L’acquisto consapevole

5 Luglio 2017
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sostenibilità

Il prerequisito che non dovrebbe mai mancare, durante la sempre complicata operazione dell’acquisto di un prodotto, è la ricchezza d’informazioni che lo illustrano.

La loro mancanza, infatti, comporta per il consumatore un rischio d’insoddisfazione molto elevato, all’interno di un rapporto, inevitabilmente, inversamente proporzionale: meno informazioni ci sono e maggiore è il rischio, non solo di essere “turlupinato”, ma anche di fare un acquisto sbagliato rispetto alle proprie aspettative.

L’acquisto senza informazioni porta non solo un rischio di fallimento personale, ma si rivela completamente inutile a indicare al mercato, in modo accettabile, la nostra direzione etica. Una direzione che, finalmente, potrebbe svilupparsi in favore delle consapevoli esigenze del consumatore e non solamente delle aziende venditrici.

Se il cliente è lasciato all’oscuro, rispetto alle reali caratteristiche di un prodotto, è molto facile plagiarne l’acquisto, guidandolo nelle direzioni degli interessi delle grandi aziende.

“Il cliente non deve consumare quello che gli piace, ma quello che voglio io” mi diceva un funzionario di un’importante azienda della ristorazione collettiva.

Atteggiamento molto arrogante? Concordo.

Molto indicativo, inoltre, di una scarsa considerazione delle reali necessità dei consumatori.

Quello che vorrei sottolineare, però, è che se si riesce a dirigere l’acquisto di un prodotto alimentare, quello che un consumatore italiano è geneticamente convinto di conoscere e riconoscere alla perfezione, figuriamoci rispetto agli altri prodotti meno diffusi e poco presenti nella routine quotidiana.

Per capire il livello d’importanza, per i nostri acquisti, che il possedere queste informazioni ci permette di raggiungere, occorre conoscere, in estrema sintesi, quali sono le origini dei programmi mentali che condizionano la vita in generale e, in particolare, le nostre scelte.

Ci limitiamo a indicarne alcuni, ma molto potenti:

  • Le proprie conoscenze etiche, tradizionali e culturali derivanti dall’ambiente in cui siamo cresciuti, considerando anche tutto il corollario delle interazioni religiose,
  • I mass media che, senza spingerci a considerare la famosa strategia del controllo delle masse, condizionano realmente, in modo alquanto inquietante, i nostri atteggiamenti e le nostre scelte. Pensiamo solo all’esempio, molto indicativo, dell’Influenza aviaria, che ha fatto partire una forsennata e costosa produzione di vaccini, per combattere un virus che ha provocato un numero di decessi assolutamente irrilevante, anche solo in rapporto a qualsiasi “nostrana” epidemia invernale,
  • La cerchia d’influenza in cui viviamo giornalmente (i cosiddetti “nostri pari”), che ci condiziona nelle opinioni e, purtroppo, nelle scelte, anche solo con la forza imitativa dei “neuroni a specchio”.

Inoltre, parlando dei mass media, la comunicazione pubblicitaria è ormai consuetudine farla in modo “miltoniano”, quindi generalizzandola accuratamente, in modo tale che ognuno possa pensare che quanto comunicato dalla pubblicità sia indirizzato proprio a lui e si inserisca precisamente all’interno delle proprie aspettative.

“Questo nostro prodotto ha come unico obiettivo la TUA salute e il TUO benessere…”.

Sono, volutamente, propositi vaghi e non misurabili, affinché ognuno dei consumatori possa inserire negli spazi vuoti della comunicazione tutto ciò che auspicano per quel prodotto.

Ogni soggetto con le proprie peculiarità.

“Abbiamo cura della QUALITA’ dei nostri prodotti”. Altra espressione non definita, in armonia con le affermazioni più scontate e universalmente impossibili da contestare, come… il desiderio della pace nel mondo.

Sono tutte, per concludere, espressioni volutamente molto indefinite, che lasciano percepire a chi le ascolta qualsiasi cosa e permettono di mantenere un atteggiamento astutamente nebuloso rispetto le proprie produzioni.

“Dividi et Impera”, si diceva un tempo. Nel nostro caso: “Nascondi e Vendi”.

Il mercato del futuro ha, invece, la necessità d’informazioni reali, aggiornate e fruibili, per permettere una valutazione consapevole dei propri acquisti. Sia, direttamente, per un ritorno immediato di un prodotto che piace, ma anche per riuscire, con la forza del numero degli acquisti, a indirizzare il mercato secondo la nostra etica.

In caso contrario delegheremmo sempre ad altri (soprattutto ai grandi gruppi industriali) le decisioni dei parametri che decidono il valore assoluto di uno dei vocaboli più indefiniti: LA QUALITA’.

È una grande rivoluzione utilizzando, come arma, quanto c’è di più ambito e pericoloso dalla notte dei tempi: il denaro.

A questo punto parte il mantra:

  • Per sapere se ho interesse a comprare qualche cosa devo conoscerla nel modo più approfondito e reale possibile.
  • Raccontami bene cosa vendi e ti dirò se te la compro.
  • E se la compro e mi piace, la ricomprerò.

È evidente, quindi, la necessità di sapere il più possibile dei prodotti che troviamo sul mercato.

Da dove vengono e come sono stati ottenuti i suoi ingredienti. Dove e come è stato fabbricato il prodotto. L’etica e la Responsabilità sociale dell’azienda che li ha prodotti. Il bilancio dell’acqua e della CO2. Il mantenimento delle varietà antiche e della biodiversità. E si può andare avanti, davvero all’infinito, aggiungendo molti altri parametri.

In questo modo la Qualità del prodotto, da vaga, subdola e nebulosa, evolve nella Qualità Reale, con tutte le conseguenze pratiche e filosofiche del caso.

La poca chiarezza è di aiuto a chi non ha un buon prodotto da mettere sul mercato. Non lo si può raccontare in modalità Qualità Reale, altrimenti non si vende. Si preferisce mantenersi all’interno della confusione, in modo tale che l’unica discriminante qualificante sarà il minor prezzo.

O meglio: il prezzo illogico.

E, solitamente, i prodotti di scarsa qualità si riconoscono da questo parametro.

 

alberto bergamaschi

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Credits: Agostini Lab Srl