposto a revisione tra pari, come il progetto nel suo complesso.

vincenzo menichella

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Credits: Agostini Lab Srl