Seme contadino

18 Settembre 2017
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sostenibilità

Tra tradizione e regolamentazioni, siamo spesso limitati nelle nostre scelte, anche da semplici consumatori di ortaggi.

La frutta, la verdura e la farina che compriamo al supermercato biologico o dal nostro contadino di fiducia partono da un seme. Questo seme rappresenta oggi una varietà vegetale. Chi ha un orto si sarà già chiesto quale varietà di pomodoro pianterà quest’anno e dovrà scegliere tra le poche proposte del vivaio oppure comprare una bustina di sementi ormai standardizzate.
Sin dalla nascita dell’agricoltura, i contadini hanno sempre piantato i semi delle colture precedenti selezionando con cura i frutti del raccolto e scambiando i loro semi, permettendo una diversificazione delle colture. Usate fino al XX secolo e la “rivoluzione verde”, queste varietà contadine possiedono una diversità genetica che permette di esprimere una variazione morfologica o di comportamento secondo l’ambiente in cui crescono. Si adattano al territorio in cui sono messe in coltura: sono delle varietà in continua evoluzione e la loro popolazione è eterogenea.

Nel XIX secolo, alcune varietà contadine sono state selezionate per la qualità del gusto, il rendimento e l’estetica. Sono state isolate e auto-fecondate per più generazioni e si sono ottenute delle varietà linee pure, le cultivar, che non hanno più quella diversità genetica che permetteva di esprimere dei caratteri diversi rispetto a quelli per cui sono state selezionate dai sementieri. Sono varietà omogenee: ogni individuo si comporta nello stesso modo e il potenziale di evoluzione è improbabile.

Nel XX secolo, appaiono le varietà ibride F1 (prima generazione), incroci tra due varietà linee pure, con l’obiettivo di ottenere piante più produttive e vigorose, riproducendo le caratteristiche delle due varietà. Al contrario delle varietà linee pure, le caratteristiche di una varietà ibrida F1 non sono riproducibili nel seme della seconda generazione in quanto la pianta ottenuta è debole. In effetti, l’unica possibilità per ricreare una varietà ibrida F1 è di rinnovare l’incrocio.

Sono ormai pochi gli ortolani privati come gli agricoltori che recuperano i semi delle loro colture per la semina dell’anno successivo. La comodità di trovare sementi e piantine in commercio rende l’organizzazione molto più semplice anche se comporta un costo aggiuntivo. Queste sementi devono essere registrate nel registro ufficiale europeo delle varietà, che riprende i registri nazionali dei diversi stati membri, con diversi vincoli: la varietà deve essere  stabile nel tempo, omogenea e distinta dalle altre varietà. Inoltre, la registrazione di una nuova varietà è molto costosa. Una parte delle varietà registrate nel registro ufficiale è sotto tutela intellettuale, attraverso brevetti e titoli di proprietà: l’auto-riproduzione delle sementi di queste  varietà non è consentita. Un’altra parte è invece di pubblico dominio, liberamente riproducibile.

La richiesta di omogeneità arriva dalla standardizzazione del mercato, che richiede scaffali  dei supermercati riempiti di prodotti uguali e perfetti. L’estetica e la comodità prevalgono sul gusto e sulla qualità intrinseca del prodotto.

Per essere sicuro della resa e non perdere in produttività, l’agricoltore segue le indicazioni delle aziende produttrici di sementi. Non essendo più varietà che si sono sviluppate adattandosi al territorio, le piante si indeboliscono e si ammalano. In queste condizioni l’agricoltore diventa dipendente dall’acquisto di nuove sementi ogni anno e di prodotti fitosanitari. All’agricoltore è rubata una parte fondamentale del suo lavoro: il suo ruolo di conservatore del patrimonio e della biodiversità, dai quali dipende la sovranità alimentare.

L’effetto della regolamentazione attuale impedisce la commercializzazione a grande scala delle varietà contadine. Le popolazioni di varietà contadine non possono essere registrate sul catalogo europeo in quanto non rispettano i vincoli e di conseguenza spariscono semplicemente dai campi coltivati. Eppure le sementi contadine possono essere scambiate, regalate o vendute se l’attività non è commerciale (ortolani, ricerca) alla condizione che siano confezioni di ridotta dimensione. Possono soprattutto essere coltivate, recuperando i semi delle colture, e riseminate. Inoltre possono essere venduti i prodotti ottenuti dalla loro coltivazione.

Oltre all’impatto sulle modalità di consumo e produzione, le sementi agricole hanno un ruolo fondamentale nella perdita di biodiversità. La conseguenza negativa della standardizzazione delle varietà coltivate è potente: secondo la FAO, il 75% della biodiversità è stata persa nel XX secolo.

Questa perdita è inoltre legata a diversi comportamenti in agricoltura: l’intensificazione delle colture, l’abbandono dei campi agricoli e la progressiva scomparsa dei sistemi agricoli tradizionali.
In questo contesto le sementi contadine sono veri semi della resistenza per coltivare la biodiversità, perché coltivare varietà locali è una questione di fondamentale importanza. Grazie a diverse associazioni, la divulgazione di informazione e la vendita di sementi contadine sono rese possibili.

Tra queste, l’associazione Kokopelli informa e diffonde l’idea che la natura è perfetta nella sua imperfezione. Kokopelli conserva e fornisce un catalogo di più di 1700 varietà moderne riproducibili, oltre ad un catalogo-collezione per le varietà antiche rare in via di estinzione. In quest’ultimo, le sementi sono a disposizione degli aderenti all’associazione con la richiesta di ricambiare con un campione dei semi ottenuti dalla coltura, al fine di riprodurre la specie conservata.

La rete réseau semences paysannes (La rete sementi contadine) costituita da più di 70 organizzazioni informa e organizza iniziative sul tema. In occasione della settimana delle sementi contadine, che si terrà in Francia dal 16 al 24 settembre prossimo, propone eventi in tutto il paese sui temi legati al ritorno all’agricoltura tradizionale.
Per ragione organolettiche, produttive e di sostenibilità, la riscoperta delle varietà contadine porta a un risultato comune sia per il consumatore sia per l’agricoltore: la qualità del prodotto. Si moltiplicano ormai le piccole aziende per il ritorno ad un’agricoltura contadina attraverso la produzione di piante di varietà contadine. Spesso tali iniziative partono dalla richiesta dei consumatori informati: il nostro potere non va sminuito.

lauriane borget

Les semences de Kokopelli, Dominique Guillet, Edition 2016.

Semences hors la loi. La biodiversité confisquée, Blanche Magarinos-Rey, Collection Manifestô- Alternatives Gallimard.

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Credits: Agostini Lab Srl