In Europa scricchiola il fronte anti glifosato

28 Marzo 2019
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sostenibilità

Entro dicembre parte la procedura per il rinnovo della licenza ma sono cambiati gli equilibri

Il mese di marzo può diventare un crocevia importante per il dibattito europeo sul glifosato: la recente sentenza del tribunale di San Francisco, che definisce l’erbicida un “fattore determinante” per il linfoma non Hodgkin, e quella della Corte Europea di giustizia dei primi del mese, che chiede all’EFSA di aprire gli archivi e rendere finalmente accessibili gli studi di tossicità sul principio attivo, hanno acceso ulteriormente i riflettori sulle controversie legate al suo utilizzo. Ma mentre negli Stati Uniti le decisioni dei tribunali stanno aprendo la strada a rimborsi milionari e forse a future limitazioni, in Europa la situazione è un po’ diversa. La recente acquisizione della Monsanto da parte della tedesca Bayer ha inevitabilmente spostato nel vecchio continente l’epicentro delle tensioni economiche e politiche che riguardano il glifosato.

Le fibrillazioni erano iniziate già prima che si perfezionasse l’acquisizione della Monsanto da parte del colosso di Leverkusen. La procedura di rinnovo della licenza del glifosato nell’UE è stata per molto tempo in stallo, perché nel comitato di appello si era creato un ampio fronte contrario al rinnovo capitanato da Francia e Italia, che però non era riuscito ad ottenere la maggioranza. La situazione si era poi sbloccata nel novembre del 2017 con una soluzione di compromesso che ha limitato a 5 anni il rinnovo della licenza, come proposto dalla Commissione. Una decisione nata anche da un inaspettato cambio di rotta della Germania che aveva votato a favore del rinnovo dopo essersi astenuta per mesi: una mossa che l’allora ministro dell’Agricoltura tedesco Christian Schmidt aveva fatto in contrapposizione con la posizione ufficiale del governo e che lo aveva costretto a lasciare il ministero.

La decisione era stata contestata aspramente dai movimenti ambientalisti e alcuni dei Paesi appartenenti al fronte dei contrari al rinnovo avevano annunciato restrizioni nelle legislazioni nazionali. L’allora ministro dell’agricoltura italiano Maurizio Martina aveva dichiarato che entro il 2020 l’Italia sarebbe arrivata all’utilizzo zero del pesticida, mentre il Presidente francese Emmanuel Macron aveva affidato a twitter l’annuncio che la Francia avrebbe vietato il glifosato appena fossero state disponibili alternative, al più tardi entro tre anni. I paesi contrari, per quanto momentaneamente sconfitti, sembravano decisi nel volersi opporre all’uso del pesticida. Anche la Germania, poco prima di avere il via libera per l’acquisizione della Monsanto da parte della Bayer dall’UE, aveva inserito nell’accordo di coalizione tra CDU e SPD lo stop al glifosato nel più breve tempo possibile.

A distanza di circa un anno dall’accordo Bayer-Monsanto questo fronte di opposizione si sta sgretolando. Il primo paese a cedere è stato la Francia, quando Macron lo scorso gennaio ha lasciato capire di aver fatto marcia indietro rispetto all’idea di bandire il glifosato entro il 2021, dichiarando che vietare l’erbicida della Bayer distruggerebbe l’agricoltura francese. La ministra italiana dell’Agricoltura Giulia Grillo, invece, ha lanciato segnali ambigui. “Per quanto riguarda il riscontro dell’eventuale presenza di residui di glifosato nel grano d’importazione nei limiti di legge – ha dichiarato in Senato in risposta ad un’interrogazione –, tale riscontro non costituisce né una non conformità, né un rischio per la salute”. La cosa non è sfuggita agli ambientalisti che hanno protestato, anche perché la dichiarazione riguardava il delicato tema delle importazioni di grano dal Canada. Per replicare alle proteste a marzo la ministra ha pubblicato sul blog di Beppe Grillo (quindi non sull’organo ufficiale del Movimento 5 stelle) un articolo in cui afferma che il glifosato in nessun modo deve arrivare sulle nostre tavole finché c’è incertezza sulla sua pericolosità per la salute. Resta però da spiegare perché il ministro nelle sedi istituzionali considera il glifosato sicuro a certe dosi, mentre in contesti informali afferma di mettere al primo posto la salute dei cittadini e di non voler lasciare nulla al caso. In Germania, intanto, il ministro per l’Ambiente Svenja Schulze del SPD ha accusato il ministro federale dell’agricoltura Julia Klöckner della CDU, di aver permesso l’autorizzazione per l’uso del glifosato.

La partita adesso si giocherà in sede di rinnovo della licenza di utilizzo a livello comunitario: il regolamento europeo sull’uso dei pesticidi stabilisce che la licenza di utilizzo venga rinnovata periodicamente, attraverso una procedura che prevede la valutazione scientifica da parte di uno Stato membro che si assume volontariamente il compito di relatore, valutazione che poi viene sottoposta a un processo di revisione paritaria supervisionato dall’EFSA. Questa procedura scatta tre anni prima della scadenza della licenza, in questo caso entro il 15 dicembre del 2019. Per quanto riguarda il glifosato, inoltre, in previsione di una grande mole di lavoro e della complessità del dossier, nessuno tra gli Stati membri ha voluto assumere questo ruolo singolarmente, dunque l’UE ha affidato il compito a quattro stati creando l’Assessment Group on Glifosate (AGG) di cui fanno parte Francia, Olanda, Svezia e Ungheria. Tra questi solo la Francia nel 2017 si era schierata contro il rinnovo nel 2017 e, a giudicare dalle ultime dichiarazioni del Presidente Macron sull’argomento, il fatto che Parigi possa aver cambiato opinione è più di un’ipotesi. Il lavoro scientifico sarà portato avanti dalle agenzie di ricerca degli stati che compongono l’AGG, le richieste di rinnovo dovranno pervenire al gruppo entro il 15 dicembre di quest’anno e l’invio del dossier completo dovrà arrivare entro il 15 giugno 2020. Dopo questa data potrà partire la valutazione scientifica del gruppo che verrà poi revisionata dall’EFSA, dopodiché la decisione spetterà agli stati membri, che dovranno esprimersi entro il 1°gennaio 2022. Se nel 2017 gli equilibri politici tra comitato di appello, Commissione e Parlamento Europeo avevano permesso un rinnovo limitato a 5 anni, il nuovo assetto potrebbe portare ad un rinnovo della licenza per un periodo più lungo, anche perché nel frattempo ci saranno le elezioni europee.

L’incertezza sulla pericolosità del glifosato dovrebbe suggerire più prudenza. Fidarsi del giudizio dell’EFSA, dopo le rivelazioni dello scandalo dei Monsanto Papers e il copia incolla nel rapporto finale dell’agenzia europea di pagine intere della richiesta di rinnovo presentata dalla Monsanto, non sembra una scelta in linea con il principio di precauzione sancito dall’articolo 191 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Inoltre l’eventualità che un colosso delle dimensioni della Bayer, in grado di controllare fino a quasi il 30% del mercato globale dei semi e dei pesticidi, possa influenzare le decisioni della Germania, il paese più influente dell’Unione, è un rischio che i cittadini della Comunità Europea non possono correre. Il fatto che due dei paesi che più si sono opposti al rinnovo della licenza nel novembre del 2017 si stiano spostando su posizioni meno intransigenti è un segnale negativo per chi vuole una svolta salutare e sostenibile per l’agricoltura e l’industria del cibo in Europa. È difficile pensare che l’Unione Europea possa mettere al bando o quantomeno ridurre notevolmente l’uso del glifosato se tre paesi come Germania, Italia e Francia non hanno una posizione chiara. Il negoziato su un eventuale rinnovo con questi presupposti politici potrebbe spostare il punto di equilibro tra la sicurezza dei cittadini e gli interessi economici verso questi ultimi, e potrebbero essere messi in discussione anche gli obiettivi di progressivo abbandono dell’erbicida.

 

Vincenzo Menichella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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