Il supermercato vince sul canale specializzato

2 Settembre 2019
|
MERCATO

E aumenta l’export. Le anticipazione dell’Osservatorio Sana.

Sono oltre 66 mila le imprese di produzione del bio italiano che coltivano circa 1,9 milioni di ettari certificati (il 15,4% della superficie nazionale totale), sono 18 mila invece le aziende italiane della trasformazione e distribuzione (l’Italia supera di oltre 3 mila quelle tedesche e francesi, 15 mila in più delle spagnole). È un settore che vale complessivamente quasi 6 miliardi di euro, di cui 3,6 miliardi realizzati in Italia e 2,3 miliardi all’estero. Sono queste le prime anticipazioni degli attesi dati dell’Osservatorio Sana che Nomisma presenterà a Bologna questa settimana, in collaborazione con Assobio e Federbio, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e il supporto di Ita, Italian trade agency. A valore, il mercato cresce rispettivamente +8% e +10% sul 2017, +178% e +597% sul 2008.

Italia. Cresce il biologico nel Paese soprattutto grazie alla grande distribuzione organizzata (Gdo). Negli iper e supermercati si registra il 46% delle vendite, 1,3 miliardi di euro nel 2018 (+5,3%), in crescita anche nel primo semestre 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+4,6%). Il giro d’affari supera 1,6 miliardi di euro (inclusi i canali discount e di libero servizio). Il canale specializzato, così prezioso negli anni dello sviluppo oggi vale una quota del 23% delle vendite con un fatturato di 865 milioni di euro nel 2018, – 3% rispetto al 2017 e -4% nei primi sei mesi dell’anno. Nel 2009 i negozi specializzati in biologico distribuivano il 45% dei prodotti venduti, quando la Gdo registrava al 29%.

Il mercato bio italiano, “off trade” (Gdo e retail) e “on trade” (Horeca), vale 3,6 miliardi di euro, ben +8% rispetto il 2017. “L’Italia è oggi al quinto posto al mondo e al terzo in Europa per entità del mercato interno – commenta Roberto Zanoni, presidente di AssoBio – ma la spesa pro capite è ancora contenuta: parliamo di 52 euro/anno, più o meno come il Belgio, più dei 42 della Spagna o dei 35 della Gran Bretagna, ma pochi se confrontati con i 288 euro della Svizzera, i 278 della Danimarca o i 237 della Svezia”.

Export. Le vendite dei prodotti biologici italiani registrano i maggiori incrementi: nel 2018 il giro di affari ha raggiunto 2,3 miliardi di euro (5,5% sull’export agroalimentare nazionale totale), +10% rispetto al 2017. Con un fatturato export pari al 23% (+ 2 punti rispetto al 21% del comparto food), continuano a mostrare una marcata propensione alle esportazioni. Per quanto riguarda i mercati, il principale sbocco è rappresentato dall’Europa (81% sul totale del fatturato estero realizzato nel 2018). In particolare Francia, il primo mercato di destinazione (27%), seguita da Germania (16%). Altri mercati europei rilevanti sono Scandinavia (7%), Spagna (6%), Paesi est europei (6%) e Belgio (6%).  Tra gli extra-europei Usa (6%), Giappone (6%) e Cina (2%).

“Nell’ultimo decennio, la crescita delle esportazioni dei prodotti bio italiani è stata esponenziale,” spiega Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio. “Ora siamo di fronte ad un bivio: il settore potrà crescere ancora solo se sarà in grado di creare vere e proprie filiere nazionali, supportate da servizi tecnici all’altezza, formazione, innovazione e ricerca”.

Prezzo giusto. “È necessario lavorare sulla testa delle persone e spingerle a capire che è necessario puntare su un prezzo equo per consentire a tutta la filiera, in primis ai produttori, di crescere – osserva Zanoni -. Gli esempi del passato ci insegnano che i prezzi si riducono facendo economia di scala e non dumping, come è accaduto tra le aziende agricole convenzionali, che ha portato ad un milione di chiusure nell’ultimo ventennio”.

Tags: , , , ,
Banner Content
Credits: Agostini Lab Srl