Rigoni di Asiago, il brand bio più ricco

3 Settembre 2019
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BIOLOGICO

Seguono Alce Nero e Brio.

Il biologico, dopo il successo di questi anni che è sotto gli occhi di tutti, è diventato sempre più fondamentale per il sistema agroalimentare italiano, grazie all’allargamento della sua base di consumatori.

Ma è solo grazie alle competenze economiche e commerciali, quindi strategie e investimenti, se oggi marchi tradizionali (per il bio) possono competere e ritagliarsi un ruolo fuori del mercato di riferimento (che rimane nicchia). In poche parole, il bio ha ridato fiato e offerto una prospettiva di crescita al settore agroalimentare, ma è l’esperienza del settore che può trasformare questa opportunità in realtà.

Secondo lo studio realizzato da Panbianco Strategie di Impresa, i più importanti marchi del bio italiano storico hanno avuto un risultato economico complessivo di circa 400 milioni nel 2018, come scrive il Gazzettino. Al primo posto Rigoni di Asiago che attraverso un brand riconoscibilissimo – oltre ad un prodotto estremamente vincente come la crema alla nocciola prodotto anche nella versione vegana – e una collocazione chiara anche nel mercato convenzionale ha fatturato 112,5 milioni che vale un +1%, una crescita contenuta ma che può essere letta all’interno dei rapporti che il bio sta intrecciando con la distribuzione organizzata, vero mercato per il biologico. Al secondo posto Alce Nero, al terzo Brio. Seguono Damiano (l’azienda siciliana è stata recentemente acquisita dal fondo Progressio), quindi Probios, Natura Nuova, Sarchio, Scaldasole e Germinal Italia.

Al secondo e terzo posto due marchi storici che hanno intrecciato nell’ultimo anno le strade, con lo scopo appunto di guadagnare uno spazio sempre più determinante, allargando l’offerta e condividendo strategie. Alce Nero appunto, con un fatturato di 74,3 milioni (+2%) e Brio con 73,5 milioni e un + 11,5%, secondo i dati dello studio.
Alce nero è sbarcata anche sugli scaffali del fresco, grazie alla collaborazione appunto anche di Brio che dal 2017 si occupa di produrre e commercializzare prodotti freschi biologici legati all’ortofrutta. Linee che includono anche prodotti di quarta gamma, come le buste di insalata, un prodotto compatibile con le esigenze appunto della gdo e dei suoi tradizionali consumatori. Il 16% delle famiglie italiane, come ha evidenziato la Nielsen, ha acquistato prodotti a marchio Alce Nero.

Anche a fronte dei risultati raggiunti e delle strategie messe in campo, la percezione dei consumatori tradizionali di riferimento del biologico è inevitabilmente cambiata nei confronti di questi marchi. Ma è innegabile che i valori del bio sono riusciti a fare breccia nel mercato tradizionale ed è all’interno di questo spazio che si gioca la sfida più importante per il mercato sostenibile. Oggi il consumatore consapevole oltre alla certificazione biologica, cerca risposta anche a domande precise come provenienza, sostenibilità reale, come imballaggi e la plastica, ingiustizie sociali ed economiche. E’ questa cultura che oggi il bio deve mettere sul piatto con decisione per fare la differenza e indirizzare le scelte di mercato. Altrimenti sarà solo il fatturato e sappiamo come andrà a finire. 

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Credits: Agostini Lab Srl