Profumo di vino bio

9 Aprile 2019
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MERCATO

4.94 milioni di litri di vino biologico venduti lo scorso anno. I vigneti in conversione o già certificati hanno raggiunto 105.384 ettari.

Il biologico è oggi parte del sistema vitivinicolo italiano, con un tasso di crescita in valore delle vendite nel 2018 superiore di 6 volte quello della media del settore. Tra il 2009 e il 2017 la crescita dei vigneti certificati è stata del +147% tra 2009 e 2017, in Lombardia (+290%) e Piemonte (+219%) principalmente, seguite da Toscana (+129%), Friuli Venezia Giulia (+128%), Sicilia (+122%), Calabria (+105%) e Veneto (+100%). Le vendite in Italia del vino biologico nella distribuzione organizzata dalle 7,2 milioni di bottiglie del 2014 sono passate ai 32,3 milioni del 2018.

“Il consumatore, nel comprare vino, si rifa a valori che un tempo non facevano parte delle proprie aspettative o stili di vita- ha spiegato Denis Fantini di Nomisma Wine Monitor, durante un convegno in fiera a Verona – : tra questi figura la tutela dell’ambiente e la ricerca di vini sostenibili”. “A fronte di questi cambiamenti nella domanda, il produttore deve necessariamente adeguare la propria offerta se non vuole essere buttato fuori dal mercato”. Il successo del bio anche all’interno di Vinitaly, è nelle cose quindi.

La viticoltura sta investendo molto sulla sostenibilità, dove per sostenibilità “non si intende soltanto il biologico, ma anche la lotta integrata che in realtà è uno step di pari livello del biologico”. La preoccupazione di Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto, è soprattutto quella che oggi si sta scoprendo in molte aree, come in provincia di Treviso, dove il successo del prosecco si confronta con l’impatto sulla salute dei trattamenti fitosanitari. Di necessità, virtù.

L’aumento costante in doppia cifra dei consumi che prosegue ormai da un decennio e il fatto che sempre più aziende vitivinicole si rivolgano al metodo di produzione biologico, impongono di tenere alta l’attenzione per ché la qualità di quanto si versa nel bicchiere sia all’altezza delle aspettative dei consumatori”, così Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, in prima fila in questo impegno anche con il protocollo d’intesa siglato con Federbio.

Con il Regolamento di Esecuzione UE n. 203/2012, con l’annata vitivinicola 2012 le bottiglie di vino possono avere la certificazione bio, ma è solo l’inizio di un percorso che ha contribuito a dare lustro e visibilità anche al variegato mondo dei vignaioli duri e puri, legittimando anche le diverse sfumature che appartengono al ‘vino naturale’ che c’è sempre stato, ben prima del Regolamento, oggi ospitato nell’Organic Hall di Vinitaly.

Nonostante il successo, colpisce la cautela nell’utilizzare la parola “bio” a Verona, quasi ci fosse paura ad utilizzarla, quasi fosse una cosa poco concreta. Sono sempre altre le soluzioni proposte per affrontare le storture della viticoltura non bio e c’è molta insofferenza a parlarne, quando ci si rivolge ai marchi del vino nazionale. Di necessità virtù, quindi, come se il vero vino fosse altro.

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Credits: Agostini Lab Srl