Se Coldiretti si allea con il biologico

21 Giugno 2018
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MERCATO

Aumenta l’interesse di Coldiretti per il bio, un impegno che può essere decisivo per la crescita.Il consolidarsi del boom del biologico in Italia è un indice di come il modello di sviluppo dell’agricoltura biologica oltre che sostenibile può essere anche vantaggioso economicamente. La domanda di prodotti biologici cresce a ritmi molto alti a riprova della sempre maggiore consapevolezza tra i consumatori del legame tra il bisogno di un’alimentazione sana e salutare e scelte etiche di consumo. Numeri così importanti hanno attirato l’attenzione di Coldiretti, storicamente abbastanza fredda nei confronti delle istanze del movimento biologico.

Ed è proprio da questi numeri che Coldiretti vuole partire per aumentare il suo impegno sul bio: “Un’organizzazione come Coldiretti non può far bene il suo mestiere se non guarda al mercato – ha dichiarato il presidente Moncalvo intervenendo a un incontro sul futuro dell’agricoltura biologica e biodinamica organizzato da FirenzeBio lo scorso 24 marzo – e se il mercato chiede prodotti più sostenibili è chiaro che non solo dobbiamo difendere la crescita e lo sviluppo dell’agricoltura biologica e biodinamica, ma dobbiamo anche fare in modo che anche l’agricoltura convenzionale cresca e faccia tesoro della decennale esperienza degli agricoltori biologici e biodinamici. A prescindere dalla scelta di certificarsi o meno, molte delle scelte fatte da chi fa agricoltura biologica possono essere utili anche a chi fa convenzionale per essere più sostenibile, a partire da pratiche come la rotazione delle colture e dall’uso di insetti utili per la lotta agli infestanti. Dobbiamo spingere verso l’alto tutta l’agricoltura italiana, e per farlo abbiamo bisogno dell’esperienza dell’agricoltura biologica e biodinamica”.

La strategia proposta da Moncalvo guarda a tutto il sistema dell’agricoltura italiana, già tra le più sostenibili al mondo. Lo scontro, a suo avviso, non deve essere più tra agricoltura biologica e convenzionale ma tra due visioni diverse di agricoltura: una, in cui biologico e biodinamico sono le punte di eccellenza, che punta a svilupparsi in equilibrio con la natura e un’altra che vuole farlo puntando solo al profitto. Il primo modello è in questo momento minoritario, mentre sono molti i paesi e le grandi potenze agricole che stanno percorrendo il percorso opposto, anche nel nostro paese. Di fronte a queste sfide la prospettiva proposta da Coldiretti è quella di un’alleanza costruita sulla differenza che c’è tra chi fa le cose regolarmente e chi prova a guadagnare alle spalle dei cittadini e dell’ambiente, con la consapevolezza che probabilmente si può perdere qualche pezzo per strada. È in quest’ottica che si inserisce l’accordo di filiera per il grano biologico italiano firmato da Coldiretti, Consorzi Agrari d’Italia, Fdai, e Gruppo Casillo: il più grande mai realizzato al mondo per quantità e superfici coinvolte capace di garantire per tre anni la fornitura di 300 milioni di tonnellate di grano biologico da destinare alla panificazione e alla produzione di pasta.

Se un luogo di rappresentanza dell’agricoltura biologica e biodinamica all’interno di Coldiretti “è necessario ma non sufficiente”, come ha spiegato il presidente Moncalvo a Firenze, rispondendo alla richiesta di alcuni operatori, allo stesso tempo questa non può essere limitata in una struttura interna, perchè il know how di chi fa biologico e biodinamico deve diventare patrimonio comune, che non può più limitarsi a rinnovare o potenziare un’organizzazione di categoria che fa riferimento a Coldiretti e lasciarla poi in un angolo, realizzando un’operazione che risulterebbe solo di facciata.

L’ipotesi che Coldiretti costituisca al proprio interno un’associazione di imprese biologiche e biodinamiche non sembra la strada scelta, nel frattempo ha però avviato un confronto con FederBio, sia collaborando con il MiPAF per il decreto sicurezza, sia attraverso colloqui informali.

Coldiretti vanta circa un milione e mezzo di associati e se la dirigenza decide di investire sul biologico e sul biodinamico l’impatto sull’agricoltura italiana sarà sicuramente significativo. Già a Firenze Moncalvo ha fatto cenno a un confronto in corso con FederBio e a quelle che potrebbero essere le linee guida su cui costruire l’eventuale collaborazione: la vigilanza sul sistema di controlli e certificazione, la diminuzione della burocrazia, riconoscimento del giusto prezzo all’origine, il controllo sulle importazioni. Due punti molto probabilmente saranno all’ordine del giorno nella marcia di avvicinamento: in primo luogo la strutturazione di solide filiere del biologico, sempre più necessarie per valorizzare il ruolo delle aziende agricole; in secondo luogo la costruzione di un sistema di servizi che possa dare l’adeguata assistenza alle aziende biologiche e biodinamiche.

Se davvero Coldiretti intende realizzare un’alleanza con il biologico, considerate la sua storia e le sue dimensioni, è difficile non immaginare un impatto con ripercussioni all’interno del comparto che andrebbero seguiti con attenzione. Iniziative dalla grande visibilità mediatica come il #bisteccaday, che ha affiancato alla legittima rivendicazione della qualità delle carni e dei salumi italiani la denigrazione dei consumatori “vegan”, mettendo una parte del mondo agricolo contro l’altra, sono difficilmente compatibili, con un’idea di agricoltura diffusa tra la pluralità di anime e istanze che caratterizzano il movimento biologico.

Però se gli associati di Coldiretti abbracciassero con convinzione un’agricoltura più sostenibile, non potrà che essere una svolta positiva per il nostro Paese e per l’intera filiera agroalimentare italiana.

vincenzo menichella

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Credits: Agostini Lab Srl