Sardegna, perchè non il bio?

14 Febbraio 2019
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BIOLOGICO

Con i pastori.

 

Il problema degli allevatori in Sardegna anche se è improvvisamente deflagrato, ormai covava da lungo tempo. A far perdere la pazienza ai pastori, costretti a gesti di forte visibilità che hanno inevitabilmente scosso l’opinione pubblica è il prezzo pagato per il latte prodotto dalle loro pecore. Oggi il latte viene acquistato dai produttori di Pecorino ad un prezzo di 60 centesimi al litro, quando lo scorso luglio il prezzo fissato era di 79 centesimi.

Allevatori sardi durante le manifestazioni di protesta.

Il destino del latte prodotto dai pastori sardi è legato a quello del pecorino, che utilizza il 60% della produzione. Il prezzo di un chilo di Pecorino Sardo Dop o di Fior Fiore Sardo varia tra i 14 e i 16€, il prezzo finale di vendita al dettaglio non è mai sceso in questo periodo. Il 61% della produzione è di caseifici collegati a cooperative di allevatori.

Il 2017 per il Pecorino Sardo è stato un anno disastroso. Un –40% nelle vendite, una differenza di quasi 100 milioni rispetto l’anno precedente e un fatturato di 155 milioni, una sovrapproduzione di latte del 30% si è trasformata in una maggior produzione di pecorino (la multa pesa solo 0,016 centesimi al chilo), sul fronte dell’export ha inciso il calo verso gli Usa, che hanno cercato di speculare sulla situazione per poi ritirarsi, come spiega il Fatto Alimentare. Un problema complesso che però vede, come capita quasi sempre nei sistemi alimentari, l’anello finale della filiera pagare il prezzo più alto.

Il bio paga 85 centesimi al litro di latte. “Oggi i caseifici biologici sardi stanno pagando ai produttori 85 centesimi al litro di latte (oltre il 40% di premio),” Roberto Zanoni (EcorNaturaSì), presidente di Assobio, ha voluto offrire il contributo del bio, per cercare una soluzione al problema.

Quando il prezzo era 79 centesimi, il latte certificato valeva 1 euro (+25%).  “E’ necessario pagare un prezzo che compensi in misura giusta i diversi anelli della filiera”, spiega Zanoni . “Ogni volta che il buyer di un supermercato o un consumatore acquistano un prodotto a prezzo troppo basso stanno stringendo il cappio alla gola di un agricoltore”.

Le politiche d’acquisto a basso prezzo sono le maggiori responsabili del crollo dell’agricoltura italiana: nel 1991 le aziende agricole erano 3.023.000 (all’epoca quelle biologiche erano solo 4.189), nel 2017 sono crollate a 1.145.000 (solo negli ultimi tre anni più di 320mila han chiuso i battenti), mentre quelle biologiche salivano a 66.773 e il loro ritmo di crescita non accenna a diminuire.

Il metodo biologico permette ai produttori di avere accesso ai premi previsti dalla Politica agricola comunitaria, ad esempio premi per i metodi ecosostenibili di produzione, premi per l’adozione di tecniche di allevamento rispettose del benessere animale e l’indennità compensativa per il mantenimento della superficie agricola in stato idoneo al pascolo con pratiche agronomiche che conservino biodiversità e paesaggio.

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Credits: Agostini Lab Srl