I mercati e i contadini

26 Marzo 2020
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MERCATO

Più continua la serrata e più si fa dura la stagione agricola.

Ora che è arrivata anche la neve a Bologna e siamo quasi ad aprile, la situazione è diventata fisicamente più percepibile. Partiamo dalla stagione che aveva preso con discreto anticipo un piglio primaverile, insinuandosi in questi strani tempi e in attesa del freddo. In Romagna erano tantissime le piante cariche di germogli ed ora è arrivata la gelata. In mezzo, con una produzione traboccante per i caldi tepori, scoppia la pandemia.
In questi anni la complessa organizzazione degli agricoltori locali, in prevalenza bio, come in altri territori, era riuscita a sviluppare un utilissimo sistema di vendita superando le mediazioni.

I mercati contadini riforniscono migliaia e migliaia di famiglie in città con prodotti alimentari freschi e locali; con la loro chiusura il rischio di aumentare la concentrazione di persone al chiuso dei supermercati si fa, purtroppo, concreto. I mercati contadini rappresentano un rapporto diretto fra campagna e città, una filiera corta antichissima, senza intermediazioni, trasporti e passaggi che aumentano a loro volta gli spostamenti umani ed i conseguenti rischi di contagio.
Per alcuni di noi si tratta di una esperienza quasi ventennale e, quindi, pensiamo di poter dire a ragion veduta che riteniamo possibile organizzare i nostri mercati garantendo le necessarie condizioni di tutela della salute pubblica, in pieno rispetto delle misure sanitarie straordinarie.

Misure straordinarie che si stanno abbattendo, non solo a Bologna, con grande impatto sul settore bio. “Le difficoltà maggiori per gli agricoltori bio – è il pensiero di Maria Grazie Mammuccini presidente di Federbio – secondo Mammuccini, riguardano “l’export e la distribuzione, considerato che le esportazioni di alcuni prodotti, come il vino, sono a zero. La vendita diretta per i prodotti freschi in molti casi è bloccata come alcuni comparti specifici che forniscono la ristorazione o le mense e come gli agriturismi, che non stanno lavorando. Se siamo un settore strategico per il Paese, occorre che si batta un colpo e anche alla svelta”.

Il grido di allarme che interessa il settore agricolo, si manifesta con maggior forza dove le esperienze produttive mantengono un fondamentale ruolo, nelle relazioni tra produttore e coltivatore, alternativo e, paradossalmente, più sicuro di un supermercato chiuso come sostengono. Il mercato, infatti, come accade a Bologna, in giorni diversi, riesce a proporsi in zone diverse e garantendo una più ampia offerta di prodotti locali e bio , per far fronte ad una domanda che è forte e non si rassegna alla distribuzione organizzata.

Nella ferma convinzione che i mercati di vendita diretta siano un’importante risorsa strategica a garanzia della sicurezza alimentare per la cittadinanza di Bologna, auspichiamo un ripensamento rispetto alla scelta di sospendere i mercati contadini di Bologna, ovviamente con la clausola che vengano rispettate rigorosamente le norme di cui sopra, ed eventualmente le altre che dovessero essere individuate come necessarie e attuabili nella circostanza. 

Sono stralci della lettera che Campi Aperti, l’organizzazione contadina attiva a Bologna, ha promosso una petizione e scritto al sindaco per affrontare il tema, che sicuramente è delicato. Da una parte l’esigenza di preservare le norme di sicurezza, così come disposto con aggiornamento continuo di prescrizioni, che vedrebbero i mercati fuori gioco. Dall’altra i contadini che sostengono che loro il mercato lo sanno gestire.

“Come annunciato dal Presidente del Consiglio Conte – ancora MariaGrazia Mammuccini saranno comunque necessari altri provvedimenti per limitare i contraccolpi di una crisi pesantissima e per affrontare le specificità dei diversi settori compreso quello del biologico”. Siamo solidali – assicura la presidente – con l’attività delle Amministrazioni locali che hanno messo in campo tutte le misure per arginare il Coronavirus, ci appelliamo però ai Sindaci affinché operino per superare il divieto allo svolgimento dei mercati agricoli locali».

Ma il punto rimane in questo momento la produzione agricola che dovrà confrontarsi anche con il cambio di stagione e che deve riprendere strada per far fronte al fabbisogno di centinaia di famiglie solo in zona. E’ un momento di grande delicatezza e serpeggiano le contraddizioni che queste prescrizioni spesso celano. Ma è anche un momento di grande rinnovamento dei sistemi a cui magari ci siamo anche affezionati, dobbiamo capirlo.

Da una parte c’è un canale distributivo preservato, che è quello industriale e con le previsioni che non possiamo fare sulla durata di questa situazione, non possiamo credere che sia l’unico conforme. 
Mense scolastiche e aziendali chiuse, personale a casa e rifornimenti bloccati. Ci sono tonnellate di cibo di altissima qualità che non riesce a superare il cancello delle aziende agricole locali, bisogna trovare una soluzione anche per loro. 

Una riorganizzazione locale, anche nelle filiere che fino ad oggi hanno privilegiato distribuzioni più ampie, potrebbe offrire uno sbocco. Usare il prodotto locale, per dare un segnale forte. Ci dovrebbe essere l’interesse delle amministrazioni locali, per far partire la cosa, magari quelle parti della macchina non coinvolte dalla gestione della pandemia in concerto con le diverse organizzazioni agricole. Che potrebbero però diventare molto preziose.

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Credits: Agostini Lab Srl