Presentato a Bologna il decalogo della LOA

18 Giugno 2018
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BIOLOGICO

La rete di aziende biologiche declina il suo standard per la responsabilità sociale.

Nell’ambito dell’assemblea annuale della Leading Organic Alliance, che ha avuto luogo a Bologna, l’iniziativa “Le buona pratiche di responsabilità sociale della LOA, verso la giustizia delle filiere alimentari biologiche” per presentare il manifesto sottoscritto dai membri dell’alleanza sul tema della responsabilità sociale nelle produzioni biologiche.

Fondata nel 2011 la LOA è una rete internazionale di organizzazioni leader in Europa e detentrici di standard volontari del biologico composta da: Bioland, Naturland, Biosuisse, Krav, Soil Association, Bioaustria, Bioforum, Biostichtung, Debio, Ecovialia, Icea, e Rete Hummus in Italia. Tutte organizzazioni storicamente impegnate nel movimento biologico che condividono una visione fortemente sostenibile e solidale dell’agricoltura biologica, condividendo i principi di IFOAM.

A partire dal 2015 la LOA ha elaborato un manifesto di principi e buone pratiche sulla responsabilità sociale in agricoltura biologica, che è stato sottoscritto da tutti i componenti della rete. Si tratta del primo caso di buone pratiche sociali elaborate e concordate a livello internazionale da alcune delle più importanti organizzazione europee di operatori, consumatori, e tecnici, cioè tutti i soggetti della filiera del biologico. Il gruppo di lavoro che LOA ha messo in campo per affrontare la tematica della responsabilità sociale, attraverso un lavoro di anni, compresi periodi di test condotti in Spagna e in Italia, è riuscito a mettere a punto uno standard che ha fatto da punto di partenza per lo sviluppo di un manifesto che viene annunciato come una vera e propria svolta sul tema della responsabilità sociale. Il suo nucleo è costituito da un decalogo di principi al quale hanno aderito tutti i partecipanti alla rete nell’assemblea generale del 2017.

Lo sviluppo del manifesto trova ispirazione nei principi del biologico 3.0 e nei Principi di Agricoltura Biologica e le norme sulla giustizia sociale tracciate da IFOAM. Il progetto si basa su un approccio credibile di certificazione e capacity building come su modi innovativi di coinvolgere gli stakeholder e i verificatori per migliorare la responsabilità sociale. La Loa lascia ai suoi membri la decisione di fare della certificazione di responsabilità sociale una precondizione per la certificazione biologica, anche se in linea di principio non ritiene accettabile per lo standard LOA prodotti biologici che nascono in violazione dei diritti umani, della giustizia sociale o che infrangano i diritti alla terra delle popolazioni native. Oltre ai requisiti per la responsabilità sociale la rete LOA definisce anche i criteri di base per i controlli e un sistema di certificazione per la responsabilità sociale.

“Il sistema agroalimentare industriale sta fallendo perché non redistribuisce, sta esaurendo le risorse naturali e non porta benefici economici se si considera che si sono persi 4 milioni posti di lavoro nell’agricoltura europea,” ha dichiarato durante l’incontro il direttore di IFOAM Europa Eduardo Cuoco. “Con lo sviluppo dei principi del Biologico 3.0 vogliamo tendere una mano al vecchio sistema proponendoci come un mezzo di cambiamento. Spesso il biologico – prosegue Cuoco – viene presentato come un modello di agricoltura tradizionale, in realtà è molto innovativo e ha il grosso merito di riequilibrare i rapporti economici all’interno della filiera. Lo standard LOA sulla responsabilità sociale è un passo in avanti verso un modello di produzione e consumo futuro, che avrà un impatto ambientale, sociale ed economico promettente e metterà i consumatori nelle condizioni di fare scelte in favore dell’ambiente e socialmente responsabili”.

Buona parte del decalogo si concentra sulla qualità dell’occupazione per chi lavora nel biologico: divieto di lavoro minorile e forzato; libertà di associazione tra lavoratori e di contrattazione collettiva; divieto di discriminazione nell’assunzione o licenziamento in base a sesso, etnia, nazionalità, religione o associazione; paga almeno pari ai minimi stabiliti dalla legge; orari di lavoro in linea con gli accordi nazionali e internazionali e i Collective Bargaining Agreements basati sulle convenzioni ILO; condizioni di lavoro rispettose della salute e della sicurezza dei lavoratori e dei requisiti sociali minimi stabiliti dalle leggi sul lavoro incluso i Collective Bargaining Agreements, gli standard industriali minimi e le convenzioni delle Nazioni Unite. Inoltre le aziende certificate secondo gli standard LOA devono applicare politiche di assunzione e di gestione delle risorse umane basate sulla responsabilità sociale anche in relazione alle loro dimensioni. Infine gli operatori dovranno rispettare i diritti e la dignità delle popolazioni locali in base alla dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni.

“Abbiamo aderito convintamente al network LOA – afferma Maurizio Agostino in rappresentanza della rete Humus – perché riteniamo che un progetto di sostenibilità ambientale, sociale ed economica non può che avere un respiro internazionale. Riguardo al tema della responsabilità sociale noi diamo alcune semplici sottolineature: la prima è che una qualsiasi realtà agricola non può che prendere in carico il territorio di rifermento e interagire con i suoi protagonisti per tutelarne paesaggio, assetto idrogeologico e cultura; la seconda è il contrasto al fenomeno malavitoso; la terza è quella del giusto prezzo, chiunque partecipa ad una filiera di produzione deve vedere riconosciuto il valore del suo lavoro, senza che nessun segmento assuma una condizione predominante a scapito di altri segmenti della filiera”.

Durante l’incontro si è discusso molto anche del crescente successo del biologico e del suo rapporto con la grande distribuzione. Le referenze biologiche stanno conquistando sempre più spazio all’interno della grande distribuzione, il timore di molti addetti ai lavori è che la logica industriale a questa legata possa contaminare il movimento biologico, che sta vivendo una fase di passaggio nella quale all’affievolirsi delle motivazioni sociali e culturali che ne hanno determinato la nascita non sta corrispondendo l’affermazione di nuovi valori di riferimento in grado di guidare questa fase di espansione. A queste difficoltà si aggiungono alcuni scandali che hanno riguardato l’importazione illegale di prodotti convenzionali spacciati per biologici e altre truffe che hanno evidenziato i limiti del sistema pubblico di controllo e certificazione, mettendo a rischio la credibilità di un movimento che ha in questa il suo valore più importante.

“Ci stiamo confrontando con un decalogo che ha lo scopo di portare un po’ più di equità nel mondo del biologico – sostiene Mimmo Tringale di AAM Terranuova – Lo sviluppo del biologico che stiamo vivendo in questi anni si sta concentrando soprattutto nella grande distribuzione a scapito dei negozi specializzati. Bisogna fare i conti con il mercato, oggi la maggior parte delle aziende agroalimentari in Italia ha un alinea bio e questo, se da un parte rappresenta un successo, perché si porta dietro la diminuzione dei pesticidi e una gestione più o meno ecologica dell’ambiente, dall’altro rende molto difficile parlare di responsabilità sociale”.

Dunque mentre il mondo del biologico vive una sorta di “paradosso della crescita”, diventa necessario salvaguardare i suoi valori originari e favorire buone pratiche di responsabilità sociale. Obiettivo della rete LOA è estendere entro il 2018 l’uso del decalogo a tutte le aziende facenti parte dell’associazione. Non è difficile immaginare che il percorso aperto dalla LOA possa nel corso del tempo proseguire con la nascita di una certificazione e di un’etichetta in regime volontario che, in aggiunta a quella pubblica biologica, possa affermare il rispetto degli standard di responsabilità sociale stabiliti dall’associazione. L’idea di portare valore aggiunto ai prodotti biologici andando oltre gli standard minimi imposti dalla legge per quanto riguarda la responsabilità sociale delle imprese è una tendenza che si è già affermata su altri mercati, dove appellandosi al rispetto e al perseguimento dei valori originari del movimento biologico, due diversi gruppi di produttori e aziende si sono riuniti per sviluppare standard e certificazioni proprietarie aggiuntive a quella nazionale considerata ormai troppo poco ambiziosa.

vincenzo menichella

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Credits: Agostini Lab Srl