Le nuvole sul futuro dell’agricoltura europea

5 Aprile 2019
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BIOLOGICO

Sulla carta la nuova Pac sarà più sostenibile ma l’annunciata riduzione dei fondi preoccupa gli Stati Membri

“L’agricoltura europea ha bisogno di più protezione. Ed è necessario un sostegno speciale per i giovani agricoltori” ha iniziato così il suo discorso il presidente francese Emmanuel Macron all’inaugurazione del Salone dell’Agricoltura di Parigi. “La politica agricola dell’Europa deve essere reiventata”, ha proseguito l’inquilino dell’Eliseo, allo scopo di garantire la “sovranità alimentare, ambientale e industriale” dell’Europa agricola che “è minacciata dall’esterno, di fronte a grandi potenze aggressive come la Russia, la Cina o gli Stati Uniti, ma anche dall’interno”.

E di aiuto hanno bisogno davvero gli agricoltori francesi, che da diverso tempo stanno attraversando un periodo di crisi e per questo si aspettano molto dalla PAC nei prossimi anni. In particolare gli agricoltori che vogliono convertirsi al biologico, per i quali i fondi europei sono necessari per affrontare il periodo di transizione, come ammettono due allevatori della Normandia che mandano avanti un allevamento da tre generazioni non ricorrendo del tutto alle tecniche intensive e stanno per diventare un’azienda biologica a tutti gli effetti. La loro preoccupazione è che, se dovessero continuare a ridursi i contributi della PAC, le aziende non ce la farebbero a sopravvivere.

Nata agli albori dell’Unione Europea, con l’obiettivo di fornire cibo sufficiente a un continente che usciva dalla guerra, la Politica Agricola Comune è una delle più consistenti voci di spesa comunitarie: per il periodo 2014-2020 il totale dei fondi stanziati è di 408 miliardi di euro, ma a partire dal periodo 2021-2027, sia per effetto della brexit che per quelli di una proposta di riforma andranno quasi sicuramente a diminuire: l’ipotesi è fermarsi a 365 miliardi.

Ma quanti di questi soldi sono destinati al biologico? Secondo l’Atlante della PAC 2019 nell’Unione Europea in media il 6,4% del bilancio delle misure agro-climatico-ambientali è destinato all’agricoltura biologica. Ma questa cifra è prodotta da misure molto eterogenee, che variano da nazione a nazione, e vanno dagli incentivi alla conversione a quelli per il mantenimento e possono variare a seconda della destinazione dei terreni, della densità dei capi di bestiame e dei tipi di coltura.

In Italia, ad esempio, i dati del Bioreport, pubblicati lo scorso gennaio, confermano un’asimmetria nella distribuzione dei fondi che era stata anticipata dal rapporto Cambia la Terra. A fronte di una SAU biologica pari a circa il 15% di quella nazionale al biologico arriva solo il 2,9% dei fondi, ovvero 1,8 miliardi su un totale di 62,5. La situazione è tanto più paradossale se si considera che da anni il biologico sta facendo registrare una forte crescita, tanto da superare il convenzionale in alcune categorie merceologiche e da fare da traino per i consumi di chi è alla ricerca di uno stile di vita salutare e sostenibile. La GDO ha investito molto sul bio e sta guadagnando fette di mercato sempre più grandi nel settore, tanto da essere tra le cause di un calo delle vendite del canale specializzato, come segnalato dall’Osservatorio Sana.

È chiaro se davvero l’agricoltura europea del futuro dovrà essere competitiva con quella esterna al vecchio continente è necessario che questa sia quanto più sostenibile e innovativa possibile, altrimenti finirebbe sconfitta dalle politiche aggressive sui prezzi dei Paesi extra-unione. L’esigenza di proteggere i consumatori e l’ambiente, garantendo un reddito dignitoso agli agricoltori, deve essere al centro della nuova PAC che deve iniziare a trasformarsi da strumento di sussidio a motore della transizione verso un’agricoltura il più sostenibile possibile. Ed è in questa direzione che sembra andare la riforma che, a quanto pare, per la prima volta inserirà la salute come obiettivo. Il problema resta l’annunciata diminuzione die fondi.

Il ministro Centinaio al termine del vertice sulla PAC post 2020 che è svolto a Milano i primi di marzo con gli assessori regionali all’agricoltura e il commissario europeo all’Agricolture a allo Sviluppo rurale Phil Hogan si è detto soddisfatto della disponibilità del commissario ad ascoltare le esigenze italiane, ma ha ribadito di non poter essere d’accordo con i tagli previsti dalla riforma. “Tagliare i fondi all’agricoltura significa non fare sviluppo e soprattutto non tutelare i nostri agricoltori e non si può chiedere ai nostri agricoltori di essere performanti, quando l’Europa non li tutela – ha proseguito il ministro Centinaio -. Abbiamo ragionato insieme all’Europa su quello che è il futuro dell’agricoltura italiana ed europea. Siamo partiti chiedendo al commissario Hogan la promessa di non danneggiare la nostra agricoltura. Le premesse erano 3 miliardi e 600 milioni in meno per l’agricoltura. Dopo il taglio di 1,4 miliardi che c’è già stato, vuol dire tagliare troppo l’agricoltura del nostro Paese”.

Critica verso le ipotesi di riforma della PAC anche la Francia, che è preoccupata dalla Brexit, visto che la Gran Bretagna è tra i principali clienti dell’industria alimentare francese, e si è opposta agli accordi di libero scambio nel caso non fossero rispettati i requisiti ambientali, sanitari e sociali europei per garantire una concorrenza leale. Secondo il presidente francese Macron il prossimo bilancio della Pac, attualmente in fase di negoziazione a Bruxelles “dovrà riflettere le conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna, ma senza ridurre di nemmeno un euro il budget previsto. Gli agricoltori sono impegnati più di chiunque altro nella salvaguardia del pianeta e della biodiversità. Anche per questo motivo una parte significativa della prossima Pac deve essere dedicata all’ambiente”.

Mentre continuano i negoziati, il primo vicepresidente della Commissione Agricoltura Paolo De Castro ha dichiarato a febbraio che l’Europarlamento non si pronuncerà sui due punti principali della riforma, ovvero pagamenti diretti e piani di sviluppo rurale, per lasciare più libertà di azione alla futura Commissione Agricoltura, annunciando, invece, un calendario ambizioso per quanto riguarda l’organizzazione comune dei mercati e alla sua semplificazione.

Una vera innovazione,  come afferma Maria Grazie Mammuccini commentando i dati del Bioreport, sarebbe fare in modo che la nuova PAC possa destinare in misura maggiore i propri contributi alle aziende capaci di produrre risultati positivi per la collettività in termini di salute, ambiente e giusta retribuzione anziché continuare a premiare aziende convenzionali, tra l’altro basandosi su titoli che riguardano quello che gli agricoltori producevano nel trienno 2000-2002 e che quindi potrebbe essere cambiato, che ormai godono di questi contributi come di una rendita di posizione. Un altro passo avanti – continua Mammuccini – sarebbe rendere più facilmente comprensibili le regole con cui vengono distribuiti i contributi che al momento sono comprensibili quasi solo agli addetti ai lavori.

Dunque, almeno nelle dichiarazioni programmatiche, la nuova PAC dovrebbe dedicare molta più attenzione all’agricoltura sostenibile e in questo senso è lecito aspettarsi che aumentino i contributi all’agricoltura biologica, considerato anche che la SAU dedicata al bio è in crescita un po’ ovunque nell’Unione. Soprattutto è auspicabile che vengano finalmente divisi – nell’ambito dei pagamenti agro-climatico-ambientali – da quelli dedicati ad altre forme di agricoltura sostenibile che però fanno comunque ricorso ai pesticidi di sintesi come l’agricoltura integrata e conservativa. Sarà molto importante, inoltre, agevolare il passaggio dal primo al secondo pilastro della PAC del sostegno al mantenimento delle aziende biologiche e mantenere nello sviluppo rurale il sostegno alle conversioni. Un segnale negativo in questo senso è però arrivato nei giorni scorsi quando la commissione Agricoltura ha respinto una proposta della commissione Ambiente per tagliare i finanziamenti agli allevamenti intensivi, limitare la densità dei capi e lo spargimento dei liquami.

 

vincenzo menichella

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