Osservatorio SANA: ancora successo per il bio italiano

7 Settembre 2019
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MERCATO

La tendenza alla crescita si conferma. La metà degli italiani acquista bio almeno una volta a settimana

Sembra inarrestabile la corsa del biologico italiano. I dati dell’Osservatorio Sana 2019, realizzato da Nomisma con il patrocinio di Federbio e Assobio e il sostegno di ICE, confermano anche per il 2018 la crescita del settore. Il mercato domestico cresce fino a superare i 4 miliardi di euro, segnando un più 5,3% rispetto al 2017, confermando un trend che negli ultimi dieci anni, a parità di perimetro sui canali di vendita analizzati, fa totalizzare un incremento del 171%. Anche l’abitudine ad acquistare prodotti biologici si va sempre più consolidando tra i consumatori italiani: l’86% degli italiani ha acquistato biologico almeno una volta nel 2018, mentre il 51% afferma di consumare alimenti biologici almeno una volta a settimana. Se nel 2012 le famiglie che acquistavano almeno un prodotto bio all’anno erano il 13 milioni, il 53% del totale delle famiglie italiane, nel 2019 sono 21 milioni, pari all’86%, con un incremento di 8,4 milioni in soli 7 anni.

 

Il fatto che il bio sia un’opzione sempre più diffusa e apprezzata è dimostrato anche dal peso percentuale sul totale delle spese alimentari che dal 2000 ad oggi è passato dallo 0,7% al 3,7%. Le motivazioni che spingono i consumaotori italiani ad acquistare prodotti biologici sono principalmente di tipo salutistico e valoriale: il 52% dei consumatori li sceglie perché li considera più salutari, il 47% perché offrono maggiori garanzie di sicurezza e il 26% perché più rispettosi dell’ambiente.

 

Tutti i canali di distribuzione hanno ormai un ampio assortimento di prodotti biologici, a dimostrazione che ormai la loro presenza è considerata un pre-requisito dai consumatori. La dimostrazione è nella crescita delle referenze biologiche nella GDO: nel 2018 sono 4.323 quelle proposte da tutte le insegne della grande distribuzione, più 28% rispetto al 2017, con un numero medio di referenze di 161 unità per negozio, secondo i dati forniti da Bio Bank. L’andamento delle vendite per canale va di pari passo e cresce del 5%. A guidare la classifica come da diversi anni a questa parte è la grande distribuzione che con 1,9 miliardi controlla circa il 47% del mercato, con un aumento del 6% rispetto al 2017. Segue il canale specializzato che raggiunge gli 845 milioni, il 21% del mercato, ma, come l’anno scorso, è in contro tendenza e perde il 2,3%; facendo quindi registrare una seconda battuta di arresto, anche se dal 2014 cresce comunque dell’11%. Seguono la ristorazione collettiva con il 15% delle vendite e gli altri canali come negozi di vicinato e gruppi di acquisto che aggregati raggiungono il 17%. Secondo i dati rilevati da Nielsen il podio delle categorie di prodotto che trainano le vendite nella GDO vede al primo posto le uova, seguite dalle confetture spalmabili a base di frutta e dalle gallette di riso.

Positivo anche l’export che sfiora i 2,3 miliardi di valore e mette l’Italia al secondo posto dietro agli Stati Uniti fra i maggiori pesi esportatori. La crescita rispetto al 2017 è del 10%, un dato molto superiore rispetto all’export dell’agroalimentare in totale che con 41 miliardi di valore ha un incremento solo dell’1,3% sul 2017. Se le esportazioni per il totale del settore agroalimentare dal 2008 al 2018 sono cresciute del 57% per il solo settore biologioco la variazione positiva rispetto al 2008 raggiunge il 597%. Aumenta anche il rilievo delle vendite bio sul totale delle esportazioni del settore agroalimentare, che raggiungono il 5,5% del totale. È più alta anche la propensione all’export delle imprese bio: 23% rispetto al 21% del comparto agroalimentare tradizionale. Circa il 77% delle esportazioni si concentra nell’Unione Europea; i primi tre principali partner sono la Francia. con il 22% delle esportazioni; la Germania, 17%, e i paesi Scandinavi, 7%.

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Credits: Agostini Lab Srl