L’ Amazzonia brucia perché mangiamo troppa carne

24 Agosto 2019
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sostenibilità

Gli incendi possono diventare una crisi internazionale e non sono certo un incidente.

Come scrive la Cnn, la maggior parte degli incendi che stanno causando il disastro che è sotto gli occhi di tutti, sono stati provocati volontariamente dai taglialegna e dagli allevatori per creare spazio al bestiame. Una pratica che sta aumentando vertiginosamente da quando è presidente del Brasile Jair Bolsonaro, sostenuto esplicitamente dalla grande lobby dell’allevamento: gli incendi rappresentano un grande affare per i ricchi allevatori brasiliani.

C’è quindi una correlazione diretta tra consumo di carne e gli incendi. Ora, con il rischio di distruggere non solo il simbolo ma anche l’unica riserva che la Terra ha a disposizione (è un polmone che garantisce circa il 20% dell’ossigeno che respiriamo…), forse sarebbe opportuno cominciare a preoccuparsi e comprendere che la situazione non consente più grandi margini. Sarà per questo che in alcuni Paesi, dove l’onestà intellettuale verso i cittadini prevale sul cinico opportunismo verso gli elettori, si è capito che continuare a foraggiare chi produce carne in Brasile sia la strada sbagliata.

Ieri il ministro delle finanze finlandese ha chiesto alla tanto vituperata Unione europea di “riesaminare urgentemente la possibilità di vietare le importazioni di carne brasiliana”. Una mossa che sicuramente verrà strumentalizzata ad uso elettorale, perché il presidente brasiliano è ormai un’icona del sovranismo internazionale e per i limiti dell’Unione europea che una certa retorica politica continua pericolosamente ad agitare.

Il Brasile è il più grande esportatore mondiale di carne bovina, fornendo quasi il 20% delle esportazioni globali totali, secondo il Dipartimento dell’agricoltura Usa, una cifra che potrebbe aumentare nei prossimi anni. L’anno scorso il paese ha esportato 1,64 milioni di tonnellate di carne bovina, il volume più alto della storia, generando ricavi per $ 6,57 miliardi, secondo l’Associazione brasiliana di esportatori di manzo (Abiec).

L’export della carne bovina brasiliana.

La crescita del settore delle carni bovine brasiliane è stata trainata in parte dalla forte domanda proveniente dall’Asia, principalmente Cina e Hong Kong. Due mercati che rappresentavano da soli quasi il 44% di tutte le esportazioni di carne bovina dal Brasile nel 2018, secondo l’USDA. Un accordo commerciale concluso a giugno, tra il blocco di paesi del Mercosur in Sud America e l’Unione Europea, potrebbe aprire ancora più mercati per l’industria del confezionamento di carni bovine in Brasile. “Un affare di questa portata è come un biglietto d’invito per parlare con altri paesi”, ha spiegato il capo di Abiec, Antônio Camardelli, alla Reuters a luglio, riferendosi all’opportunità di entrare in altri mercati, come in Indonesia e Thailandia.

E’ molto grave la versione che Jair Bolsonaro sta accreditando sulla stampa e che sta cominciando già a rimbalzare sull’ottuso tam tam dei social. Leo Varadkar, primo ministro irlandese, ritiene “orwelliani” i tentativi di Bolsonaro di dare la colpa per gli incendi agli ambientalisti, per questo l’Irlanda sarebbe pronta a bloccare l’accordo di giugno se il Brasile non prende provvedimenti sull’Amazzonia.

Varadkar dice che l’Irlanda monitorerà le azioni ambientali del Brasile per decidere se bloccare l’accordo con il Mercosur. Sicuramente il tema commerciale, visto gli interessi del settore dell’Irlanda, si intreccia con quello politico, ma questo non basta a giustificare quanto sta accadendo in Amazzonia.

Secondo le previsioni dell’Ocse, l’industria della carne brasiliana dovrebbe continuare ad espandersi, sostenuta da risorse naturali, disponibilità di prati e domanda globale. Questo significa gravi costi ambientali. Gli incendi di questa settimana sono l’ 80% in più di tutti quelli dello scorso anno, come ha rilevato il centro di ricerca spaziale brasiliana (INPE).

Gli agricoltori attendono la stagione più secca per iniziare a bruciare e sgombrare le aree per lasciare pascolare il bestiame. Per questo gli ambientalisti accusano il presidente Bolsonaro di incoraggiare un senso di impunità per gli allevatori, agricoltori e taglialegna così legittimati a sfruttare e bruciare la foresta pluviale.

Se non fosse sufficiente il dramma dell’Amazzonia che brucia, a convincere di smettere di mangiare carne (brasiliana), vale la pena ricordare che l’allevamento di carne bovina è responsabile del 41% delle emissioni di gas serra del bestiame e il bestiame rappresenta il 14,5% delle emissioni globali complessive. E il metano, che è appunto il gas serra prodotto dal bestiame è 25 volte più potente dell’anidride carbonica.

Non è servito a nulla l’ammonimento del Panel delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (IPCC) a cambiare lo stile alimentare – che potrebbe contribuire per il 20% ad impedire alla temperatura globale di salire di 2 °C al di sopra dei livelli preindustriali. Nel prossimo decennio secondo l’ OCSE e la FAO la produzione globale di carne dovrebbe aumentare del 16% tra il 2017 e il 2027 per soddisfare la domanda del mercato. Carne che arriverà dai cosiddetti paesi in via di sviluppo, come il Brasile.

Made Italy. In Italia, molta carne utilizzata nell’industria alimentare proviene da allevamenti in America latina, spesso in Brasile. Alla luce di quanto sta accadendo, sarebbe opportuno che almeno alcuni prodotti simbolo della gastronomia nazionale oggi fugassero ambiguità troppo a lungo tollerate. Come la bresaola

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Credits: Agostini Lab Srl