I rischi nascosti, ma non tanto, nei social

2 Maggio 2019
|
sostenibilità

Già in diversi articoli passati ho cercato di evidenziare l‘origine di quel senso di appartenenza che condiziona, in modo molto preciso, i pareri personali e quindi le scelte in generale. Fino ad arrivare, come vedremo, anche a indirizzare il voto politico.

In quest‘ultimo caso, i molteplici sensi di appartenenza dei componenti la società, possono venire diluiti nel mare delle opinioni personali e diventare, così, poco significativi oppure anche accumularsi in modo molto importante, creando uno zoccolo duro che viene fortemente evidenziato nella società e ne condiziona le scelte politiche.

Questo è innegabile, come è innegabile che sono proprio le informazioni che si raccolgono lungo la propria esistenza, che contribuiscono alla formazione delle opinioni e delle considerazioni che, complessivamente, sfociano nella maturazione del senso di appartenenza.

Tornando indietro, quindi, nella recente storia della civiltà, viene spontanea la domanda: da dove provengono queste importanti informazioni e quanto sono affidabili?

Sono quelle che, giornalmente, riceviamo dal mondo che ci circonda e che fanno partire e avanzare il nostro processo di maturazione.

La risposta non sembra, in realtà, molto complicata e dovrebbe bastare guardarsi attorno, con un po’ di buon senso e spirito di osservazione, per avere qualche buona idea in merito.

In passato, all’inizio del secolo scorso, era molto diffuso il passaparola. Si sviluppava in qualche centro di aggregazione, come i circoli e i caffè, e andava a integrare quanto si veniva a conoscenza dalla stampa. Come ci si può immaginare, le condizioni economiche erano un filtro come importante per definire il gruppo di persone che potevano usufruire di queste informazioni.

Poi è arrivato il momento della radio, più diffusa e, anche, dei giornali luce che erano proiettati al cinema prima del film, ingenui antesignani dei nostri telegiornali.

Andando ancora avanti nel tempo, avvicinandoci ai nostri giorni, troviamo la forza coinvolgente della televisione che, dal dopoguerra in poi, è stata molto importante per definire e imporre quelle che la società intendeva le giuste regole di vita, utilizzando le immagini come garanzia di veridicità.

Il condizionamento della televisione, come tutti sanno, è molto invasivo riguardo alla definizione del buon senso comune e delle scelte che un buon padre di famiglia deve fare per essere rispettabile e inserito in modo adeguato nella società.

L’importantissimo controllo della regia delle informazioni imposte al pubblico era fatto, per la televisione, soprattutto dalle forze politiche al potere e per i giornali, in modo un po‘ più trasparente, dalle proprietà degli stessi. Erano quelle entità astratte che, in realtà, imponevano le regole che il consesso civile e religioso ci trasferivano in modo irrifiutabile.

Ora le cose sono ulteriormente cambiate: è internet che, in modo inequivocabile, si è seduto sulla sedia del regista e si è talmente specializzato che riesce a portare al nostro domicilio, il proprio bar virtuale. Un momento dedicato di comunicazione, creato in modo artificiale per ognuno di noi, in cui chiunque si trova perfettamente a proprio agio e, quindi, diventa ricettivo per ascoltare quello che, in realtà, vuole effettivamente sentire.

Ed è esattamente questo che la regia gli propone.

É il momento, studiato a tavolino e gestito in modo informatico, in cui chi è entrato nella zona di conforto autoreferenziato preparata per lui, è anche nella fase di ricerca della fiducia nel prossimo (quella guidata dal cervello rettiliano). Ed è proprio qui che, chi ha commissionato lo studio dell‘algoritmo adeguato, ha buon gioco a raccontare delle cose a chi si sta fidando e riesce, quindi, a entrare in modo efficace nel subconscio delle persone, per condizionarne le scelte.

Questa, purtroppo, non è fantascienza, ma una cosa già attuale che, personalmente, ho già avuto modo di scoprire in un incontro tra aziende informatiche specializzate nel condizionamento del marketing su internet.

Gli informatici hanno spiegato, brevemente, come sono organizzati per manipolarci: ognuno di noi è seguito durante i nostri viaggi su internet e nelle nostre varie richieste di approfondimento.

E qui inizia lo studio della nostra personalità, nella più ampia sfaccettatura possibile.

Arrivati in fondo all’attività di profilazione, siamo presi per mano e portati, attraverso stadi di elaborazione sempre più raffinati e invasivi, all’obiettivo che si propongono: guidarci completamente nelle nostre scelte commerciali e , per non lasciare nulla al caso, adesso anche politiche.

Questa attività di condizionamento politico, infatti, sembra sia stata ultimamente provata su larghissima scala nel referendum inglese sulla Brexit. Secondo la giornalista inglese Carole Cadwalladr, che ha pubblicato molto recentemente un articolo che sta avendo risvolti esplosivi in tutta l‘UK, Facebook è stato il vettore, utilizzato da questa metodologia di condizionamento, che è riuscita a guidare gli elettori nella scelta espressa.

In questo caso è stata, addirittura, in grado di creare ad hoc delle informazioni false, come nel caso dell’imminente entrata nella UE della Turchia. Chi le stava leggendo, le ha prese come una futura potenziale invasione legalizzata dei mussulmani. Informazioni false di cui, poi, si sono perdute le tracce, come normalmente avviene nel mondo Facebook.

Si è, pertanto, generato il sogno di tutti gli assassini, la cancellazione automatica di tutte le prove dopo il delitto.

Siamo arrivati già a questo punto.

Certamente i grandi utilizzi di risorse economiche sono destinati alle grandi questioni politiche d’interesse mondiale. In forma più limitata, ma già adesso possibile, si stanno avvicinando al nostro piccolo mondo agroalimentare.

Chi ci rassicura che abbiamo la possibilità di svolgere, in modo tranquillo, la nostra attività di scelta consapevole?

Come possiamo essere certi che le informazioni che leggiamo ogni giorno nei social, siano reali e non fabbricate in modo fraudolento proprio per noi, perché la regia della rete è a conoscenza di quanto speriamo di leggere?

Teniamo conto di quanto è stato pubblicato in rete per i vaccini.

Molteplici informazioni, provenienti da altrettante fonti incontrollate, che andavano in una direzione e, contemporaneamente, in quella assolutamente contraria.

Per quest’argomento, che invade l’entità intoccabile dell’infanzia, ognuno di noi non si è accontentato della zona di conforto, ma si è sforzato di verificare, quanto possibile, tutte le opinioni.

E per le cose apparentemente meno decisive per la nostra salute?

Non sono convinto che ci sia la stessa attenzione ed è più facile, quindi, essere ingannato.

Quindi, come fare a contrastare questi inganni planetari che fanno il gioco di chi utilizza la confusione come offuscamento della realtà?

Per ora non ho una soluzione sicura, ma sono convinto che tra poco, sempre l’informatica, dopo averci ingannato, ci potrà aiutare.

 

alberto bergamaschi

Tags: , ,
Banner Content
Credits: Agostini Lab Srl