Il bio cresce ma mancano le sementi

16 Gennaio 2018
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BIOLOGICO

Il caso sollevato a Modena: serve un piano sementiero.

“L’agricoltura biologica si fonda sulla biodiversità. Per questo bisogna offrire alle aziende agricole bio nuove e alternative varietà di semi, adatte alle esigenze specifiche dei produttori del settore” .

A Modena Cia-Agricoltori Italiani di Modena, Anabio e Aiab, hanno organizzato un’iniziativa in collaborazione con Rete Semi Rurali e Firab, per aprire un confronto tra esperti e rappresentanti della filiera produttiva biologica e, soprattutto, chiedere al ministero la creazione di un nuovo Piano Nazionale per le sementi biologiche per mettere a disposizione delle imprese, nel medio periodo, materiale riproduttivo in qualità e quantità adeguate. Attualmente, infatti, la maggior parte dei semi disponibili sul mercato, quindi utilizzati anche in agricoltura biologica, proviene da varietà selezionate per rispondere agli input di altri modelli agricoli e riprodotte con metodo convenzionale.

Nonostante una crescita di superfici e operatori biologici superiore al 20%, oggi si registra una forte contrazione nella disponibilità di sementi per questo tipo di agricoltura. La moltiplicazione di sementi con metodo bio è passata in Italia da 10.600 ettari nel 2009, a soli 7.500 ettari nel 2013, con una contrazione che gli ultimi dati disponibili attestano al 30%.

“In un quadro europeo in cui le aziende agricole riproducono autonomamente meno deI 1% delle sementi per la coltivazione di ortaggi e solo il 50% per la semina dei cereali – ha spiegato la Cia di Modena alla Gazzetta di Modena- è evidente come la disponibilità sul mercato di sementi biologiche e biodinamiche di qualità sia fondamentale per un sano sviluppo del settore. Certamente un primo sostegno arriverà con l’attivazione della Banca Dati delle Sementi bio (BDS), che sarà resa disponibile sul Sistema informativo biologico (SIB) e conterrà l’elenco delle specie e varietà di sementi prodotti in biologico disponibili sul mercato nazionale e relativi fornitori”.

Ma il problema è anche la qualità. Per questo  Cia, Anabio e Aiab sostengono il miglioramento genetico partecipativo, con la collaborazione di agricoltori, tecnici e ricercatori, per selezionare varietà che rispondano ai bisogni degli operatori.

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Credits: Agostini Lab Srl