Si, ma il rame?

27 Febbraio 2019
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BIOLOGICO

La preoccupazione dei Vignaioli indipendenti.

Il rame è un prodotto impiegato in agricoltura, essenziale soprattutto nella viticoltura biologica, perché non ci sono alternative così efficaci ed economiche. “Il rame è un ottimo fungicida, ampiamente utilizzato in agricoltura, anche in quella biologica,” ci spiega Fabio Bianciardi di QCertificazioni, organismo di certificazione bio con una lunga esperienza nei controlli in viticoltura. “Tuttavia è un elemento persistente, che si accumula nel suolo”.

Il problema ambientale è articolato perché i fattori che incidono sulla sua reale tossicità sono diversi e variabili. La ricerca scientifica si è attivata per studiare alternative altrettanto efficaci. “Temo che il tempo necessario per avere la possibilità di utilizzare un prodotto alternativo (e meno impattante) sia abbastanza lungo”.

In questa situazione, la Commissione europea ha deciso di fissare il limite di 4 Kg per ettaro e per anno di rame metallo, con molta probabilità dal 2020, una variazione che non ha preoccupato più di tanto chi fa bio e ha un periodo di vendemmia abbastanza precoce, come in Franciacorta.

Sicuramente la mancanza di una valida alternativa è un rischio. Le nuovi limitazioni potrebbero costringere molti vignaioli ad abbandonare il bio, come scrive la presidente del Fivi Matilde Poggi al ministro Gian Marco Centinaio,  preoccupata “di vedersi al contempo applicare le richieste di restituzione di contributi PSR eventualmente percepiti, non avendo rispettato l’impegno minimo di anni di adesione a questo regime”.

“Il punto è che con le nuove normative – chiarisce Bianciardi – il periodo di riferimento è stato allungato (7 anni invece di 5) ma la quantità di rame metallico utilizzabile è ridotta da 30 a 28 Kg per ettaro, portando la media annuale da 6 a 4 Kg”.  I vignaioli quindi possono stare sereni, i 7 anni anni su cui si potrà spalmare il consumo agevoleranno una più graduale e morbida adesione ai nuovi limiti.

 

 

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Credits: Agostini Lab Srl