I furbi dei campi bio

3 Giugno 2019
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BIOLOGICO

Nella realtà, pagano in pochi e raramente”.

I lettori dell’Avvenire, ieri, saranno sobbalzati dalla sedia leggendo l’articolo che accusa il biologico.

Due prodotti su dieci, secondo la Repressione Frodi, sono concimati con fertilizzanti illegali, in qualche caso anche nocivi per l’uomo.

Partendo da una citazione dell’enciclica “ambientalista” di papa Francesco – Ci si ammala a causa di inalazioni di elevate quantità di fumo prodotto dai combustibili utilizzati per cucinare o per riscaldarsi. A questo si aggiunge l’inquinamento che colpisce tutti, causato dal trasporto, dai fumi dell’industria, dalle discariche di sostanze che contribuiscono all’acidificazione del suolo e dell’acqua, da fertilizzanti, insetticidi, fungicidi, diserbanti e pesticidi tossici in generale. Laudato Si’ n.20 – l’articolo denuncia la comparsa dell’alcaloide matrina sui campi italiani, ma lo scandalo riguarda il suo utilizzo nel bio, come ha svelato un sequestro effettuato nel Lazio lo scorso febbraio. Il prodotto è usato nei paesi poveri come pesticida perché costa poco. Era necessario usarlo nel costoso biologico made in Italy?

Una vicenda dolorosa per il comparto biologico che, come spiega in una comunicazione interna Federbio, è un’inchiesta avviata proprio grazie a una una segnalazione dell’organizzazione del biologico italiano alle Autorità competenti “derivante non solo dall’evidenza documentale di una probabile frode alla portata di qualunque tecnico agricolo o agricoltore, ma anche da campionamenti effettuati a nostre spese su colture trattate presso laboratori accreditati”.

Il problema  riguarda il mondo dei ”mezzi tecnici” utilizzati nel bio che, a differenza di quello che potrebbe pensare il consumatore medio, non sono i trattori, ma concimi e fertilizzati, spesso prodotti da aziende che ne incoraggiano un utilizzo fraudolento. Si, perchè anche Agrofarma e Assofertilizzanti (le organizzazioni a favore dell’utilizzo della chimica), come scrive l’Avvenire, ammettono che il “fenomeno sta assumendo dimensioni preoccupanti”. Di cosa parliamo?

Nel caso specifico, formulati commerciali -AFISER, TUTASER e SERVAMITE -, oltre a una composizione difforme da quella dichiarata in etichetta, contengono la “matrina”, con “elevata residualità sui prodotti alimentari sequestrati”.

I tre prodotti sequestrati erano inseriti nel registro dei fertilizzanti autorizzati dal Ministero delle politiche agricole e la multinazionale in questione è tuttora iscritta nel registro dei produttori autorizzati. Se non si prova il dolo, aggirare l’obbligo di registrare il formulato che ha effetti fitoiatrici comporta solo una sanzione, spesso esigua.

Con una “sfrontatezza” che ha colpito il giornalista di Avvenire, “con cui si commercializza ciò che è illegale. Come se fossero insetticidi e fungicidi”. Il punto è proprio questo: gli antiparassitari si presentano commercialmente come concimi e producono guadagni importanti.

In un modo semplice, spiega il quotidiano, l’IVA sui fertilizzanti è del 4%, contro il 10 degli agrofarmaci; non ci sono tasse di registrazione; non viene applicato il prelievo di legge del 2%; il ciclo di produzione industriale del concime è meno costoso.

Ciò che distingue un pesticida da un fertilizzante è la funzione fitoiatrica (curativa) del primo e proprio per questo prima di commercializzare un agro farmaco è necessaria l’approvazione da parte delle autorità europee e nazionali. Produrre quel dossier può costare fino a 250 milioni di euro, in quanto deve dimostrare l’innocuità del prodotto per uomo e ambiente. Al contrario, per commercializzare un concime è sufficiente una dichiarazione del produttore che espliciti le sostanze più importanti contenute nel prodotto. Ci sarebbe una commissione tecnico-consultiva per vagliare le domande ma non si riunisce da qualche anno. Una situazione talmente critica che molte aziende sono costrette a farsi “certificare” il prodotto direttamente prima di poterlo usare nel bio.

I tre prodotti sequestrati dalla procura di Latina erano distribuiti alle aziende bio da una multinazionale, attiva anche in Francia e Spagna, da dove proviene molta dell’ortofrutta che mangiamo. Non si tratta di un caso isolato anzi, la prassi fa sospettare che l’impiego sia più utilizzato di quanto si creda in Europa, con profondi rischi per la salute umana. Nel sequestro sono state coinvolte 4 persone, alcune di queste di nazionalità francese.

Dal punto di vista chimico è infatti la concentrazione a determinarne l’utilizzo più utileUn microelemento come il rame, usato nelle vigne: ne basta un po’ per arricchire la composizione del terreno, ma lo stesso formulato utilizzato a dosi massicce ha un’azione antiparassitaria. Lo si compra per concimare e lo si usa per combattere la peronospora? Difficile provarlo

Il tema dei controlli rimane quello più delicato. Per questo Federbio ha posto il tema “mezzi tecnici” all’attenzione del Tavolo agricoltura biologica e ha stretto un accordo con Fibl (l’istituto per l’agricoltura bio, molto prezioso sul fronte della ricerca) per la loro certificazione. L’obiettivo è quello di creare una Input List Italiana, sul modello già realizzato in Svizzera, Germania, Olanda e Austria, sono in corso le ultime trattative legate ai costi del progetto, in cui inserire con chiarezza la lista dei prodotti consentiti nel bio.

Ma al di là dell’impegno e la correttezza dei comportamenti da parte di chi dovrebbe contribuire a creare una percezione positiva sul settore, colpisce come ormai si sia insinuata nell’opinione pubblica la volontà di discriminare il bio, come se fosse scontato che un prodotto più costoso della media per forza nasconda chissà quale segreto truffaldino. Questo è più un tema antropologico che difficilmente può essere mitigato con leggi e sequestri, ma è questo il problema reale perché finisce per legittimare comportamenti scorretti. Ma siccome si parla di ambiente e salute, nessuno vuole annoiarsi…

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Credits: Agostini Lab Srl