Il prodotto ‘arricchito’ non può essere bio

23 Gennaio 2018
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BIOLOGICO

Una buona parte dei prodotti addizionati o fortificati con certificazione biologica attualmente in commercio in realtà non possono essere certificati come biologici. 

A rendere possibile quello che a prima vista sembra un paradosso è l’errata interpretazione delle norme comunitarie che limitano la possibilità di additivare i prodotti biologici.

Il tema dei prodotti alimentari addizionati (o fortificati), cioè arricchiti con sostanze nutrienti, è molto delicato nel settore biologico. Una lettera del presidente di Federbio, Paolo Carnemolla, diffusa la scorsa settimana, non lascia però spazio a interpretazioni. Vediamo di approfondire l’argomento.

In Italia, oggi, come spiega il presidente di Federbio in una comunicazione indirizzata al MiPAAF, al CCPB e per conoscenza agli assessorati all’Agricoltura delle Regioni e Province autonome, agli organismi di controllo e ACCREDIA, a ICQRF e al ministero della Salute, in commercio sono invece molti i prodotti con queste caratteristiche certificati.

I prodotti come il “latte crescita” a marchio Hipp Italia e Coop, prodotti certificati prima rispettivamente in Germania e in Francia, ma nuovamente certificati in Italia da CCPB.  Inoltre l’olio extravergine naturino Agridè con l’aggiunta di acidi grassi e vitamine A, D, E e B6. Per quanto riguarda il marchio Alce Nero sono compresi nell’elenco: i Corallini di Grano Duro Cappelli bio con vitamina B1; Stelline di farro bio con vitamina B1; succo di pera bio con vitamina C; crema di riso bio con vitamina B1; Crema di farro bio con vitamina B1. Nelle segnalazioni rientra anche buona parte della linea Crescendo Baby biologico a marchio Coop: Baby crema di mais, riso e tapioca con vitamina B1; Baby latte di crescita con vitamina B1; Baby crema di riso con vitamina B1; Baby semolino di grano con vitamina B1; Baby gemmine pastina con vitamina B1; Baby 100% frutta gusto pera con vitamina C; Baby 100% frutta gusto mela con vitamina C; Baby crema di cereali integrali con vitamina B1; Baby Biscotti solubili per l’infanzia con vitamina B1; Baby anellini pastina con vitamina B1; Baby sabbiolina pastina con vitamina B1; Baby stelline pastina con vitamina B1; Baby maccheroncini pastina con vitamina B1. Inoltre, Esselunga Bio, Nettare di albicocca biologico, Biscotti biologici, crema di mais riso e tapioca biologica, crema con cereali integrali biologica e omogeneizzato di pera biologico. Nella lista anche buona parte dei prodotti Hipp e buona parte dei prodotti Holle. Concludono, per ora, la serie: due latti di proseguimento bio a marchio Nestlè Nidina con aggiunta di vitamine A, B6, E e altri elementi; le vaschette Spalma e Cucina Provamel bio con aggiunta di vitamine A e D2; l’olio extravergine bio delle Fattorie Petrini con aggiunta di vitamina D3, K1 e B6 e l’olio extravergine bio vitaminizzato Ranieri con l’additivazione di vitamine E, B6, A, D e di Omega 3 e 6. 

Le norme generali che regolano l’additivazione dei prodotti biologici sono stabilite sulla base del regolamento comunitario 834 del 2007, che all’articolo 19 paragrafo due ordina:

“[…] 2. Le seguenti condizioni si applicano alla composizione degli alimenti biologici trasformati:

[…] b) possono essere utilizzati nei prodotti alimentari solo gli additivi, gli ausiliari di fabbricazione, agli aromi, l’acqua, il sale, le preparazioni a base di microrganismi, ed enzimi, i minerali, gli oligominerali, le vitamine, nonché gli amminoacidi e gli altri micronutrienti destinati ad un’alimentazione particolare e solo a condizione che siano stati autorizzati per l’uso nella produzione biologica ai sensi dell’articolo 21”.

L’equivoco che ha permesso la commercializzazione di questi prodotti si basa su un’interpretazione permissiva della traduzione ufficiale in italiano del paragrafo 1, lettera f, dell’articolo 27 del regolamento dell’Unione Europea numero 889/2008, che regolamenta l’uso di alcuni prodotti e sostanze nella trasformazione degli alimenti:

“1. Ai fini dell’articolo 27, paragrafo 2, lettera b), del regolamento UE numero 834/2007, solo le seguenti sostanze possono essere utilizzate nella trasformazione degli alimenti biologici, ad eccezione del vino: […]

f) le sostanze minerali (anche oligoelementi), le vitamine, gli amminoacidi e altri micronutrienti, autorizzati unicamente se il loro impiego è previsto per legge negli alimenti in cui vengono incorporati”.

Alcune aziende hanno interpretato con generosità la locuzione “previsto per legge”, ritenendo che se l’additivazione è ammessa nella legislazione generale significa che è prevista per legge tout court. I loro organismi di controllo hanno condiviso questa impostazione e concesso le certificazioni. In poche parole mentre il regolamento prescrive che l’aggiunta di elementi addizionati negli alimenti sia subordinato ad una legge che obblighi al loro utilizzo per quegli specifici prodotti, alcune aziende, e i loro organismi di controllo e certificazione, hanno agito come se l’additivazione fosse prevista dalla legge. Questa ambiguità ha permesso ad alcune aziende di trarre vantaggi commerciali rispetto ai concorrenti che, per loro iniziativa o su suggerimento degli organismi che le controllano, si sono attenute all’interpretazione più rigida.

Un primo stop a questa pratica sarebbe dovuto avvenire già nel 2014 quando la sentenza C-137/13 del 5 novembre della quinta sezione della Corte di giustizia dell’Unione Europea ha giudicato negativamente il ricorso di una azienda tedesca che nel 2011 si era vista imporre il divieto di utilizzare l’etichettatura biologica. La corte ha, infatti, confermato il divieto e chiarito che l’additivazione va limitata alle sole sostanze la cui integrazione è espressamente indicata come obbligatoria dalla legge, inoltre ha ribadito l’interpretazione restrittiva dell’articolo 27, paragrafo 2, lettera f che deve essere “interpretato nel senso che l’impiego di una sostanza oggetto di tale disposizione è previsto per legge unicamente a condizione che una norma del diritto dell’Unione o una norma del diritto nazionale conforme a quest’ultimo imponga direttamente l’aggiunta della citata sostanza in un prodotto alimentare affinché quest’ultimo possa essere commercializzato in generale. L’impiego di una siffatta sostanza non è previsto per legge, ai sensi della citata disposizione, quando un prodotto alimentare è commercializzato come integratore alimentare, recante indicazioni nutrizionali e sulla salute o come prodotto alimentare destinato ad un’alimentazione particolare, nonostante ciò implichi che, per rispettare le disposizioni relative all’incorporazione delle sostanze nei prodotti alimentari […] tale prodotto alimentare debba contenere una quantità determinata della sostanza di cui trattasi”.

La sentenza inoltre ha stabilito che gli operatori sono liberi di determinare la composizione dei loro prodotti e la denominazione con la quale intendono commercializzarli, ma se intendono metterli in commercio come integratori alimentari o come prodotti destinati a un’alimentazione particolare, devono attenersi alle normative comunitarie, il che può condurre al divieto di commercializzarli come prodotti di agricoltura biologica.

Ad aprile 2015 la sezione organismi di controllo di FederBio aveva interpellato con una lettera la Commissione Agricoltura e sviluppo rurale dell’Unione Europea per sottolineare la situazione di concorrenza sleale e di penalizzazione dei consumatori con esigenze di alimentazione particolare. La Commissione aveva risposto ad agosto ribadendo l’interpretazione restrittiva data dalla sentenza e la sua inappellabilità. Quindi, se si vuole ottenere la certificazione biologica, non è ammissibile arricchire i prodotti additivandoli con sostanze di sintesi, a meno che non sia un obbligo di legge per quei prodotti specifici. Se invece si vuole procedere lo stesso all’additivazione con prodotti di sintesi bisogna rinunciare alla certificazione e al valore aggiunto che questa offre ai prodotti.

Considerato il quadro legislativo appena esposto, la situazione sarebbe dovuta rientrare nella legalità già da tempo. In realtà, a quanto apprendiamo, ancora in tempi recenti l’unità di crisi di FederBio ha ricevuto una segnalazione da parte di una catena di grande distribuzione la quale, dopo essersi vista correttamente respingere la certificazione per la formula di un latte crescita da parte di un organismo di certificazione, precedentemente associato a Federbio, proprio sulla base della sentenza del 2014, ha verificato che lo stesso organismo continua a certificare prodotti analoghi di altri operatori, tra l’altro presenti nella proprietà dello stesso organismo di certificazione.

Quando FederBio ha richiesto spiegazione a riguardo, l’organismo in questione ha replicato che i latti crescita bio di cui si parla sono prodotti e certificati all’origine in Francia e Germania. All’ulteriore richiesta da parte della federazione riguardo all’ipotesi che i certificatori esteri operino in virtù di legislazioni nazionali che hanno come requisito l’obbligatorietà dell’additivazione, le risposte pervenute sono state negative nel caso tedesco e non sono state fornite nel caso francese.

La questione è stata portata al Comitato Produzione Biologica (COP) svoltosi a Bruxelles il 30 novembre e il 1° dicembre 2017 che ha risposto così: “è emerso che i baby food, a cui siano stati aggiunti vitamine o sali minerali ai sensi delle direttive 2006/141/EC e 2006/125/EC, non possono essere commercializzati come biologici  

Di fronte a questo scenario la federazione ha chiesto al MiPAAF di intervenire nei confronti dell’organismo e di valutare l’apertura di una segnalazione OFIS per chiarire la situazione in Francia e Germania. Il MiPAAF, dopo aver coinvolto anche il ministero della Salute, ha risposto il 9 di gennaio gennaio riportandone il parere: “in merito alla vostra richiesta […] sulla base del parere delle Commissione Europea per il tramite della DG AGRI, avendo anche consultato la DG SANTE; si rappresenta che non si ritiene la certificazione di biologico possibile per le formule lattanti e di proseguimento ex Dir. 2007/41, nonché per gli alimenti destinati ai bambini nella prima infanzia ex Dir. 2006/125 cui vengano aggiunte vitamine e minerali di origine non agricola”. Nella stessa comunicazione il MiPAAF giustifica l’apertura di procedure OFIS nei confronti degli Stati Membri in cui i prodotti in questione sono certificati come biologici.

Il riferimento al baby food dipende solo dal caso in discussione, ma il divieto è da ritenersi valido per tutti i prodotti fortificati, compresi gli integratori alimentari e gli alimenti destinati a gruppi specifici (FSG).

La bozza di un nuovo regolamento, che però non ha ancora passato il vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio Agricoltura, prevede l’ammissibilità dell’additivazione a partire dal 2021, sulla basi di atti che non sono stati ancora predisposti, perciò gli attuali vincoli potrebbero ridursi o scomparire, ma questo non prima del 2021, fino all’eventuale approvazione del nuovo regolamento quindi è ancora in vigore l’interpretazione restrittiva.

vincenzo menichella

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Credits: Agostini Lab Srl