Il successo del biologico italiano

19 Settembre 2017
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MERCATO

Primi in Europa per esportazioni e operatori. L’Osservatorio Sana 2017 conferma che il bio in Italia gode di ottima salute. Cresce la spesa degli italiani per il biologico nel 2016 e fa crescere l’intero comparto. A dirlo sono i numeri dell’Osservatorio Sana 2017 presentati a Bologna durante il salone internazionale del biologico. I dati raccolti e analizzati da Nomisma e quelli presentati da Sinab e da Ismea forniscono un quadro completo del successo del biologico in Italia. 

Secondo Nomisma il mercato del biologico italiano nel 2016 fattura quasi 5 miliardi di euro, di questi poco più di 3 vengono dal mercato interno e circa 1,7 dalle esportazioni, il 5% dell’export italiano agroalimentare, risultato che vede l’Italia in testa in Europa. Rispetto al 2015 il volume degli affari è aumentato del 14% per il mercato interno e del 16% per l’export. I dati sono ancora più incoraggianti se paragonati a qualche anno fa, rispetto al 2008 la crescita per il mercato interno è del 121%, mentre per l’estero è addirittura del 408%. Il trend di crescita si dimostra ancora più impressionante se si confronta l’incidenza che il biologico aveva sul totale delle vendite alimentari nel 2000, quando era dello 0,7%, con quello odierno pari al 3,5%. Sul mercato interno i due terzi delle vendite sono concentrate in due canali: la grande distribuzione, che pesa per il 37%, e i negozi specializzati bio, che si attestano al 30%.

A confermare il successo del comparto il balzo fatto nella grande distribuzione, dove rispetto al 2015 si registra un più 20%, per un totale di oltre 1 miliardo di fatturato. L’impatto con la grande distribuzione è stato determinate per rendere più facilmente reperibili i prodotti, basti pensare che in soli cinque anni il numero di famiglie acquirenti è aumentato di oltre sei milioni e che il 46% dei clienti acquista negli ipermercati e nei supermercati. Inoltre ha influito sulla trasformazione degli assortimenti – il numero di referenze bio vendute nei punti vendita è cresciuto in un anno del 29%, passando da 162 a 209 – e sull’innovazione di prodotto – ogni 100 nuove referenze 23 sono biologiche. Per rendersene conto basta dare un’occhiata più attenta agli allestimenti.

A crescere non sono solo i volumi delle vendite ma anche i produttori. Secondo le elaborazioni effettuate dal SINAB rispetto allo scorso anno sono cresciute del 20,3% le superfici coltivate con il metodo biologico, arrivate a 1.795.650 ettari – pari al 14,5% del totale – con  circa 300.000 ettari riconvertiti. Della stessa percentuale salgono gli operatori che raggiungono quota 72.154, un numero che vale all’Italia il primato in Europa. Tra le regioni sul podio ci sono Sicilia, Puglia e Calabria che da sole hanno il 46% della superficie dedicata al bio e il 45% degli operatori. Per quanto riguarda gli orientamenti produttivi le colture con un maggiore incremento di superficie dedicata sono: gli ortaggi (+49%), i cereali (+33%), la frutta (+27%), la vite (+24%), pascoli e foraggi (+21%) e gli agrumi (+13%). Mentre l’incidenza sulla superficie totale dedicata al biologico vede ai primi tre posti gli agrumi (28%), l’olivo (21%) e coltivazioni legnose e agrarie (20%).

Commentando i dati sulla produzione, il ministro Martina ha dichiarato all’ANSA: “Il modello agricolo italiano si conferma tra i più sostenibili in Europa. Stiamo lavorando con una programmazione seria per il sostegno al biologico e i risultati ci dicono che la strada è giusta. La sostenibilità è sempre più una chiave centrale di competitività per il sistema agroalimentare italiano”.

Questi numeri da record non sarebbero possibili se negli ultimi anni non si fosse affermata tra i consumatori la tendenza all’alimentazione sana e sostenibile. Nel 2017, rileva Nomisma, il 78% delle famiglie italiane ha acquistato almeno un prodotto biologico negli ultimi 12 mesi, 1 milione in più rispetto all’anno precedente, mentre nel 2012 la percentuale era del 53%, la differenza corrisponde a oltre 6 milioni di acquirenti in più. La percentuale delle famiglie italiane che consuma prodotti biologici almeno una volta alla settimana è del 47% dimostra che questo regime alimentare non si configura come una moda passeggera, anzi l’89% di chi ha cominciato ad acquistare biologico da alcuni anni continua a farlo ancora adesso, un dato che equivale al 33% dei consumatori.

Secondo il rapporto ISMEA il mangiare sta assumendo sempre più connotati culturali. Le abitudini alimentari non soddisfano più semplicemente una necessità e si configurano come stili di vita. L’affermarsi di uno stile di consumo più sostenibile è confermato dalle principali motivazioni che spingono i clienti all’acquisto individuate da Nomisma, al primo posto ci sono salute e sicurezza (76%) seguite dalla qualità (34%) e dal rispetto per l’ambiente (29%).

Il canale di acquisto principale è la grande distribuzione per il 46% della clientela, seguito dai negozi specializzati ai quali si rivolge il 15% dell’utenza. Quest’ultimo è il canale preferito degli heavy users, un punto di riferimento dove trovare profondo assortimento in tutte le categorie merceologiche e occasioni di formazione. I prodotti che hanno fatto registrare l’incremento maggiore sono le carni (+65%), i derivati dai cereali (+17%) e i salumi (+12,5%). Per quanto riguarda le vendite per comparto. Fa gara a se il vino biologico che nel primo semestre del 2017 fa registrare un più 108%.

Ismea e Nomisma fanno anche un identikit del consumatore di prodotti biologici. Si parte con la distribuzione geografica quasi il 65% della spesa bio avviene nel Nord Italia (36,7% al Nord-Ovest – 28% al Nord Est), il 24,4% al Centro, il 10,9 nel Sud e nelle Isole. Per quanto riguarda i clienti più affezionati al biologico ai primi tre posti troviamo vegani e vegetariani (67%), seguiti da chi ha un reddito alto (58%) e da chi ha figli minori di 12 anni (56%). In fondo alla classifica chi ha un reddito basso (35%) e chi non consuma prodotti al 100% vegetali (15%).

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Credits: Agostini Lab Srl