La stagione del big food sta tramontando

11 Ottobre 2019
|
MERCATO

Trasparenza e sostenibilità fanno esplodere la lobby Usa delle grandi compagnie alimentari.

Ogni singola grande industria alimentare sta lottando, in un modo o nell’altro, per trovare solide basi in un mercato in cui i consumatori fanno sempre più domande su ciò che stanno mangiando. Questo succede negli Usa ma riguarda direttamente anche noi, perchè alla base  ci sono consumatori che negli ultimi anni hanno rovesciato il tavolo chiedendo maggiore trasparenza, ingredienti e marchi più semplici coerenti con i loro valori.

E’ una buona notizia perchè in un paese come gli Usa, la quota di consumatori scettici verso temi come salute e ambiente, persone che si affidano solo ai familiari, agli amici, ai politici e ai negozianti, per farsi un’idea di come va al mondo e quali sono gli alimenti migliori, è la più alta a livello mondiale. Ma se la lobby del big food sta tremando, quell’America che pure del cibo industriale ha fatto un vanto identitario potrebbe essere in crisi.

Come scrive l’aggiornato Politico, un tempo la lobby dell’industria alimentare era unita e compatta all’interno della Grocery Manufacturers Association, colosso lobbistico che a Washington gestiva gli interessi di un settore che vale miliardi di dollari. Erano gli anni che hanno costruito il successo del cibo fast food e minato seriamente la salute di più di una generazione a livello globale

Ora le cose sono cambiate e sembra che le scelte dei consumatori siano state determinanti. Oggi il potere della Grocery Manufacturers Association è limitato, perchè è emerso un nuovo panorama di produttori e aziende, con visione e valori completamente diversi, spesso antagonisti al mainstream che ha sempre indirizzato questo settore, quindi  privi di una rappresentatività e di una adeguata attività di lobbying. La frammentazione è inevitabilmente collegata all’impossibilità di raggiungere un consenso unitario “e le cose probabilmente rimarranno tali, come confermano colloqui con più di una dozzina di leader del settore.”

“E’ proprio il cibo che sta cambiando”. La mancanza di riferimenti, all’interno di un sistema che ha generato sempre alimenti economici e investito in prodotti redditizi ma non necessariamente salutari, oggi porta ad una crisi di identità che impedisce di “concordare ogni tipo di problematica, dall’etichettatura obbligatoria degli ingredienti geneticamente modificati a spingere il governo federale ad adottare misure per ridurre il sale nei prodotti alimentari”.

La crisi profonda dell’industria del food è palpabile al supermercato. Il caso di Dean Foods, la più grande azienda lattiero casearia Usa, ha annunciato che lascerà l’International Dairy Foods Association che rappresenta i produttori di latte. Dean Foods lamenta cali vistosi nelle vendite e accusa l’organizzazione di non aver combattuto contro i prodotti a base vegetale commercializzati con termini caseari tradizionali.

“Ogm, dobbiamo sapere” Giovani espongono uno striscione a sostegno dell’Obama food act.

Le prime fratture sono nate negli anni dell’amministrazione Obama che aveva posto molta attenzione alla politica alimentare (Obama food act).  Uno dei primi disaccordi pubblici riguardava la proposta della FDA di imporre l’etichettatura per gli “zuccheri aggiunti” sull’etichetta nutrizionale.  Ovviamente le aziende del junk food si sono opposti. L’associazione ha dovuto presentare commenti divise sulla questione. Gli “zuccheri aggiunti” rimangono parte dell’aggiornamento dell’etichetta di Valori nutrizionali, che entrarà in vigore a gennaio 2020.

Altra questione dirimente il tentativo della FDA di stabilire obiettivi volontari di riduzione del sodio. La spinta all’etichettatura OGM obbligatoria durante gli anni di Obama aveva rafforzato le divisioni del settore. Lo scontro è diventato pesante, le aziende associate alla Grocery Manufacturers Association (GMA) che finanziavano le campagne contro l’etichettatura hanno cominciato ad essere boicottate e sul sito di GMA sono scomparsi i membri.

Ma se oggi, la mancanza di una rappresentanza unitaria permette di limitare aggressioni agli standard minimi di tutela della salute come accadeva più agevolmente fino a 10 anni fa, la lobby del food Usa decimata trova un consenso su temi che trovano un inedito e positivo spirito unificante: logistica della catena di approvvigionamento, imballaggio sostenibile e riciclaggio.

Tags: , , ,
Banner Content
Credits: Agostini Lab Srl