Non fate crollare il bio

30 Marzo 2020
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BIOLOGICO

In piena emergenza è fondamentale pensare al cibo che mangiamo.

L’emergenza sta definendo nuovi processi di filiera. Inevitabilmente nell’ambito dell’ortofrutta l’import sta crollando, a tutto vantaggio del prodotto italiano che secondo alcune stime, sta registrando una crescita che si attesta, a secondo degli articoli, intorno al 20-30% (FreshPlaza). E’ un dato sicuramente positivo, che però interessa principalmente la grande distribuzione organizzata e il prodotto convenzionale, visto i crollo dei consumi nel canale horeca – che valeva il 15% del settore con un fatturato di 606 milioni di euro, secondo le analisi di Nomisma presentate a settembre al Sana – bloccato sostanzialmente dalle misure del governo e ancora lento nel trovare una soluzione ad una contingenza che nessuno di noi sa quando terminerà. Il supermercato, per capirci, riesce da solo comunque a garantire una crescita per il settore.

Il blocco del sistema dei controlli imposto d’ufficio, è un grave danno per il comparto biologico che però sta trovando una via di uscita, al solito in ordine sparso e proponendosi, al solito, come convenzionale per sopperire alla domanda della gdo.
E’ una buona notizia? Sicuramente al supermercato potremmo così trovare un prodotto più sano del solito, ma come mi raccontava oggi un rivenditore emiliano specializzato nel bio, significa che il prezzo, per esempio per le arance siciliane, sia aumentato adeguandosi alla generosità di una gdo che non vuole perdere l’occasione, a svantaggio di chi da anni ha un consolidato rapporto, come rivenditori e consumatori. “Mi ricorderò quando sarà il momento”, è stata la sua chiosa.

Se, come abbiamo più volte scritto ultimamente, finalmente le filiere agricole locali e sostenibili stanno capendo come organizzarsi (in ogni città la consegna a domicilio è aumentata), l’assenza di misure e strumenti a garanzia del biologico certificato potrebbe segnare un danno pesantissimo. Chi ha il rivenditore o il punto vendita di fiducia, parola chiave in questi frangenti, si affida a chi scegli i prodotti e il tema della certificazione passa in secondo piano, ma per gli altri?

Per questo, come chiede Anabio (CIA), l’emergenza Coronavirus non faccia dimenticare a istituzioni italiane ed europee, la centralità di attività che garantiscono produttività al settore biologico, assicurando all’agricoltura bio e in sinergia con l’Ue, il sistema di controllo nazionale, il rilascio dei certificati di idoneità, la produzione e fornitura di bioprotezione. Ad esempio con una modalità di verifica e rilascio certificati di idoneità, da remoto compatibile con l’attività già così burocratica dei tecnici. Inoltre la Ue deve concedere deroghe per le mille scadenze che il regolamento prevede.

Ci sono problemi più urgenti. Le foto che girano sui social testimoniano come la natura stia cambiando il suo volto, in questo periodo in cui l’attività umana è confinata tra i muri domestici. L’inquinamento atmosferico che sta scomparendo dalla pianura padana e gli animali che scorrazzano tra le vie deserte delle città o tra i canali di Venezia o di fronte ai porti, sono segni eloquenti e comprensibili per tutti di come il rapporto con il pianeta non andasse nella direzione giusta.

L’agricoltura biologica, soprattutto in Italia, è uno dei pochi esempi produttivi riconosciuti dal mercato capaci di portare salubrità alla terra e sulle tavole con sapori autentici e gusto. E’ forse uno dei pochi comparti che non necessità di grandi revisioni per affrontare il modello di sviluppo futuro che si definirà quando usciremo dalle macerie di questa stagione. Ma deve sopravvivere. Qualcuno lo può dire al ministro?

Immagini prese dal web.

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Credits: Agostini Lab Srl