Riso biologico in tribunale

19 Giugno 2019
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MERCATO

Il processo per 5 aziende bio, ma le parti lese non si costituiscono come parte civile. 

E’ iniziato a Vercelli il processo che vede imputati i titolari di 5 imprese che producono solo biologico o prodotto bio e convenzionale, con l’accusa di aver utilizzato prodotti fitosanitari ammessi solo in agricoltura convenzionale.

Il tema è delicato, soprattutto per una coltivazione così localizzata che sfrutta in modo massiccio risorse idriche facilmente contaminabili. Un allarme lanciato negli anni da Federbio e che lo scorso anno ha portato il ministro Marco Centinaio a firmare un  decreto legge che imporrà ai risicoltori l’obbligo di indicare eventuali superfici a biologico o in conversione ad agricoltura biologica nella denuncia di superficie.

Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero utilizzato prodotti fitosanitari ammessi solo in agricoltura convenzionale (quindi non in agricoltura biologica) allo scopo di aumentare le rese per ettaro. Ma di fronte ai giudici, è andata in scena un’altra storia con i rappresentanti delle aziende citate come parti lese (anche se nessuna si è costituta parte civile), alcune delle quali di rilievo nazionale che tra il 2015 e 2016 avevano comprato grandi quantitativi di risone – il riso grezzo risultante dalla trebbiatura e dall’essiccamento – dagli imputati.

“Dagli accertamenti fatti – ha detto uno dei rappresentanti ascoltati, come si legge su La Stampa, nelle pagine locali – il prodotto è risultato allineato agli standard previsti nella coltivazione biologica. Anche perché, se fosse risultato non conforme, lo avremmo respinto”.

Lo stesso, è stato confermato da un’altra azienda della trasformazione. “Avevo comprato un lotto di riso e come sempre ho fatto analizzare un campione ad un istituto nazionale per vedere se il prodotto rientrasse negli standard del biologico. È risultato tutto conforme”. Inoltre i testi hanno confermato di non essere stati sottoposti a sequestri di fatture o scontrini sugli acquisti dei lotti. Alcuni avevano interrotto l’approvvigionamento, altri hanno proseguito gli acquisti dopo il dissequestro. 

Una versione che ha permesso alle difese di sostenere che “questo procedimento si basi sul nulla: sia perché le stesse persone offese hanno riconosciuto il riso acquistato come prodotto conforme”, sia perché “nell’incidente probatorio i periti nominati dal gip avevano detto che non ci fosse alcuna evidenza certa sull’utilizzo volontario di fitofarmaci”. Se non c’è parte lesa, non c’è danno.

Ora attendiamo gli sviluppi del processo: le perplessità dei consumatori non sono state certo chiarite.

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Credits: Agostini Lab Srl