Non serve tutto questo cibo

19 Gennaio 2018
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sostenibilità

Aumentare la produzione alimentare per sfamare il pianeta?

Si da un po’ per scontata l’esigenza di aumentare la produzione di cibo per poter sfamare tutti gli abitanti della Terra, lo sviluppo demografico è un fenomeno evidente a tutti. Una ricerca, Agriculture in 2050: Recalibrating Targets for Sustainable Intensification pubblicata dalla Oxford University Press mette in discussione i dati ufficiali, ormai assodati da tutti, rivedendo anche le previsioni.

Dopo l’uscita nel 2011 del  Proceedings of the National Academy of Sciences in 2011, promosso dalla Fao e frutto del lavoro di un team dell University of Minnesota, è scattato il campanello d’allarme perchè lo studio denunciava la necessità di uno sviluppo del 110-110% (entro il 2050) della produzione per far fronte all’esigenza alimentare di una popolazione mondiale in crescita costante. Un parametro che è diventato l’oggetto del contendere tra chi sostiene che l’unico modo non può che essere industriale e intensivo e chi, invece, ritiene che si può forse fare seguendo una via sostenibile.

Per raggiungere nelle 33 stagioni che ci separano dal 20150, è il parere invece di Mitch Hunter a capo del team della nuova ricerca dell’Università di Oxford, un aumento del 100% rispetto la produzione attuale richiede uno sviluppo più veloce di quanto non abbia mai fatto l’uomo, anno dopo anno per i prossimi tre decenni. Raggiungere questo obiettivo solo intensificando la produzione agricola convenzionale avrebbe conseguenze ambientali e sociali drammaticamente negative.

I dati oggi in possesso porterebbero a rendere più credibile un incremento più moderato, – dal 25 al 70% – per soddisfare una domanda che si prefigurerebbe nel 20150. Ma per ottenere questi risultati è fondamentale focalizzare l’attenzione sull’ecosistema: le perdite di nutrienti e le emissioni di gas serra prodotte dall’agricoltura devono diminuire drasticamente. Oltre ad una soluzione sul pesantissimo tema rappresentato dallo spreco alimentare. La ricerca sottolinea come l’inefficienza nello stoccaggio, nei trasporti e nell’utilizzo porti ad uno spreco del cibo che va dal 30 al 50%.

 

La nuova ricerca, spiega Hunter, non sta contestando i metodi usati nelle proiezioni originali della Fao ma è il frutto di un aggiornamento dei dati di base. La produzione cerealicola globale, ad esempio, spiega, è già aumentata del 24% dal 2005 e le colture oleaginose del 39%. Il team di Hunter ha sostituito i dati di produzione agricola con stime più aggiornate sulla crescita della popolazione mondiale.

Usare vecchi numeri è pericoloso quando si discute di un tema ampio come l’agricoltura globale. “La richiesta di raddoppiare la produzione ha portato a concentrarsi sull’agricoltura intensiva. Questa, a sua volta, favorisce una mentalità favorevole alla produzione a tutti i costi che può rendere critiche le sfide ambientali già esistenti con aumento di fertilizzanti, pesticidi, risorse idriche e lavorazione del suolo”.

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Credits: Agostini Lab Srl