Latte e latticini

19 Febbraio 2018
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BIOLOGICO

Il consumo, oggi, è sempre più messo in discussione. 

In primis, la dieta vegana lo elimina dalle abitudini alimentari, ma non solo. L’aumento di ricerche scientifiche sull’argomento dimostra l’interesse crescente di sviluppare le conoscenze su questi prodotti e gli impatti del loro consumo sulla nostra salute. In effetti, il dubbio nasce rispetto alle allergie che si sviluppano, all’intolleranza al lattosio, all’apporto reale di calcio, all’etica e all’impatto sull’ambiente. È un tema di salute pubblica legato anche all’agricoltura. Un approccio consapevole sul consumo di latte e latticini è da tenere in considerazione.

La pubblicità ce lo ricorda, il latte animale è un alimento base della nostra alimentazione e contiene vari elementi essenziali. Bambini, adulti e più anziani, bere il latte rinforza le ossa perché è ricco di calcio. Ma possiamo metterlo in dubbio? Il marketing è stato così assoluto ed efficace che rimettere in questione il consumo di latte è un’operazione difficile. Il marketing ha modificato in profondità le nostre opinioni e ha reso il latte un prodotto che si può consumare ad oltranza, senza preoccuparsi delle conseguenze, anzi, è un alimento talmente buono che rende sempre “più forte” chi lo consuma. Non esiste però nessuna base scientifica che lo dimostri. Il latte è ovunque, dai supermercati con gli ampi scaffali dedicati ai latticini, al bar con caffè macchiato e cappuccino o brioche alla crema, ma anche nascosto come sottoprodotto nei beni  confezionati come biscotti e pane. L’aumento del consumo di latte e derivati è stato una vera e ricercata conseguenza di questo opprimente marketing. La produzione di latte è esplosa: sempre più grosse le aziende di produzione di latte, sempre più produttive le mucche, sempre più performante la tecnologia. Le industrie agro-alimentari variano le proposte di trasformazione. Da prodotti di base e consumo adeguato, siamo passati ad una sovrapproduzione e consumo eccessivo che vede l’industria arricchirsi a detrimento della qualità con i prodotti dolcificati o integrati di vitamine o addensanti.

Il lattosio è naturalmente presente nel latte umano, adatto alla crescita dei piccoli umani. Le composizioni del latte umano e del latte vaccino non garantiscono le stesse necessità: il latte umano è meno ricco di proteine e più ricco di zuccheri, il latte di mucca  garantisce la nutrizione di un vitello che ha bisogno di più proteine per la sua veloce crescita. Il latte animale è un doping biologico: stimola la crescita grazie a un sistema di segnali biochimici. Il rischio diventa una stimolazione eccessiva e l’attivazione delle malattie dette di “civilizzazione”, come il mal di schiena, le allergie o ancora l’ipertensione, dovute alla crescita troppo veloce del nostro organismo.

La perdita della lattasi (enzima di degradazione del lattosio) del 95% dopo lo svezzamento indicherebbe che il corpo umano non è più in grado o comunque non dovrebbe più ricevere alimenti che contengono lattosio. Mantenendo costante e continua la somministrazione di latte animale, l’organismo è forzato, come ingannato, alla produzione di lattasi. Non è il caso di tutti, ma spesso i sintomi delle intolleranze al lattosio lo dimostrano. È difficili trovare delle cifre attendibili, in quanto variano da una popolazione all’altra in funzione delle abitudini alimentari.

Molti professori, scientifici e medici osano porre in dubbio questo consumo. L’accertamento arriva spesso dal contesto clinico in cui medici specializzati in allergologia, dermatologia o neurologia curano dei pazienti da disturbi come emicrania, acne, rinite cronica, disturbi intestinali, cattivo alito, stanchezza e disturbi di concentrazione con la soppressione del consumo di latte e derivati. Il latte è allergizzante, per colpa di una proteina, la beta-lactoproteina, che insieme ad altri fattori crea delle allergie incrociate, arrivando fino a distruggere la flora e le mucosi intestinali e provocare dei disturbi immunitari.

La fetta di consumatori che si pone il problema del senza lattosio è talmente importante che per non perdere il mercato sono stati messi a disposizione del consumatore i prodotti ad alta digeribilità, a basso contenuto di lattosio. Il latte è reso più digeribile grazie ad una trasformazione che provoca la scissione del lattosio in glucosio e galattosio. Per gusto o per abitudine, questi prodotti piacciono, anche a chi non ha dichiarato i sintomi di un intolleranza al lattosio. Diventa una “sana” abitudine.

Bevande prodotte con ingredienti vegetali.

Le bevande e preparati vegetali sono delle alternative valide. Di origine vegetale, non hanno assolutamente la complessa composizione del latte animale e non possono quindi essere una reale sostituzione, ma corrispondono a un alternativa ecologica e salutare all’abitudine di consumare il latte e prodotti a base di latte. Alcuni sono ricchi di zuccheri, altri di fibre o di proteine, oppure arricchiti con l’alga Lithothamnium calcareum, fonte di calcio altamente assimilabile. Non sono adatti alla nutrizione dei bambini per la sostituzione di latte materno o latte da svezzamento in quanto la richiesta di elementi nutritivi per la loro crescita è molto superiore a quello che può contenere una bevanda vegetale.

Non è scientificamente provata la correlazione tra il consumo di latte e il rinforzo delle ossa, anzi, alcuni studi indipendenti accertano il contrario. Con un eccesso nel consumo di latte, il rischio di fratture aumenterebbe. Dal consumo di latte deriva la preoccupazione sul nostro fabbisogno in calcio. Le raccomandazioni ufficiali sono attorno ai 1000 mg al giorno di calcio. Sono da mettere in corrispondenza alle nostre abitudini alimentari ricche di assunzione di proteine animali e di sale che inibiscono l’assorbimento del calcio e favorisco la sua eliminazione. Riducendo questi due apporti, il fabbisogno in calcio diminuisce. In ogni caso, le persone che decidono di sopprimere il latte vaccino dalla loro alimentazione, per ragione etica o di salute, integrano il calcio al loro metabolismo con alimenti vegetali come mandorle e cavoli che ne contengono a sufficienza.

L’allevamento industriale distrugge senz’altro la qualità del suolo, dei prodotti e dei rapporti sociali. Alla ricerca del reddito sempre più elevato, aumenta anche l’inquinamento: l’allevamento delle mucche da latte è un buon esempio. Con l’aumento dei capi ad azienda, aumentano anche i rifiuti organici inquinati da antibiotici e la produzione di metano, gas a effetto serra. L’intensificazione ha permesso un peggioramento dell’alimentazione degli animali, la qualità del latte ne risente, per esempio con una diminuzione della concentrazione in omega 3. Per chi decide di consumare latte e latticini, indubbiamente le qualità migliori si troveranno dai piccoli produttori che lavorano in agricoltura biologica la quale rispetta l’alimentazione erbivora di questi animali.

Il confronto tra studi scientifici e esperienze cliniche espongono notevole difficoltà d’interpretazione dei risultati. Soltanto il confronto degli studi scientifici pone problemi e definisce delle contraddizioni. Difficile essere obbiettivi ed estrapolare i risultati relativi a un’intera popolazione su un prodotto cosi complesso com’è il latte.  Ad esempio, Thierry Souccar, gran detrattore del consumo di latte, ritiene che la mancanza di trasparenza si basa anche sul conflitto d’interessi tra scienziati e industrie agro-alimentari .

Difficile quindi fare chiarezza. È un argomento complesso e soggetto a polemiche, ma è soprattutto di rilevanza economica. Il consumo al ribasso di questi prodotti, per dei motivi di salute o per un acquisto consapevole su cui i dubbi persistono, sembra però già inserito nelle abitudine di molte persone.

lauriane borget

Miti e realtà dell’alimentazione umana, Armando d’Elia, Ed. Sì, 2012

Lait, mensonges et propagande, Thierry Souccar, Thierry Souccar Editions, 2008

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