Il cibo come medicina, anche nelle farmacie

15 Gennaio 2018
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MERCATO

Curarsi col cibo è un’espressione che si sente pronunciare sempre più di frequente da medici e nutrizionisti. 

Negli Stati Uniti da alcuni anni è diventata una realtà, tanto da far sorgere delle vere e proprie farmacie del cibo allo scopo di aiutare chi soffre di alcune patologie croniche come l’ipertensione e il diabete di tipo 2.

Una delle prime esperienze di questo genere è nata al Silver Avenue Health Center di San Francisco, qui la dottoressa Rita Nguyen ha fatto partire un primo progetto pilota nel 2013 che ha preso definitivamente forma nel 2015. Il programma si propone di conciliare le indicazioni cliniche con una buona alimentazione, spesso inaccessibile per i pazienti più poveri. L’obiettivo dichiarato è dare ai pazienti accesso libero a cibo più salutare, che permetta di mantenere sotto controllo i loro disturbi, e la formazione necessaria per cucinarlo. A partire da questa realtà entro l’anno solo a San Francisco diventeranno quattro le farmacie del cibo, mentre programmi simili sono stati avviati nella Silicon Valley, in Pennsylvania, a Boston e in Minnesota.

I costi sociali relativi ai disturbi legati alla dieta continuano a salire: circa un terzo degli adulti americani soffre di ipertensione, elevando il rischio di malattie cardiovascolari, e più del 7% della popolazione soffre di diabete, il 4,4% in più rispetto al 2000. Nel 2012 si è calcolato che in termini di spesa pubblica questi disturbi costano direttamente allo stato 176 miliardi di dollari in spese mediche e 69 in termini di perdita di produttività. Una semplice diminuzione dell’1% per entrambe le patologie, secondo alcuni analisti, porterebbe ad un risparmio che si aggira tra gli 83 e i 103 dollari a persona ogni anno.  

Alla dottoressa Nguyen l’idea di aprire una farmacia del cibo è venuta quando, dopo le cure mediche, consigliava ai suoi pazienti di alimentarsi in modo migliore e questi le rispondevano che era più facile a dirsi che a farsi, non per mancanza di volontà, ma a causa dei prezzi alti e della mancanza di cibo sano nei punti vendita. “Sono legata ai degenti – ha detto la dottoressa – ma sono anche consapevole che gran parte di quello che vediamo negli ospedali può essere prevenuto. Spesso accumuliamo medicine senza considerare la seconda parte dell’equazione del benessere, che è il cibo. Quello che è unico nel nostro programma è aver ormai costruito un intero network di cliniche che si è dato questa priorità. In questo modo i pazienti possono recarsi dove meglio preferiscono a ritirare le loro ‘ricette’, che forniscono cibo sano senza nessun costo per loro. Questo veicola meglio il messaggio che l’alimentazione è parte integrante dell’assistenza sanitaria. I pazienti ricevono la loro ‘ricetta’ scritta quando arrivano nella farmacia del cibo, mentre alcuni dei nostri medici inizia a usare le ‘ricette’ per assegnare le cure ai pazienti direttamente dalle cliniche”.

I nutrizionisti che lavorano nelle farmacie del cibo non impongono gli alimenti ai pazienti, semplicemente si assicurano che questi possano scegliere tra alimenti appropriati alle loro esigenze cliniche. Questo non vuol dire escludere del tutto alcune tipologie di nutrienti, come ad esempio i carboidrati, infatti alle prescrizioni alimentari si affiancano momenti educativi pensati per formare i pazienti, a partire dall’attenzione alle porzioni. Anche il modo di veicolare il messaggio facilita l’accoglienza positiva da parte dei pazienti, che solitamente ricevono solo divieti, mentre nelle ‘farmacie del cibo’ si adotta un approccio propositivo che si focalizza sugli aspetti positivi di mangiare cibo sano, come il gusto. I dati raccolti dal Silver Avenue Health Center sugli effetti che il nuovo regime alimentare ha sui pazienti sono ancora incompleti e statisticamente poco rilevanti, ma, cosa forse più importante, secondo un sondaggio sottoposto ai pazienti il 75% ha affermato che grazie al programma ha migliorato l’accesso al cibo sano, mentre il 50% ha detto di mangiare di più o sempre più cibo salutare.

Sebbene la domanda di cibo salutista sia in crescita, e i produttori stiano rispondendo a questa esigenza, un rapporto statistico dei Centres for Disease and Control Prevention degli Stati Uniti indica che nel 2015 solo il 12,2% degli americani ha mangiato la giusta quantità di frutta e solo il 9% di verdura. Quindi, anche se c’è sempre più consapevolezza dei benefici di un alimentazione sana, resta comunque difficile trasformare questa consapevolezza in una prassi, si stima infatti che circa un terzo degli alimenti acquistati non venga consumato, ed è più probabile che siano quelli freschi e più salutari.

Le farmacie del cibo sono un fenomeno che si inserisce nella tendenza a mettere maggior attenzione alla relazione tra cibo e salute. Un fenomeno che ha molto a che fare con il modo in cui le scuole di medicina formano i futuri medici. Christofer Gardner, professore di medicina e di studi nutrizionali alla Stanford Stanford Prevention Research Center afferma:” I medici stessi sono un obiettivo di questo processo. Vogliamo che mettano in pratica quello che poi dovranno insegnare. Sono rimasto sgomento quando la direttrice amministrativa del centro mi ha riferito che la portata più popolare del menu erano le ali di polli fritte condite con salsa ranch. Resto comunque ottimista, in questo campo le cose si stanno muovendo in avanti e la medicina è cambiata più negli ultimi cinque anni che nei precedenti cinquanta”.

vincenzo menichella

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Credits: Agostini Lab Srl