Il biologico conquista la Russia

4 Dicembre 2018
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MERCATO

Cresce l’interesse per il bio in Russia, tra voglia di cibo sano e l’idea di conquistare il mercato

L’agricoltura biologica sbarca al Prodexpo, la più grande fiera alimentare russa, che si svolgerà all’Expocenter di Mosca dall’11 al 15 febbraio prossimi. Per la prima volta all’interno della manifestazione ci sarà un salone interamente dedicato ai prodotti biologici che si chiamerà Prodexpo-Organic. La manifestazione sarà una vetrina per i prodotti biologici certificati, per riunire le associazioni dei produttori russi e per premiare i migliori prodotti. Per essere ammesse ai padiglioni della fiera moscovita le aziende dovranno rispettare alcune condizioni: garantire che almeno il 70% dell’assortimento presentato in fiera sia certificato come biologico almeno fino al febbraio 2018; allegare alla domanda di partecipazione copie delle certificazioni per la produzione, trasformazione, fornitura e vendita di prodotti bio; essere in linea con i seguenti standard: quelli appartenenti all’IFOAM Family of Standards; lo standard nazionale russo GOST 56508-2015, ma solo se certificato da autorità di controllo accredite attraverso lo standard GOST 57022-2016; i sistemi di certificazione privati russi.

 

La scelta di realizzare Prodexpo-Organic viene incontro alla crescente domanda di prodotti biologici che sta conquistando anche la Russia. Secondo i dati degli organizzatori di World Food Moscow nel 2016 sono circa 4,5 milioni gli utenti russi che consumano biologico per un valore di circa 185 milioni di dollari, e negli ultimi 5 anni la domanda di cibi biologici è aumentata del 60%. Lo sviluppo dell’agricoltura biologica in Russia è abbastanza recente. La prima associazione dei produttori è stata fondata nel 2013; mentre la NOS, l’unica associazione che rappresenta i produttori e i distributori biologici nel Consiglio del Ministero dell’Agricoltura e che partecipa all’elaborazione delle norme legislative, è stata fondata l’anno successivo. Nonostante questo, il governo russo ha progetti ambiziosi, e punta a far diventare la Russia uno dei principali paesi produttori di cibo biologico. Secondo il ministro dell’Agricoltura Alexander Tkachev nei prossimi anni la Russia potrebbe arrivare a esportare prodotti biologici per un valore di 20/30 miliardi di dollari, un obiettivo fin troppo ottimista per un mercato che al momento vale poco meno di 200 milioni di dollari.

 

La Russia però ha risorse per raggiungere risultati notevoli: secondo i dati forniti al Sinab dal ministero dell’Agricoltura nel 2016, può contare su circa 40 milioni di ettari di terreni non toccati dai pesticidi per molti anni. Le sanzioni dovute alla crisi ucraina stanno spingendo il governo a investire molto sull’agricoltura per avvicinarsi all’autosufficienza alimentare – fino al 2013 la Russia importava oltre il 36% del cibo sul mercato alimentare, quota che è scesa ad un comunque consistente 22%, secondo i dati ICE diffusi ad agosto 2017 – e anche per diversificare le entrate visto che l’economia russa è ancora troppo legata al mercato dell’energia. Il Governo ha intenzione di investire molto nell’agricoltura, per il 2015 sono stati stanziati 215 miliardi di rubli e 224 miliardi per il 2016 – circa 3 miliardi di euro – e, avendo la Russia rinunciato ad usare gli OGM, è prevedibile che una buona parte di queste risorse sia destinata allo sviluppo dell’agricoltura biologica. Lo stesso Presidente Putin nel 2015, prospettando una sorta di piano quinquennale, aveva affermato che la Russia potrebbe diventare nei prossimi anni uno dei paesi leader nel mondo sul mercato del biologico e puntare a una fetta tra il 15% e il 25% del mercato globale entro breve. E mentre la produzione di cereali continua a far registrare altri record – la Russia è il primo esportatore al mondo di frumento – il riscaldamento globale sta favorendo la disponibilità di nuove terre coltivabili.

 

Fino a poco tempo fa tra i paesi che appartenevano al G8 la Russia – uscita di recente – era l’unico a non avere ancora una legge che regolasse il mercato del bio, pur avendo un mercato in crescita. La legge, attesa sia dai consumatori che dagli imprenditori, è arrivata nel 2018 e andrà in vigore dal 1° gennaio del 2020. La norma prevede la regolamentazione di produzione, trasformazione e trasporto dei prodotti bio in Russia. Vieta, inoltre, l’uso di prodotti chimici, di stimolatori della crescita e di antibiotici. Stabilisce le definizioni di agricoltura, prodotti e produttori “biologici”. Tra gli obiettivi la realizzazione di un registro unico dei produttori biologici e sostenibili, con il rilascio di un’etichettatura speciale per chi otterrà la certificazione biologica, per questi ultimi l’iscrizione al registro sarà gratuita.

 

Difficile capire da qui cosa spinga la Russia a investire molto in agricoltura, e in particolare in quella biologica. Di sicuro il divieto di importare prodotti alimentari dall’Unione Europea, in risposta alle sanzioni stabilite dall’Europa in seguito alla crisi in Ucraina, ha spinto il governo russo a cercare di produrre in patria una buona parte degli alimenti che di solito importava. Soprattutto è difficile capire quanto durerà questo impegno nel bio nel caso non dovesse verificarsi in tempi brevi il boom di esportazioni che si augurano i dirigenti russi. Per molti commentatori questo è l’inizio di una guerra fredda del cibo, con la Russia che sta stringendo accordi di esportazioni con la Cina, l’Egitto e altri paesi orientali per guadagnare fette crescenti di mercato e sfruttare il suo grande patrimonio di terre arabili, anche se per farlo in così breve tempo sarebbe necessaria una quantità di manodopera al momento non disponibile senza una forte immigrazione. In questo senso la scelta di investire sul biologico può essere letta anche in contrapposizione alle scelte sugli OGM fatte negli Stati Uniti, ma queste ipotesi sono soprattutto materia per i cremlinologi contemporanei.

 

Al momento quello che emerge è che anche in Russia si ritrovano dinamiche di mercato già viste nello sviluppo del biologico in altri paesi: a trainare la domanda – come evidenziano i dati Sinab – sono le classi medio alte, con un’istruzione superiore che vivono nei grandi centri urbani, più facilmente disposte ad una spesa maggiore per avere cibo di qualità. I maggiori consumatori hanno un’età compresa tra i 25 e i 45 anni e sono motivati all’acquisto principalmente per l’attenzione alla salute.

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Credits: Agostini Lab Srl