“IFOAM EU ha svolto un attento lavoro affinché il nuovo regolamento non abbassasse gli attuali standard”

2 Maggio 2018
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BIOLOGICO

Nostra intervista a Eduardo Cuoco, IFOAM EU Director.

Il nuovo regolamento europeo per il biologico prevede che i prodotti convenzionali e quelli biologici abbiano le stesse soglie per i residui di pesticidi e fitofarmaci. Come si deve comportare un agricoltore bio, se i terreni circostanti alla sua azienda sono coltivati in modo convenzionale?

Eduardo Cuoco, IFOAM EU Director


Gli agricoltori biologici hanno scelto di produrre cibo con un metodo produttivo che non prevede l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi né per la protezione delle culture né per la fertilizzazione dei terreni.

Il regolamento europeo (834/2007 ed il futuro) descrive in maniera attenta i controlli da effettuare durante tutta la filiera produttiva, dal campo ai prodotti finali e mira a garantire che l’impegno di produrre senza chimica sia rispettato.

Il ruolo dell’agricoltura biologica è fondamentale: l’uso dissennato di pesticidi da parte dell’agricoltura convenzionale ha fatto sì che nell’ultimo anno nel 63,9% delle acque superficiali italiane e nel 31,7% di quelle sotterranee l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (il massimo organismo scientifico italiano sull’ambiente, diretta emanazione del ministero) abbia trovato 224 pesticidi diversi, il numero più elevato di sempre. Non si tratta, quindi, solo di inquinamento “vecchio”, ma del continuo maltrattamento dell’ambiente con nuove sostanze nocive, in particolare erbicidi (il più diffuso è il glifosate, che lo IARC ha classificato come cancerogeno), ma anche anticrittogamici e insetticidi, soprattutto nelle acque sotterranee. Il 21,3% delle acque superficiali e il 6,9% di quelle profonde hanno addirittura concentrazioni superiori al limite di qualità ambientale.

In questo ambiente inquinato, agli agricoltori bio è chiesto di proteggere le proprie coltivazioni tramite barriere verdi o vendendo come non-bio i prodotti raccolti ai confini dei loro terreni. L’agricoltore bio – che non usa sostanze chimiche – ha quindi l’onere di attuare misure precauzionali per scongiurare qualsiasi contaminazione.

Di recente il Ministero della salute italiano ha pubblicato i risultati dei controlli ufficiali condotti nel 2016 sui residui di pesticidi negli alimenti. Degli 8.439 campioni, 490 campioni sono stati di prodotti biologici (il 5,8%, 132 campioni di frutta, 111 di ortaggi, 82 di cereali, 21 di olio, 39 di vino, 22 di baby food, e 83 di altri prodotti).

Il 95.9 % dei campioni di prodotti biologici non ha presentato residui; il 3.7% ne ha presentato (18 campioni), ma i residui presenti in 15 di questi campioni sono risultati inferiori a 0.01 parti per milione (pari a 1 grammo di sostanza su 10 tonnellate di prodotto), cioè al livello che la legge riconosce come contaminazione involontaria e tecnicamente inevitabile, dovuto alla contaminazione di fondo, contro la quale l’operatore nulla può fare.

In sostanza, solo lo 0,4% dei campioni di prodotti biologici analizzati dalle strutture sanitarie pubbliche ha presentato residui che non dovevano esserci.

Per un confronto: nella produzione convenzionale presentava residui il 59,6% dei campioni di frutta, il 44,1% dei campioni di vino, il 36,1% dei trasformati di frutta, il 31,2% degli ortaggi, il 29,4% delle spezie, il 25,3% dei prodotti trasformati a base di cereali, il 23,2% dei trasformati di ortaggi , il 22% dei legumi, il 18,1% dei cereali, l’8,3% del latte, il 2,7% degli alimenti destinati a lattanti e bambini.

La quota dello 0.4% di prodotti biologici non regolari non ci soddisfa, ma oggettivamente è nulla rispetto a quello che le analisi ufficiali hanno registrato sui prodotti convenzionali.

In questo contesto IFOAM EU chiama i decisori politici a discutere di uno strumento politico che tuteli la salute dei consumatori, premi gli agricoltori che hanno scelto il biologico e che sfavorisca gli  operatori  che continuano a contaminare l’ambiente ed il cibo che consumiamo.

 Il nuovo regolamento consente lo sviluppo del bio in aree con forti criticità, e questo è un dato positivo. Ma un regolamento così trasversale e ampio non concorre ad abbassare il livello qualitativo del prodotto biologico quando il suo livello (come in Italia) è mediamente più elevato? 


Una critica da fare a questo regolamento è che il compromesso raggiunto non apporta grosse novità, infatti è molto simile – in contenuti – a quello precedente. A nostro parere nessun passaggio del regolamento appena approvato mira ad abbassare gli standard attuali; non è un regolamento che ci entusiasma, non aggiunge molte novità ma dire che concorre ad abbassare il livello qualitativo del biologico non è corretto.

IFOAM EU, insieme ad i suoi associati, ha svolto un attento lavoro affinché il nuovo regolamento non abbassasse gli attuali standard, riuscendo in chiusura a far sì che questo non succedesse.

Ora ci sarà da definire le regole di implementazione – circa 50 tra atti delegati ed atti di esecuzione – dove sarà importante ascoltare gli operatori biologici e scrivere regole che siano chiare, applicabili e in linea con i principi fondanti del biologico.

Tutti i parlamentari italiani hanno votato contro. Forse l’Italia tra i paesi europei ha la normativa nazionale più stringente a riguardo e, in questo modo, è più esposta alla concorrenza sleale rispetto a prima?


L’Italia ambiva ad un regolamento più ambizioso di quello approvato a Strasburgo nelle scorse settimane e all’allargamento ed armonizzazione in altri paesi di alcune regole specifiche del nostro paese (la coltivazione a stretto contatto con il suolo senza eccezioni per esempio). Durante la negoziazione i decisori politici hanno preferito rimandare la discussione su alcuni di questi argomenti posticipando di qualche anno la messa in implementazione nel nuovo regolamento. Il voto contrario dei Europarlamentari Italiani è da considerare una legittima difesa delle ambizioni nazionali.

Un punto che è stato molto contestato dagli operatori italiani è l’ammissione di prodotti realizzati fuori suolo, una pratica che va apertamente contro l’etica dell’agricoltura biologica. Ci può spiegare meglio a quali tecniche ci si riferisce con il nuovo regolamento? 
l nuovo regolamento ha ulteriormente chiarito il divieto di produrre alimenti biologici con tecniche “fuori suolo” o in “idroponico”.   Per esempio l’articolo 1.1 della Parte I dell’Allegato II sancisce chiaramente che le colture biologiche sono prodotte su suolo vivo in associazione con il sottosuolo e il substrato roccioso.

Un’eccezione è ammessa per meno di 20 ettari totali di produzione nei così detti “letti demarcati” in serra in Danimarca Svezia e Finlandia. Per gli operatori bio che operano in questi pochi ettari e sono certificati con data antecedente Giugno 2017 sarà possibile – come è possibile anche con l’attuale regolamento – continuare a produrre per 10 anni. Questa pratica è considerata come sistema di produzione tradizionale e prevalentemente utilizzata per vendita locale.  (i dati si riferiscono al  2013).

Certificazione. Ifoam ritiene accettabile il tariffario in cui l’odc applica una percentuale sul fatturato bio? 

La gestione delle relazioni tra OdC ed operatori e materia di legislazione nazionale per tanto non abbiamo una posizione Europea al riguardo.

Certificazione. Il nuovo regolamento introduce finalmente la certificazione di gruppo. In che modo si pensa di organizzarla e gestirla? 

Si e’ una bella novita’ per i piccoli produttori, anche se non siamo molto soddisfatti sui criteri per entrare a far parte di un gruppo di certificazione. Per esempio si mette un limite di 5 ettari per far parte del gruppo, ma 5 ettari non garantiscono sempre che l’agricoltore sia un piccolo produttore, dipende dalla coltura. Alcuni dettagli comunque devono essere ancora discussi e decisi.  IFOAM EU lavorerà’ per fare in modo che questo principio sia applicabile in Italia e nel resto d’Europa e limitato a determinate categorie di produttori.

Welfare animale. Ifoam è soddisfatta per i risultati ottenuti nell’ambito del welfare animale? Quali sono le novità peculiari introdotte? 

Il nuovo regolamento – purtroppo – non presenta grosse novità nell’aria del benessere animale. Ma comunque le indicazioni quali l’accesso all’aria aperta, al pascolo, la densita’ di allevamento, il divieto di determinate mutilazioni e tutte le altre buone pratiche di benessere animale restano in vigore.

Il processo politico per la definizione dell’atto di base non ha prestato attenzione alle nostre richieste di un innalzamento degli standard come ad esempio dettare regole piu’ dettagliate sul trasporto degli animali. IFOAM EU si augura che passi avanti saranno fatti durante lo sviluppo delle regole di implementazione.

Sementi. Un tema così delicato, anche alla luce anche dei conflitti che interessano l’economia tedesca con la fusione Bayer- Monsanto, non è che meritasse un’attenzione diversa, rispetto ad una deroga fino al 2035? 

Il risultato sulle sementi rappresenta un miglioramento importante. Con il nuovo regolamento finalmente i produttori bio avranno a disposizione il cosiddetto ‘materiale eterogeno’, cioè sementi più adatte all’ agricoltura bio che al momento – per problemi legati alla legislazione generale sulle sementi – non possono essere utilizzati.

Ora sarà importante che il settore biologico investa nello sviluppo delle sementi biologiche cosi da eliminare gradualmente la deroga che autorizza l’uso di sementi convenzionali non trattata con pesticidi quando non reperibili quelle bio. La data del 2036, infatti, è una data indicativa, se si avranno a disposizione una sufficiente quantità di sementi bio prima di quella data la deroga sarà abrogata in anticipo.

 

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