Il cielo blu

17 Marzo 2020
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sostenibilità

L’immagine dell’acqua limpida a Venezia crea rabbia.

Siamo asseragliati a casa, spesso in condizioni di forzata coabitazione con le persone che ora cominciamo a guardare in modo diverso e non sempre abbiamo un cane “da scendere”.
Abbiamo cercato di tenere un filo con il mondo che avevamo prima, spesso ci riusciamo a costo di grande fatica, ma andiamo avanti perchè non abbiamo chiarezza del nostro dopodomani. 

Siamo a casa, dobbiamo restare a casa, come implorano gli amministratori locali o i commissari straordinari, come l’eroico (purtroppo) ex assessore alla Sanità della mia regione, l’Emilia-Romagna, Sergio Venturi.

Allora ci attacchiamo alla finestra e, ce ne siamo accorti tutti, il cielo è davvero bello in queste giornate, senza aerei, senza smog. 

I dati trasmessi dalla missione Copernicus Sentinel-5P dell’Agenzia spaziale europea fotografono un calo dell’inquinamento atmosferico, in particolare delle emissioni di diossido di azoto, sopra l’Italia e in particolare sulla pianura padana dove sono concentrate buona parte delle imprese dell’Italia produttiva. Nel periodo che coincide con il blocco di prevenzione alla diffusione del CoronaVirus è chiaramente visibile una riduzione della nuvola rossa di diossido di azoto sull’Italia settentrionale. Il diossido di azoto è un gas inquinante generato dalla combustione di combustibili fossili, per cui fortemente legato sia alla produzione industriale che agli impianti di riscaldamento e al traffico stradale. Caratterizzato da un colore rosso bruno e da un odore pungente, è tossico ed irritante ed essendo più denso dell’aria tende a rimanere vicino al suolo.

“Anche se possono esserci minime variazioni dovute alla copertura nuvolosa e al cambiamento del tempo- spiega Claus Zehner, responsabile di missione Esa per Copernicus Sentinel-5P a il Sole24Ore – siamo convinti che la riduzione di emissioni che possiamo osservare coincida con la serrata in Italia che determina meno traffico e meno attività industriali“.

A Venezia, dove negli ultimi anni si è parlato (inutilmente) soprattutto delle Navi che stanno distruggendo le fondamenta della città, il blocco ha fatto scoprire che i canali possono essere limpidi e popolati di biodiversità sotto lo strato di inquinanti che il traffico produce di solito.

C’è dell’ironia in queste giornate spesso baciate da un sole primaverile che rende ancora più bizzarra la nostra vita in casa. Il silenzio in città, fino a pochi giorni fa così irreale, rende ancora più serena la nostra vita. L’inquinamento acustico è sparito in città e diventa ancora più evidente quando, nell’ora dei flash mob, partono le sfide musicali tra le finestre e le palazzine, con le città che esplodono per qualche minuto di condivisa liberazione emozionale. Svelando nuove forme di relazione in cerca di definizione.


Scopri vicini che non avevi mai avuto il tempo di salutare; ci si rende disponibili per piccole commissioni alimentari per le persone più anziane, spostando così l’attenzione affettuosa per la propria famiglia spesso lontana verso i soggetti più fragili che questa forzata vita domestica ci ha svelato. 

Ci è voluto un disastro di queste proporzioni per aprire gli occhi. La noia, le piattaforme di stream video e audio consumate, l’irritazione, dall’altra un cambio di passo nella natura che si sta riprendendo gli spazi che l’attività umana sta abbandonando.

Biodiversità, acque vive, aria pulita e relazioni umane. Sono le conseguenze dell’abbandono temporaneo delle attività produttive: quando questa pandemia avrà finito il suo corso molte cose riprenderanno con ancora più energia di prima.
Ma la “livella” ci aiuta a creare anticorpi mentali che speriamo di essere in grado di sfruttare, quando poi potremo davvero scegliere che tipo di futuro vogliamo. Ora possiamo almeno ripensarlo. Ma non dobbiamo avere paura, “si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi allo stesso tempo, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà” (Aldo Moro).

La foto in apertura è presa dal quotidiano la Nuova Venezia.

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Credits: Agostini Lab Srl