Pesticidi e ftalati nell’olio bio tunisino

17 Aprile 2018
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sostenibilità

Lo denuncia una inchiesta di una rivista francese. La francese 60 millions de consomateurs ha pubblicato questo mese di aprile un’inchiesta che rivela la presenza di inquinanti nei prodotti bio che si trovano sul mercato. E’ una rivista famosa per le inchieste comparative dei prodotti di consumo e servizi, con analisi in diversi settori come la sicurezza alimentare, la protezione dell’ambiente oppure le nuove tecnologie, in modo obiettivo, al servizio della trasparenza per un consumo responsabile.

Nell’articolo vengono presentate 7 le categorie di prodotto – riso, caffè, il cioccolato, la quinoa, lo zucchero di canna, olio di oliva e miele – provenienti di varie zone geografiche nel mondo, 74 i prodotti analizzati per diverse centinaia di sostanze indesiderate: pesticidi, plastificanti, solventi, residui veterinari ed altri contaminanti.

Le analisi riportano i risultati più preoccupanti per la famiglia dell’olio d’oliva: 5 prodotti contengono residui di pesticidi e 6 di plastificanti come gli ftalati, riconosciuti come perturbatori endocrini. Sono prodotti conosciuti, di fascia medio bassa, spesso a marchio privato della gdo. “Riguarda soprattutto gli oli di oliva della Tunisia, può dipendere dai contenitori o dai giunti delle macchine utilizzate nella catene di produzione”.

La direttrice generale del dipartimento di agricoltura biologica al Ministero dell’agricoltura della Tunisia, Samia Maamer, conferma: quindi sono i contenitori ad essere incriminati, non i campioni di olio di oliva in sé, conformi alle norme biologiche della legislazione europea.

Come da abitudine l’articolo non offre indicazioni sulla localizzazione precisa ma denuncia un clamoroso deficit normativo sulla quantità massima autorizzata di ftalati nei prodotti.

Per quanto riguarda il caffè e lo zucchero di canna, soltanto un prodotto proveniente dallo Costa Rica presenta tracce di un erbicida di sintesi, “probabilmente a causa di una contaminazione via colture convenzionali vicine” rapporta l’articolo. Tutti gli altri sono esenti di pesticidi. L’inchiesta mette in evidenza la presenza di repellente anti-zanzare nel cioccolato, in particolare la molecola DEET, in 2 tavolette in provenienza dell’Ecuador. Cosa ci fa un antizanzare nella cioccolata? E’ il repellente che gli operai delle piantagioni si spruzzano per evitare il rischi di malattie “come la febbre dengue, il virus Zika etc”, assolutamente in linea con una raccomandazione dell’OMS, giustifica l’articolo della rivista, “però, la presenza di queste molecole si traduce come una mancanza alle regole d’igiene in azienda”.

Ovviamente, tale inchiesta avrà delle ripercussioni sulle azioni dei consumatori verso i prodotti biologici incriminati ma non solo: è tutta la filiera del biologico che viene guardata con sospetto. Però, attenzione: i limiti massimi di residui di pesticidi non sono quasi mai stati superati nei campioni considerati.

Ma sapendo che questi limiti sono i stessi che per i prodotti convenzionali, non sarebbe il caso di richiedere dei limiti più stringenti per la filiera bio? Sarebbe in accordo con quello che richiedono i consumatori di prodotti da agricoltura biologica.

lauriane borget

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Credits: Agostini Lab Srl