Il prezzo del bio diventa più accessibile

31 Gennaio 2019
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MERCATO

Negli USA più vicini i prezzi al consumo di bio e convenzionale. Una tendenza anche italiana

I prezzi medi al dettaglio dei prodotti biologici negli Stati Uniti si avvicinano a quelli dei prodotti convenzionali. Il cibo biologico continua a costare di più, ma il differenziale tra i due indici di prezzo è diminuito. Secondo un’analisi Nielsen nel 2018 i consumatori pagano il 7,5% in più per i prodotti biologici, mentre solo nel 2014 la differenza di prezzo era più alta del 9%. La variazione di prezzo tra prodotti biologici e convenzionali varia molto a seconda della tipologia di prodotto: se uova e latte biologici costano in media rispettivamente l’86% e l’88% di più rispetto ai corrispettivi convenzionali, altre referenze biologiche, in particolare nel settore del fresco, hanno addirittura prezzi più bassi rispetto al convenzionale, come i carciofi, il latte di soia e le mele Granny Smith.

 

Sono molti i fattori che influiscono sull’assottigliarsi della differenza di prezzo. In primo luogo la crescente domanda di prodotti biologici – sostenuta negli USA soprattutto dai millennials e dai consumatori ispanici – ha spinto molti agricoltori a convertire le loro aziende, e questo ha reso possibile una maggiore offerta di prodotti bio e maggiore concorrenza. Lo scorso anno le vendite sono salite del 9% secondo Nielsen e le motivazioni per cui la clientela va alla ricerca di questi prodotti hanno a che fare con la sicurezza, il gusto e fiducia, quindi sono abbastanza solide e non legate alla fluttuazione dei prezzi. Un altro elemento importante è il ruolo della grande distribuzione. Fino a pochi anni fa i prodotti biologici erano venduti principalmente in negozi specializzati in cibi salutari o punti vendita di lusso. Da quando la grande distribuzione sta dedicando loro spazi sempre maggiori sugli scaffali dei supermercati, i prezzi stanno scendendo e i consumi stanno aumentando in un mercato che già vale circa 38 miliardi di dollari.

 

L’influenza della grande distribuzione sui prezzi dei prodotti biologici dipende anche dalla crescita di referenze biologiche in private label. Secondo i dati diffusi da Nielsen la differenza di prezzo tra i prodotti biologici di marca e quelli a marchio del distributore permette ai consumatori di risparmiare in media il 18%: un divario molto elevato, che ha reso sicuramente molto più accessibili i prodotti biologici anche a un tipo di clientela – quella si serve principalmente della grande distribuzione organizzata – che, pur essendo interessata a un’alimentazione più salutare e sostenibile, ha una disponibilità di spesa non elevatissima.

 

I distributori hanno ormai intercettato questa tendenza e continueranno a investire in prodotti bio con il loro marchio, pertanto è prevedibile che l’effetto sui prezzi durerà ancora a lungo e continuerà ad attirare consumatori. La tendenza a crescere delle vendite dei prodotti a marchio del distributore è riscontrata da Nielsen in oltre 60 Paesi in tutto il mondo, soprattutto nei paesi più sviluppati dove i consumatori sono più informati e ormai da tempo vedono i prodotti MDD come equivalenti a quelli di marca, una propensione di acquisto che è rafforzata anche dalla crisi economica.

 

Una dinamica simile è riscontrata da Nielsen anche in Italia, dove continuano a crescere i consumi nel settore e il bio vale quasi il 4% del mercato alimentare. Il ruolo della grande distribuzione è centrale anche nel nostro Paese: sono aumentate le referenze bio e la profondità degli assortimenti, inoltre si è investito molto sui prodotti a marchio del distributore che occupano una fetta di mercato superiore al 41%. L’ingresso della GDO ha permesso anche una maggiore diffusione di pratiche promozionali, aumentate di intensità fino a raggiungere circa il 22%, in controtendenza rispetto al comparto agroalimentare considerato nel suo complesso, dove si comprimono. Anche se ancora consistente, il differenziale di prezzo con il convenzionale è in costante diminuzione in 9 su 20 delle principali categorie merceologiche, tra queste: uova, cereali, olio extravergine di oliva, pasta e verdura fresca.

 

Per quanto però i prezzi continuino ad avvicinarsi, acquistare biologico è ancora più costoso rispetto al convenzionale. Il prezzo resta uno dei maggiori ostacoli per avvicinare i consumatori: il 62% degli americani dichiara che comprerebbe biologico se fosse meno dispendioso, una cifra simile si riscontra anche nei dati dell’osservatorio Sana, secondo i quali circa il 65% degli italiani è alla ricerca della qualità tenendo in contro un giusto prezzo. L’interesse dell’industria e della grande distribuzione unito a politiche come contributi verso i piccoli produttori e a strumenti come le assicurazioni sui raccolti potranno favorire un ulteriore calo del differenziale di prezzo.

 

Questi provvedimenti contribuirebbero sicuramente alla democratizzazione del cibo biologico, che diventerebbe più accessibile a un numero sempre maggiore di persone. Se questo processo porta con sé indiscutibili vantaggi, come la diffusione di uno stile di vita alimentare più salutare e guadagni maggiori per gli agricoltori, comporta anche alcuni rischi. Il principale è trasformare il cibo biologico in una commodity, ovvero un bene per il quale c’è domanda ma che viene offerto senza differenze qualitative sul mercato ed è fungibile, cioè resta uguale indipendentemente da chi lo produce. Con l’ingresso nel settore dell’industria dell’alimentazione e della grande distribuzione questo rischio è più concreto, e le prime vittime di un processo del genere sarebbero le aziende migliori, che si troverebbero a competere con prodotti standardizzati, più a buon mercato e meglio posizionati sul mercato. In poco tempo questa situazione si ripercuoterebbe sui prezzi pagati all’origine agli agricoltori, i quali troverebbero meno conveniente la conversione al biologico. Per evitarlo è necessario che i prodotti biologici riescano a mantenere quel valore aggiunto in termini di gusto, sicurezza e sostenibilità che mantengono alta la loro reputazione e, di conseguenza, la loro domanda.

 

vincenzo menichella

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Credits: Agostini Lab Srl