Per Giorgio Nebbia

10 Luglio 2019
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sostenibilità

Il ricordo di Alberto Berton*. 

La mattina di mercoledì 3 luglio, dopo un giugno eccezionalmente caldo, il Magister ci ha lasciati.

Soltanto pochi mesi fa, stava abbastanza bene ed era come al solito molto attivo. Nonostante qualche inevitabile acciacco dovuto ai suoi 93 anni compiuti lo scorso 23 aprile, Giorgio Nebbia era sempre il lucidissimo e generosissimo punto di riferimento per l’ambientalismo critico e scientifico italiano, di cui è riconosciuto unanimemente come il padre nobile.

Impegnato quotidianamente su più fronti con articoli di divulgazione e di attualità per giornali e riviste, conversazioni con studiosi e attivisti tramite mail e telefono, azioni volte alla conservazione del patrimonio storico e scientifico italiano, petizioni per cause sociali e ambientali, verso la fine dell’anno scorso, Giorgio Nebbia aveva purtroppo subito un improvviso deterioramento fisico, ma non mentale.

Il figlio Mario si era trovato così costretto a fare da filtro alle comunicazioni del padre e porre un limite alle sue troppo intense e numerose attività, aiutandolo a seguire le relazioni più importanti, come quella con Pier Paolo Poggio, direttore della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia, il centro di ricerca a cui Giorgio nel 2003 aveva affidato il vastissimo archivio che insieme alla moglie Gabriella Menozzi aveva creato in oltre 40 anni di insegnamento, ricerca, attività politica e militanza sui temi legati alla relazione tra le merci, l’uomo e l’ambiente.

“Due TIR” tra libri e documenti, come ama ricordare con affetto l’amico Poggio, a cui nel corso del tempo, sempre su stimolo di Giorgio Nebbia, si erano aggiunti altri “fondi” provenienti dai personaggi più importanti per la storia dell’ambiente in Italia, da Laura Conti a  Giovanni Francia, andando così a costituire di fatto, all’interno della Fondazione Micheletti, il centro di documentazione ecologica più importante in Italia.

Giorgio Nebbia si definiva ironicamente un “povero chimico”. In realtà era Professore emerito di Merceologia all’Università di Bari. Merceologo, studioso delle merci, delle “cose” utili all’uomo oggetto di attività di scambio e di commercio, lo era diventato un po’ per caso, nell’immediato dopoguerra, grazie all’incontro fortuito con Walter Ciusa, laureato in Chimica e assistente alla cattedra di Merceologia dell’Università di Bologna, di cui Nebbia, studente ai primi anni di Ingegneria in cerca di un lavoro dignitoso, era diventato il giovanissimo segretario.

Ciusa, in quegli anni, stava portando questa strana disciplina, nata alla confluenza tra le scienze naturali, le discipline tecniche, l’economia e il commercio, oltre i confini dell’analisi fisico-chimica delle merci finalizzata principalmente alla determinazione della loro qualità intrinseca. Ciusa iniziò a studiare, o meglio a “raccontare” le merci e i cicli produttivi che ne sono all’origine, non come elementi isolati ma inserendoli nel contesto storico (storico-naturale, storico-tecnico, storico-economico, storico-politico, storico-culturale) nel quale queste si collocano.

Il giovane Nebbia trascorse oltre un decennio a “bottega” da Ciusa, aiutando il promettente merceologo a battere a macchina le dispense, a scrivere le lettere ai colleghi professori, a svolgere le analisi di laboratorio e a preparare i concorsi universitari.  L’ufficio di Ciusa era diventato negli anni Cinquanta un luogo di incontro per scienziati eterodossi, come Girolamo Azzi, l’agronomo che era stato fino dagli anni Venti del Novecento pioniere di fama internazionale dell’ecologia e della climatologia agraria, ritiratosi da Perugia a Bologna dopo il pensionamento. Fu proprio grazie all’incontro con questo anziano professore che il giovane Giorgio Nebbia sentì per la prima volta parlare di una nuova disciplina: l’ecologia.

Nonostante l’approccio storico alla merceologia, Giorgio Nebbia racconta che Ciusa non fu mai particolarmente interessato all’ecologia, al di là della merce.  Fu la personale missione, curiosità e passione del giovane Nebbia a spingerlo ad occuparsi del problema della scarsità di acqua dolce e della sua soluzione attraverso la dissalazione dell’acqua di mare con l’energia solare.

Giorgio Nebbia, già negli anni Cinquanta, a Bologna, iniziò così ad occuparsi di ecologia umana partendo dal problema dell’acqua, problema che del resto, nella sua veste meteorico-agraria, era stato il punto di partenza dell’indagine scientifica del giovane Girolamo Azzi, lo scienziato imolese fondatore (dimenticato) dell’ecologia agraria e dell’agro-ecologia, che Nebbia ricorda come “pioniere dell’ecologia”.

Nella seconda metà degli anni Cinquanta a Bologna, divenuto assistente di Ciusa dopo che quest’ultimo aveva vinto la cattedra e lui si era laureato in Chimica,  Giorgio Nebbia visse dall’interno di un attrezzato ufficio merceologico l’intensa stagione di scandali legati alle frodi alimentari che colpirono l’Italia durante il miracolo economico, come quelli denunciati dalla serie di articoli dell’Espresso iniziati col titolo “L’asino nella bottiglia”, dove l’opinione pubblica prese coscienza che parte dell’olio di oliva italiano veniva  tagliato con olii derivati da scarti di macellazione, come gli zoccoli di asini e cavalli importati per usi industriali.

Le frodi alimentari hanno rappresentato un interesse costante nella lunga attività di Giorgio Nebbia, il quale avrebbe voluto raccontare e ascoltare di più a riguardo del problema delle frodi, che da una parte (nella sua dimensione storica) lo appassionava enormemente -passione che condivideva con la moglie Gabriella- e dall’altra parte (nella sua dimensione economico e politica) lo motivava, in qualità di merceologo,  nella ricerca di azioni a tutela del consumatore.

“Vinta la cattedra” di Merceologia a Bari a soli 34 anni, dal 1960 Giorgio Nebbia iniziò a raccontare le merci a generazioni di studenti pugliesi, diventando, nel contempo, prima un’autorità riconosciuta sull’acqua, poi sull’inquinamento e infine sui problemi ambientali in senso generale.

La pubblicazione di Primavera Silenzionsa di Rachel Carson del 1962, aveva aperto la stagione dell’Ecologia Politica, che trovò la sua Primavera all’inizio degli anni Settanta con la pubblicazione, quasi simultanea, di numerosi lavori tra i quali Il Cerchio da Chiudere di Barry Commoner , La Legge dell’Entropia e il Processo Economico di Nicholas Georgescu Roegen, I Limiti della Crescita dei coniugi Meadows. Giorgio Nebbia entrò con naturalezza nell’acceso dibattito internazionale sui problemi ecologici e nel 1972 fu uno dei pochi italiani a partecipare alla Conferenza di Stoccolma sull’ Ambiente Umano, la prima conferenza mondiale sui temi ambientali, in rappresentanza del Vaticano.

Giorgio Nebbia è sempre stato un credente, ancorché “turbato”, come amava qualificarsi. Del resto la sua successiva inclinazione politica, quella verso il PCI, non venne apprezzata dagli ambienti ecclesiali. Giorgio non vide mai il suo cristianesimo e il suo comunismo come incompatibili, continuando a condividere la tutela dei più deboli, lavoratori e consumatori, con la fede religiosa. Grande fu la sua gioia e la sua speranza alla lettura dell’Enciclica “ecologista” Laudato Si di Papa Francesco, che rifletteva e amplificava molte delle sue idee e convinzioni profonde.

Personalmente credo che il suo “sentirsi comunista” volesse dire innanzitutto non considerare, a differenza della maggior parte degli economisti ortodossi, la ricerca del profitto monetario e dell’interesse egoistico come unica forma razionale per l’allocazione delle risorse, ovvero per la produzione e lo scambio delle merci. Giorgio Nebbia ha sempre creduto nell’importanza dell’azione pubblica per la regolazione del processo economico al fine della tutela dei beni comuni  e del soddisfacimento dei bisogni di base dell’Uomo, soprattutto dei più deboli: la casa, i vestiti, il cibo, i trasporti, la pace, ecc… , mantenendo nel contempo sempre vivo l’interesse e la curiosità per l’attività innovatrice degli imprenditori e le loro vicissitudini personali, oggetto di una continua attività di appassionata ricerca e di instancabile divulgazione. In questo Giorgio Nebbia fu molto vicino a Georgescu Roegen , economista “scomodo” dal cuore caldo e dal cervello fine, allievo del grande economista  “borghese” Joseph Schumpeter e padre fondatore della Bioeconomia, scuola del pensiero economico della quale credo che  Giorgio Nebbia possa essere considerato l’esponente principale in Italia, fatto che ha certamente contribuito al nostro incontro.

Ho profondamente amato il Giorgio Nebbia bioeconomista, capace di rendere semplici ragionamenti complessi, di fissare “in quattro paginette” le cose che realmente contano   e di smascherare con leggerezza e ironia i vari “miti economici” che tanto piacciono al mondo degli affari ma che risultano estremamente deboli alla luce di una onesta analisi della “storia naturale delle merci”: il rifiuto zero, l’impatto zero, l’emissione zero, la perfetta sostenibilità e circolarità del processo economico. Il ciclo irreversibile ( e quindi storico) Natura Merce Natura, contrapposto a quello reversibile (e quindi astorico) Denaro Merce Denaro, in una visione bioeconomica, e quindi entropica,  in cui «purtroppo la natura non da niente gratis”, dove ogni azione economica ha un costo irreversibile, che dovranno pagare le generazioni future in quanto l’Uomo con la Tecnica deforma storicamente la Natura rendendola sempre meno adatta a supportare la (sua) vita sul pianeta. Non è un messaggio disperato ma è la consapevolezza del limite, e quindi del valore delle cose,  nella prospettiva ultima ma mai realizzabile di “godere la vita senza consumare” che si declina, in concreto, in uno stile di vita sobrio ma appassionato e nella denuncia della produzione delle “merci oscene”, in primis gli armamenti, e delle tante merci e tecniche costose, complesse e inutili.

Ho profondamente amato Giorgio Nebbia storico delle merci e della tecnica, dove la ricostruzione degli avvenimenti del passato era sempre affiancata dalla visione di un futuro di scarsità di risorse non rinnovabili ma di abbondanza di risorse rinnovabili, come quelle di origine solare, in primo luogo agricole, nonché di lavoro, inventiva e creatività umana.

Ho profondamente amato Giorgio Nebbia attivista, sempre pronto ad impegnarsi non solo per la conservazione delle risorse naturali, della fauna e della flora, e contro ogni tipo di inquinamento  ma anche sempre pronto a lottare per la tutela del nostro patrimonio storico, tecnico e culturale, del nostro patrimonio bibliografico innanzitutto, sempre a rischio di dissipazione.

Ho profondamente amato Giorgio Nebbia amico affettuoso e maestro paziente, verso cui anche io ho un debito enorme e due rimpianti. Il primo di non averlo salutato e ringraziato abbastanza. Il secondo di non avere terminato alcuni “compiti” che mi aveva assegnato.

Professore di merceologia, scienziato a difesa dei più deboli, attivista ambientalista impegnato per anni in battaglie storiche come quella contro il nucleare, storico della tecnica, instancabile divulgatore di ecologia, uomo politico di sinistra, esperto di acqua e di energia solare, economista delle cose, bibliofilo scopritore di “libri sommersi”,  bioeconomista radicale, credente turbato, pacifista radicale, amico e maestro: come dice Pier Paolo Poggio “occorrerà molto tempo per conoscere Giorgio Nebbia nelle sue molteplici dimensioni.”

In sintesi mi sento di dire che Giorgio Nebbia è stato un “ecologista integrale”, nel senso dell’ecologia integrale auspicata da Papa Francesco nella Laudato Sì, “che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali», inscindibilmente legate con la questione ambientale.

Giorgio Nebbia, uomo di una generosità e di una umanità straordinaria, ci lascia un’eredità scientifica e culturale preziosissima, unica al mondo, da custodire non come una reliquia ma come un seme da rigenerare. La Fondazione Micheletti è oggi il custode di questa eredità. Giorgio Nebbia ne era perfettamente consapevole tanto che  prima del funerale la famiglia ha ricordato che, per volontà del defunto, “si prega di non portare fiori, ma di fare eventuali donazioni alla Fondazione Luigi Micheletti di Brescia”

Giorgio, in occasione dei suoi 90 anni, dopo  avere augurato a tutti una vita bella come la sua, fece un augurio a se stesso, “che la morte mi colga vivo”.

Nella sua biblioteca, nei suoi scritti, nel suo archivio, nei video-racconti documentati dall’amico Luigi Piccioni, nelle sue innumerevoli mail, nel Centro di Storia dell’Ambiente promosso dalla Fondazione Luigi Micheletti, nelle parole dei tanti che oggi lo ricordano con stima e affetto, Giorgio Nebbia continua a vivere anche dopo la sua morte.

Hasta Siempre! Magister

 

Alberto Berton, bioeconomista, esperto di agricoltura biologica e dei sistemi di vendita del prodotto sfuso, è un ricercatore indipendente presso la Fondazione Micheletti di Brescia e membro della Scuola italiana di bioeconomia dell’Università Perugia.

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