I rifiuti aumentano

12 Dicembre 2019
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sostenibilità

Mezza tonnellata a testa, in Italia, nel 2018.

Dopo sei anni di decrescita (sotto le 30 milioni di tonnellate), nel 2018 la produzione nazionale dei rifiuti urbani torna a quasi 30,2 (+25). La crescita è ancora maggiore se si guarda al dato pro capite: +2,2%, che in termini di
quantità è pari a poco meno di 500 chilogrammi per abitante. Invece di diminuire la produzione di rifiuti in Italia è aumentata.

Ispra ha presentato il Rapporto Rifiuti Urbani ed. 2019, con gli ultimi dati relativi al 2018.
E’ nel il centro Italia, con 548 chilogrammi per abitante, che si registra la maggior produzione pro capite, con un aumento di oltre 10 kg per abitante rispetto al 2017. Il valore medio del nord Italia si attesta a circa ai 517 chilogrammi per abitante (+14 kg per abitante rispetto al 2017), mentre il Sud si attesta a 449 chilogrammi per abitante, con un aumento di 7 kg. La produzione pro capite risulta addirittura inferiore di quasi 51 chilogrammi per abitante rispetto al dato nazionale e di quasi 100 chilogrammi in raffronto al valore medio del Centro.

Ad eccezione di Marche, Molise e Sicilia, tutte le regioni italiane fanno rilevare, tra il 2017 e il 2018, una crescita della produzione dei rifiuti urbani. I maggiori incrementi si osservano per il Piemonte (+5,1%), il Trentino Alto Adige (+4,5%) e la Sardegna (+3,7%).
Analogamente ai precedenti anni, la produzione pro capite più elevata, con 660 chilogrammi per abitante per anno, si rileva per l’Emilia Romagna, il cui dato risulta in crescita del 2,8% rispetto al 2017. Segue la Toscana, il cui pro capite si attesta a 612 chilogrammi per abitante, che fa
rilevare una crescita dell’1,8%. Però attenzione, le rilevazioni in queste aree, spiega Ispra, sono influenzate dalla tendenza all’assimilazione, che porta a computare nei rifiuti urbani anche quelli da attività artigianali, commerciali e di servizio.

A livello provinciale, sono in Emilia Romagna le province che producono più rifiuti: Reggio Emilia (761 kg), Rimini (754), Ravenna (735) e Forlì-Cesena (726).

Si osserva che nel 2018 l’andamento dei rifiuti è andato di pari passo con quello degli indicatori socio-economici. Tutti in crescita, quindi, i valori del PIL, della spesa per consumi finali delle famiglie residenti e non residenti, e della produzione di rifiuti. Cosa che non era accaduta nel 2017, quando si era verificato un disallineamento tra gli indicatori

La raccolta differenziata. Sette regioni su venti arrivano al 65% di differenziata che conferma anche nel 2018 la crescita con +2,6 % a livello nazionale rispetto all’anno precedente, raggiungendo così il 58,1%. Nell’ultimo decennio la percentuale è aumentata di quasi 25 punti, in termini quantitativi da circa 9,9 milioni di tonnellate a 17,5 milioni di tonnellate.

Un salto significativo si rileva al Sud con un aumento della percentuale di raccolta di 4,2 punti nel 2018, in particolare in Sicilia (+7,8 punti) e in Molise (+7,7 punti), seguite dalla Calabria (+ 5,6) e dalla Puglia (+5). Un miglioramento importante, anche se non fa spostare le quattro regioni
dalle ultime posizioni a livello nazionale.

Sono 7 le regioni italiane che superano l’obiettivo del 65% di differenziata fissato, al 2012, dalla normativa: Veneto (73,8%), Trentino Alto Adige (72,5%), Lombardia (70,7%), Marche (68,6%), Emilia Romagna (67,3%), Sardegna (67%) e Friuli Venezia Giulia (66,6%).

Tra queste regioni, quelle che fanno registrare i maggiori incrementi delle percentuali di raccolta sono, nell’ordine le Marche, la Sardegna e l’Emilia Romagna.
Percentuali ancora più alte di differenziata si registrano a livello provinciale: a Treviso, che si attesta all’87,3%, seguita da Mantova (87,2%), Belluno (83,4%) e Pordenone (81,6%).
Significativa la crescita in Sicilia di Siracusa: quasi 11 punti in più di differenziata (dal 15,3% del 2017 al 26,2% del 2018) e Messina (dal 20,8% del 2017 al 28,7%). In Calabria cresce Crotone (27,3%, a fronte del 22,9% del 2017).

Tra i rifiuti differenziati, l’organico si conferma la frazione più raccolta in Italia. Rappresenta il 40,4% del totale e nel 2018 registra un’ulteriore impennata con un + 6,9% rispetto al 2017. Tra 2016 e 2017 era stato solo +1,6%. Da dove viene questa tipologia di rifiuto: soprattutto da cucine e
mense (67,6%) e da rifiuti biodegradabili provenienti dalla manutenzione di giardini e parchi (28,2%).
Al secondo posto per quantità, carta e cartone (19,5% del totale), con 3,4 milioni di tonnellate e una crescita del 4,3% rispetto al 2017. Segue il vetro con oltre 2,1 milioni di tonnellate.

La plastica fa registrare una crescita della raccolta del 7,4%, con un quantitativo complessivamente intercettato pari a quasi 1,4 milioni di tonnellate. Di tale quantitativo, 747 mila tonnellate sono raccolte nelle regioni settentrionali, con un valore pro capite di circa 27 chilogrammi per abitante, circa 247 mila in quelle del Centro (21 chilogrammi per abitante) e 374 mila in quelle del Sud (18 chilogrammi). Il 94% dei rifiuti plastici raccolti in modo differenziato è costituito da imballaggi. La raccolta differenziata comunale, infatti, si concentra sugli imballaggi per i quali è previsto un corrispettivo economico nell’ambito dell’accordo ANCI –CONAI.

Uno studio effettuato da ISPRA ha evidenziato che circa il 15% dei rifiuti indifferenziati è costituito da rifiuti plastici, in gran parte non di imballaggio, che non vengono adeguatamente recuperati.
Nel 2018 l’Italia ricicla il 50,8% delle seguenti tipologie dei rifiuti urbani: organico, carta e cartone, vetro, metallo, plastica e legno. Il nuovo pacchetto sull’economia circolare ha alzato l’asticella sul riciclaggio. Se la direttiva 2008/98 aveva fissato un target del 50% entro il 2020 per quella che si definisce “preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani”, le nuove direttive hanno innalzato il target al 55% nel 2025, al 60% nel 2030, al 65% nel 2035.

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Credits: Agostini Lab Srl