L’agricoltura del futuro passa dall’Emilia-Romagna

6 Marzo 2019
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BIOLOGICO

Le istituzioni e le forze economiche puntano su sostenibilità e nuove tecnologie

Tradizionalmente l’agricoltura emiliano-romagnola è ai primi posti in Italia per produttività e può contare su un gran numero di prodotti Dop e IGP in grado di mettere in evidenza le sue eccellenze in tutto il mondo. Anche i risultati della sua industria alimentare sono da primato in Italia e nel mondo. Questo risultato è stato possibile anche grazie alla capacità di cambiamento che il settore ha avuto nel corso degli anni. Ma è difficile restate competitivi senza avere la volontà di rinnovarsi. Negli ultimi mesi sia le istituzione sia le imprese stanno dimostrando di credere che il futuro dell’agricoltura passi dalla sostenibilità, dalla ricerca e dall’innovazione tecnologica e sono diverse le iniziative che lo dimostrano.

Il primo marzo scorso sono stati presentati a Bologna 441 progetti di ricerca, sviluppo di nuovi prodotti e innovazione tecnologica per il settore agroalimentare. Finanziati in gran parte dal Fondo Europeo di sviluppo regionale (Por Fesr) e dal Programma di sviluppo rurale, i progetti sono stati annunciati al convegno su “Innovazione e ricerca del sistema agroalimentare” organizzato dalla Regione Emilia-Romagna e riguardano temi come l’agricoltura sostenibile e di precisione, le tecnologie per la sicurezza e la qualità dei prodotti e la salute dei consumatori. Sono 107,4 i milioni di euro già spesi, generando investimenti per 176 milioni e i principali filoni di azione sono tre: i gruppi operativi sull’innovazione (93 progetti), i progetti di filiera sul Psr 2014-2020 (51) e i progetti del settore agroalimentare finanziati dal Por Fesr (179).

Il presidente della Regione Stefano Bonaccini, che ha dato il via all’incontro, ha spiegato come l’agricoltura sia un settore chiave per l’economia regionale, con quasi 28 mila imprese e un aumento del 5% dei posti di lavoro nel 2017. “Abbiamo messo l’innovazione e la ricerca al primo posto – ha dichiarato il presidente – destinando investimenti mirati a un comparto che da sempre vede l’Emilia-Romagna al vertice per la qualità produttiva. Ricerca industriale, trasferimento tecnologico e innovazione rappresentano elementi indispensabili per rafforzare l’intera filiera e il suo posizionamento internazionale, raggiungendo alti standard qualitativi sulla sicurezza dei prodotti. A tutto ciò si aggiungono le tecnologie digitali che trasformano l’approccio stesso alla tracciabilità”.

A chiarire meglio il ruolo giocato dalla Regione Emilia-Romagna nella distribuzione dei fondi ci ha pensato l’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli, che ha precisato come siano stati messi a disposizione, grazie al programma di sviluppo rurale, 90 milioni di euro, di cui circa 60 già impegnati. Ai piani di innovazione condotti dai gruppi operativi sono destinati 50 milioni, di cui 26,3 già impegnati per la realizzazione di 93 progetti. Sono andati invece al sostegno dell’integrazione delle filiere agroalimentari 136 milioni, l’11% dell’intero PSR 2014-2020, per favorire 51 progetti che riuniscono aziende agricole, trasformatori e commercianti. “Per assicurare un’agricoltura all’avanguardia, sostenibile e a servizio del consumatore – ha proseguito l’assessore Caselli parlando con l’AdnKronos – la chiave di volta è la cooperazione tra produttori agricoli e sistema della conoscenza”. Sono già 80 mila, infatti, le ore di supporto formativo e consulenza dedicate di cui hanno usufruito i produttori e finanziate con 30 milioni. Sono invece 179 i progetti riguardanti ricerca e innovazione finanziati attraverso il Por Fesr, che hanno prodotto un volume di investimenti pari a 52 milioni e dato occupazione a 400 nuovi ricercatori”.

Se le istituzioni si occupano di sostenere economicamente l’innovazione in agricoltura, le aziende del settore non rimangono a guardare e si stanno organizzando in network per affrontare le sfide future. Lo scorso gennaio è nato, sempre a Bologna su iniziativa di un gruppo di aziende alimentari (Granarolo, Gellify, Camst, Conserve Italia, Cuniola Società Agricola, Eurovo), l’Agrifood Business Innovation Center. L’obiettivo del sodalizio è creare un acceleratore di start-up promettenti e innovative nei settori food&beverage ed agro-industriale, con particolare attenzione a quelle più sostenibili. La neonata rete di aziende, la cui presidenza è affidata a Gianpiero Calzolari di Granarolo, sosterrà le start-up mettendo a loro disposizione stabilimenti pilota, assistenza in ricerca, sviluppo del business, marketing e contabilità, affiancamento con professionisti e consulenti, accesso ad un network di relazioni nel mondo delle imprese e del credito e naturalmente uffici dedicati, spazi condivisi e strutture IT. I settori di interesse saranno: cibo salutare, tracciabilità dei prodotti in chiave di sicurezza alimentare, packaging sostenibile, vita commerciale dei prodotti in un’ottica di internazionalizzazione e agricoltura di precisione.

Dopo una prima fase in cui saranno valutate 12 candidature, attraverso un training intensivo verranno selezionate le 5/6 più promettenti. Le start-up selezionate riceveranno un finanziamento di partenza di 15.000 euro, successivamente, a seconda dello stato di maturità delle start-up, uno o ulteriori finanziamenti da 20.000 che potranno essere legati al raggiungimento di specifici obiettivi. I progetti più promettenti potranno accedere a ulteriori investimenti successivi. Le decisioni sulle esperienze da valorizzare saranno prese da un comitato scientifico.

Anziché aspettare che le startup ci facciano proposte, saremo noi a orientarle in base ai bisogni del mercato – ha spiegato Calzolari –, sarà un acceleratore che metterà insieme diverse eccellenze emiliano-romagnole: aziende agroalimentari, di packaging, biomedicali, di macchinari agricoli, di logistica”. “La missione di Agrofood BIC, – sottolinea Lucia Chierchia una delle componenti del comitato scientifico – è quella di far crescere l’ecosistema dell’agrifood conferendo alle aziende partner del BIC opportunità di business sostenute da 3 pilastri: innovazione aperta, DNA industriale e crescita delle aziende”.

Principale promotore dell’iniziativa è il gruppo cooperativo Granarolo, e la presenza di Camst, Cuniola, Euronovo – licenziataria del marchio Almaverde bio – e Gellify, lasciano immaginare che digitale e sostenibilità saranno al centro del programma di innovazione che l’incubatore porterà avanti. Tra i soggetti istituzionali che collaboreranno con Agrifood BIC l’Università di Bologna; Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie l’energia e lo sviluppo economico sostenibile e ASTER, la società della Regione Emilia-Romagna per la ricerca e l’innovazione.

Vincenzo Menichella

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Credits: Agostini Lab Srl