Il prezzo reale del cibo economico lo paga il clima (e la nostra salute)

16 Luglio 2019
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BIOLOGICO

È necessario un cambiamento radicale. L’allarme inglese.

Una Gran Bretagna alle prese con i problemi di gestione dei rapporti con l’Europa, scopre di essere molto vulnerabile sul fronte della sicurezza alimentare, soprattutto senza il supporto di tutela comunitaria. Un rapporto della RSA Food, Farming and Countryside Commission, la Commissione che si occupa di cibo e agricoltura, intima di cambiare radicalmente il sistema agricolo.

Ad attirare l’attenzione soprattutto la parte finale, in cui si chiede agli agricoltori esplicitamente di passare da una agricoltura intensiva ad una produzione più bio e naturale, allevamenti di bestiame sostenibili, con animali lasciati ad alimentarsi sui prati, come da tradizione anglosassone. Il tutto, soprattutto, entro 10 anni.

Il rapporto, come spiega oggi in una articolo il quotidiano the Guardian, indica la necessità di riportare occupazione in agricoltura per affrontare il drammatico tema dei cambiamenti climatici, offrendo opportunità lavorative ai giovani, ad esempio contrastando il disboscamento o ripristinando le torbiere, così preziose per immagazzinare Co2 e limitare i gas serra.

Il tempo sta scadendo. “Le azioni che intraprenderemo nei prossimi 10 anni saranno fondamentali: recuperare e rigenerare la natura e ripristinare salute e benessere sia per le persone che per il pianeta “. La sfida sociale è fondamentale, la maggior parte degli agricoltori pensava di poter apportare grandi cambiamenti in cinque o dieci anni se avessero ottenuto il giusto sostegno. Ma “gli agricoltori sono straordinariamente adattabili – ha dichiarato Sue Pritchard, direttrice della commissione RSA e agricoltore bio- dobbiamo vivere il cambiamento ogni singolo giorno della nostra vita.

Il ruolo degli agricoltori. La categoria rappresenta da sempre una forza di conservazione, la speranza inglese invece è che oggi, considerando le circostanze e il ruolo determinante possano diventare “forza di cambiamento”. Senza un’agricoltura sostenibile e sicura il futuro lavorativo sarà però l’ultimo dei problemi.

Lo ha capito benissimo la maggiore associazione agricola inglese, la NFU.  “Il cambiamento climatico è la sfida più grande e avvincente che oggi la società si trova ad affrontare  – ha dichiarato in una conferenza stampa la responsabile Minette Batters – ognuno di noi ha un ruolo da svolgere per contrastare la minaccia climatica”.

“Per gli agricoltori significa affrontare la sfida del clima – come spiega al the Press and Journal – adattando il modo in cui produciamo cibo per contribuire a creare un pianeta più verde per tutti noi”. Per questo, l’industria agricola britannica deve annullare le emissioni entro il 20140. Un coraggio, quello britannico, che potrebbe sorprendere noi Italiani. E’ difficile da immaginare il presidente di Coldiretti, ad esempio, prendere una posizione così netta rispetto ad un tema così importante (ma così poco vantaggioso, sotto il profilo mediatico)

“Il vero costo è stato semplicemente trasferito altrove: in un ambiente degradato, in una spirale di malessere e strade impoverite”. La Commissione contesta decenni di politiche governative che hanno solo prodotto cibo più economico, alimentando problemi come l’obesità e altri problemi di salute.

Il Regno Unito ha il terzo paniere di cibo più economico nel mondo sviluppato, ma ha anche avuto la più alta povertà alimentare in Europa, cioè di persone in grado di permettersi un’alimentazione sana. Ma questo modello alimentare ha concorso a sviluppare patologie come il diabete di tipo 2, che è legato all’alimentazione, che costa 27 miliardi di sterline all’anno in  spesa sanitaria.

L’agricoltura ha prodotto oltre il 10% dei gas serra del Regno Unito ed è stato il più grande responsabile della decimazione di biodiversità animale: l’abbondanza di specie selvatiche chiave è diminuita del 67% dal 1970 e il 13% è ormai prossimo all’estinzione. Non c’è nulla come l’agricoltura biologica per affrontare queste sfide.

E se l’allevamento del bestiame alimentato con i prati verdi rientra nella tradizione del paese, sarebbe opportuno cominciare a coltivare alternative vegetali proteiche, utilissimi per una dieta equilibrata, quindi noci e frutti come le noci, le nocciole, etc. Oggi gli agricoltori inglesi hanno iniziato a valutare coltivazioni inedite, per i terreni britannici, come lenticchie e quinoa.

Tra le soluzioni, sicuramente politiche governative più mirate, perchè il sostegno pubblico è fondamentale da sempre in agricoltura, oltre a banche capaci di sostenere l’impegno finanziario necessario per una transizione dai metodi convenzionali. Inoltre la Commissione ha esortato scuole, ospedali e carceri ad acquistare più cibo britannico prodotto in modo sostenibile.

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Credits: Agostini Lab Srl