Agroalimentare, lo stop alle aste a doppio ribasso

2 Luglio 2019
|
MERCATO

Larghissima maggioranza alla Camera per la proposta di legge. Ora inizia il passaggio al Senato.

Con 369 voti favorevoli e 60 astenuti è stata approvata giovedì 27 giugno alla Camera dei deputati la proposta di legge per vietare le aste a doppio ribasso sui prodotti agrolimentari e prevedere norme più severe per le vendite sottocosto. Il testo approvato è stato messo appunto attraverso un lavoro di collaborazione tra Pd e M5s: prima firmataria del provvedimento è la deputata PD Susanna Cenni, mentre la relatrice è la deputata pentastellata Chiara Gagnarli.

Il meccanismo delle aste a doppio ribasso è utilizzato per diminuire il costo di produzione in modo da poter abbassare quello di vendita al pubblico. Mentre in molti paesi, come in Francia, è vietato dalla legge, in Italia esiste un codice di autoregolamentazione sottoscritto da molte aziende, ma non da tutte. Il sistema che ci permette di trovare negli scaffali dei supermercati prodotti alimentari a prezzi scontatissimi funziona così: le aziende della grande distribuzione convocano i fornitori per un’offerta di vendita dei loro prodotti, a questo punto viene indetta una seconda gara che ha come base d’asta il prezzo più basso della prima, a vincere è chi fa l’offerta più bassa. Per aggiudicarsi la commessa, quindi, si scatena una gara tra i fornitori a diminuire le offerte. Quando le industrie alimentari partecipano a queste aste, l’unico modo per evitare di perderci è rifarsi sui produttori agricoli per tagliare la spese di produzione, il che porta ad abbassare la qualità dei prodotti e del costo del lavoro e quindi a turni massacranti, paghe che raggiungono una media di 3 euro a ora e al fenomeno del caporalato. Un effetto cascata che si ripercuote su ogni anello della catena, fino ad arrivare ai braccianti, che sono i più deboli: secondo l’ultimo rapporto “Agromafie e caporalato” realizzato da Flai-CGIL in Italia sarebbero oltre 400.000 i lavoratori che subiscono forme di ricatto o lavorano in condizioni drammatiche di sfruttamento.

Il provvedimento, che deve ancora passare al vaglio del Senato, prevede sanzioni tra 2 e i 50.000 euro per chi non lo rispetta e, nei casi più gravi, il blocco dell’attività commerciale per 20 giorni. È prevista anche una regolamentazione che limita il ricorso alle vendite sottocosto, che sarà possibile solo per il prodotto fresco e deperibile e in caso di accordi con i fornitori. Un emendamento del presidente della commissione agricoltura Gallinella (M5S) invita a valutare l’opportunità di vietare la vendita sottocosto di prodotti di base della dieta mediterranea come olio extravergine, pasta e pomodoro in scatola, sempre più spesso oggetto di vendite sottocosto.

“Voglio ricordare a tutti che l’iniziativa è stata presa dal Pd e condivisa da tutti – ha dichiarato la prima firmataria Susanna Cenni prima dell’inizio della discussione in Aula – […] le aste a prezzi troppo bassi non riconoscono la dignità del lavoro degli agricoltori, che dietro ad un prezzo troppo basso la catena del valore viene sconvolta e il costo di questo sconvolgimento grava inevitabilmente sul produttore agricolo e sul lavoro, che sono i due elementi più fragili della filiera. Spesso i piccoli produttori cessano le loro attività perché non ce la fanno più. Il sottocosto non è una pratica che aiuta i redditi più bassima strozza i produttori e consegna ai consumatori cibo di bassa qualità. Con questa proposta di legge non risolviamo tutto perché il tema è molto vasto, ma oggi diamo un messaggio importante e cioè diciamo che ci sono costi insopprimibili, la fatica degli agricoltori e la dignità del lavoro e tutto questo contribuisce a dare valore al cibo”.

Reazioni positive al passaggio del provvedimento alla Camera sono arrivate dagli esponenti della maggioranza. “Con l’approvazione di oggi alla Camera della proposta di legge contro le aste a doppio ribasso e la vendita sottocosto dei prodotti agroalimentari, facciamo un passo importante, in attesa del via definitivo del Senato, per mettere fine ad una pratica nel mondo dell’agroalimentare che mette in seria difficoltà le nostre imprese agricole ed in particole i fornitori che rappresentano la parte più vulnerabile della filiera – si legge in una nota i componenti del MoVimento 5 Stelle in commissione Agricoltura alla Camera –. Viene finalmente introdotto il divieto dell’utilizzo delle aste elettroniche a doppio ribasso per l’acquisto di prodotti agricoli e agroalimentari, che stracciano il prezzo dei prodotti alimentari, a discapito di tutto il settore agricolo. Con questa legge, chi non rispetterà il divieto, verrà sanzionato e l’accordo sarà nullo“. “Il benessere dei nostri agricoltori viene prima di ogni altra cosa – hanno dichiarato in una nota i componenti leghisti della commissione Agricoltura della Camera –. Oggi infatti è stata approvata la proposta di legge a firma Cenni del Pd che regola il sottocosto e pone il divieto delle aste al ribasso. La Lega ha votato a favore perché alcune tematiche non hanno colori politici ma devono essere supportate per il bene della collettività”. Per leghisti il provvedimento è in linea con l’azione di Centinaio per dare più reddito agli agricoltori e alla battaglia della Lega contro le importazioni di prodotti a basso costo e qualità. Inoltre, sottolineano, aiuterà anche nella battaglia al caporalato.

Fabrizio Ciconte, direttore dell’associazione Terra!, accoglie con favore il primo passaggio parlamentare della proposta di legge. “Dopo le nostre pressioni – ha detto – finalmente è arrivata la risposta delle istituzioni. Il provvedimento approvato oggi è importante perché giunge alle porte di una nuova stagione di raccolta dei pomodori e manda un chiaro messaggio ai gruppi della GDO che utilizzano queste pratiche sleali per rifornirsi di tanti prodotti di largo consumo”. Proprio la filiera del pomodoro era stata al centro della vicenda che aveva visto una nota catena di discount convocare due aste per poi assegnare la commessa di 20 milioni di bottiglie da 700 grammi di passata a due grandi gruppi per un prezzo di 31,5 centesimi a bottiglia, mentre altre tre aziende si sono aggiudicate la commessa per i barattoli di pelati da 400 grammi dopo aver offerto 21,5 a barattolo. Anche le recenti rivolte dei pastori sardi per il prezzo del latte destinato al pecorino romano e dei braccianti di Rosarno impegnati nella raccolta degli agrumi avevano avuto origine dalle conseguenze sulla parte debole della filiera di questo genere di aste. Una pratica che ha messo in ginocchio diverse aziende e ha fatto perdere prima alla dignità del lavoro e poi il lavoro totalmente a molti braccianti.

Se l’approvazione di questa legge riuscirà a mettere un freno al ricorso a questo modello sarà un passo avanti per impedire che l’agricoltura non sia più in grado di sostenere economicamente chi la rende possibile. A essere a rischio è anche la qualità del cibo: meno i prodotti saranno pagati agli imprenditori meno questi punteranno sulla qualità ma sulla quantità, quindi su trattamenti chimici pesanti, pesticidi, insetticidi e, dove possibile, OGM. Il cibo trattato in questo modo diventa una commodity, cioè un prodotto che non ha differenze qualitative indipendentemente da chi lo produce: un Paese come l’Italia, che ha nella cultura del cibo uno dei punti di forza della sua identità, non può permettersi questa deriva totalmente inconciliabile con l’obiettivo di difendere la reputazione del cibo made in Italy.

 

Vincenzo Menichella

 

Tags: , , , ,
Banner Content
Credits: Agostini Lab Srl