Pomodoro bio: inaccettabile l’accordo sul prezzo

20 Febbraio 2020
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MERCATO

Per FederBio e AssoBio, il prezzo non è giusto.

L’accordo quadro sul prezzo di riferimento del pomodoro da industria biologico, siglato recentemente fra l’industria di trasformazione e l’organizzazione dei produttori (Nord Italia campagna 2020), non va bene; lo sostiene Federbio insieme ad Assobio.
Pur incrementando di circa il 4% il compenso al produttore rispetto agli anni precedenti, il prezzo concordato di 136 euro a tonnellata continua a testimoniare una situazione di grave rischio per l’integrità delle filiere e dell’intero settore.

“Dal 2016 FederBio denuncia una situazione di forte rischio nel comparto del pomodoro biologico da industria, che riguarda l’intero territorio nazionale,” spiega Maria Grazia Mammuccini, presidente Federbio. “Abbiamo offerto la nostra collaborazione per definire regole di produzione e strumenti di verifica adeguati delle tecniche colturali e delle rese produttive effettive, anche utilizzando le moderne tecnologie digitali”. Ma se l’auspicio della federazione è definire un costo di produzione di riferimento, per il prodotto bio, l’accordo diretto non va certo in quella direzione.

Il rischio, come sempre, è la mancanza di trasparenza. “Purtroppo questo ennesimo segnale da parte di un sistema interprofessionale, che non solo ha sempre rifiutato il confronto ma che ha anche smesso di pubblicare i dati relativi alla produzione biologica, testimonia la necessità di sganciare definitivamente il sistema delle regole e degli accordi sul prezzo dei prodotti biologici dagli ambiti e dalle logiche del prodotto convenzionale.”

Come spiega Zanoni, presidente di Assobio: “pagando il giusto prezzo del pomodoro al produttore (almeno 180 € a tonnellata) in realtà il prezzo al pubblico dovrebbe aumentare solo di 5 centesimi al chilo, circa, ma garantirebbe la corretta sostenibilità delle aziende agricole a tutela della sicurezza del prodotto”. Il “giusto prezzo” che anche il tema di un’iniziativa già partita di Federbio, “favorendo anche l’utilizzo di una piattaforma di tracciabilità che tuteli l’intera filiera fino al consumatore finale”. 

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Credits: Agostini Lab Srl