I bambini che hanno fermato i pesticidi

1 Aprile 2019
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sostenibilità

L’asilo che ha scoperto che le vigne possono essere pericolose.

Siamo nella terra del Prosecco con la ‘p’ maiuscola, perchè siamo all’interno dell’aristocratica docg, che rende le bottiglie più preziose, soprattutto dal punto di vista economico. A Vittorio Veneto, provincia di Treviso, una scuola materna ha sollevato il velo di un problema che è uguale a quello di tante altre aree, quando c’è una concentrazione produttiva legata ad una singola filiera e buona parte del tessuto sociale è coinvolto.

Meglio il prosecco o la salute? L’asilo della frazione San Giacomo di Veglia, comune di Vittorio Veneto in provincia di Treviso, confina con un terreno di 2,5 ettari, la cui proprietà fallita è stata aggiudicato poi da un’azienda di San Vendemiano con l’obiettivo di impiantare nuove vigne di glera, per produrre prosecco.

Una vicenda iniziata nell’estate del 2018 con la messa in vendita di alcuni terreni, già adibiti a uso agricolo, a causa del fallimento della Cerfim srl. La Tenuta agricola San Martino, che poi ha acquisito la proprietà, il 27 settembre ha partecipato alla procedura per l’acquisizione dell’area e il 12 dicembre ha presentato al Comune la comunicazione di inizio dei lavori di piantumazione, allegando una planimetria e informando in merito ai trattamenti che sarebbero stati eseguiti.

Vigna di uva da prosecco, significa trattamenti chimici per preservane il valore, quindi pesticidi a contatto con i bambini. “L’ipotesi non è contemplata. O i nostri figli o i vigneti”. I genitori non rimangono con le mani in mano. I primi di gennaio la vicenda arriva in Regione, dove il presidente è Luca Zaia, che è il politico che più di ogni altro ha legato la sua storia al prosecco.  Il consigliere del PD e vicepresidente della Commissione agricoltura, Andrea Zanoni, il giorno 11 gennaio ha presentato una interrogazione – Realizzazione di un vigneto adiacente alla scuola per l’infanzia di San Giacomo di Veglia del Comune di Vittorio Veneto: cosa intende fare la Giunta regionale per bloccarlo al fine di tutelare la salute dei bambini?

Non è una guerra al prosecco, come invece hanno iniziato a sostenere in molti, non per niente la petizione promossa da Comune insieme al Comitato Marcia Stop Pesticidi (composto da 36 associazioni), che ha raccolto più di 1400 adesioni, vede tra i firmatari anche produttori di vino della zona.

Schiantarsi con il prosecco. Luca Zaia è sicuramente la persona giusta, nel posto giusto. Da una parte c’è un sistema ‘prosecco’ che, grazie ad una grande spinta offerta dalle politiche regionali ha raggiunto un successo planetario commerciale che oggi però si confronta con un mercato con sempre meno spazi, complice una saturazione che è figlia anche delle stesse politiche di sostegno. I dati sulla vendemmia 2018 sono molto positivi: 3.6 milioni di ettolitri prodotti tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, +10,8% rispetto all’anno precedente e una riserva vedemmiale di 600.000 ettolitri. Zaia, già a gennaio avverte che “i vigneti di Prosecco che già ci sono bastano e avanzano”

Nel corso di un convegno alla fiera di Godega (TV), a febbraio, il presidente della Regione non ha nascosto i suoi timori.  “Non c’è scritto da nessuna parte – spiegava – che questo fenomeno continui all’infinito, ma sappiamo che è chiaro che se lo gestiamo bene possiamo andare quasi all’infinito. Le esperienze internazionali ci sono. Ci sono quelli che sono riusciti a tenere in piedi fenomeni unici e altri che si sono schiantati. Il mio interesse è che questa regione non si schianti con il Prosecco. Dobbiamo però avere una visione industriale”.

In quell’occasione, Zaia ha toccato anche il tema salute. “Sulla sostenibilità si gioca un ruolo importante: ci sono sempre più comitati di cittadini, di mamme, a difesa della vivibilità, dell’ambiente: voi operatori vitivinicoli avete una responsabilità in quello che fate nei vostri paesi, responsabilità verso i sindaci e verso i vostri  concittadini. Convivere in modo armonioso con la popolazione, costruire relazioni buone, porta un ritorno di immagine. Concretamente significa ad esempio fare i trattamenti la mattina presto, evitando le ore dove i bambini vengono portati a scuola o fanno la ricreazione, o quando le piste ciclabili sono piene di ciclisti”.

Il 21 febbraio il Comune ha proposto uno scambio: il terreno vicino alla scuola in cambio di un altro terreno, di analoga estensione, che tra poco entrerà nel patrimonio comunale. Tutto bene? No, i vicini del nuovo appezzamento non ne vogliono sapere: perchè a noi?

“Crimine contro i bambini”. Torniamo a Vittorio Veneto dove la battaglia della piccola scuola materna e dei suoi 70 alunni ha cominciato a fare il giro, ottenendo il sostegno di varie forze politiche.

Le nuove barbette (foto qdpnews)

Il 27 febbraio, la nuova proprietà ha impiantato le barbatelle. Le coltivazioni sono a 10 metri dall’asilo. Il problema dei trattamenti interessa anche i produttori che fanno bio e biodinamico, le forze si uniscono. Una rappresentanza della scuola e del Comitato Marcia Stop Pesticidi partecipa all’incontro che si è svolto presso la Camera dei Deputati a marzo per presentare la mozione contro i pesticidi, a cui partecipa Vandana Shiva. “Nel nostro sistema alimentare ed agricolo esiste una criminalità organizzata”, sono le parole della ambientalista indiana. “Lo affermo sulla base della sua storia, una storia che ha portato ad inventare quei composti chimici per i quali sono stati messi sotto processo dal Tribunale di Norimberga e che tuttora li porta a continuare a commettere crimini contro i bambini di un asilo. Una criminalità organizzata che attacca ogni istituzione che cerchi di garantire la sicurezza delle persone”.

Il 22 marzo il Comune di Vittorio Veneto  denuncia presso la Procura della Repubblica la Tenuta agricola San Martino, proprietaria del terreno dopo che la Polizia locale avrebbe rilevato l’incompatibilità del completamento della piantumazione del vigneto con il dettato urbanistico vigente. Inoltre, non avrebbe rispetto l’ordinanza comunale che prevede il ripristino di una porzione dell’area piantumata a vigneto in zona territoriale ‘omogenea F2’ per la quale è necessaria la stipula di un accordo tra pubblico e privato per il rispetto dell’interesse collettivo. Pochi giorni dopo, i legali dell’azienda hanno fatto ricorso al Tar contro i provvedimenti del Comune di Vittorio Veneto in quanto si è “illegittimamente tentato di bloccare sul nascere un’iniziativa che non può essere condannata solo per il fatto di essere stata posta in essere in conformità alla normativa vigente”.

Il biologico. La settimana scorsa il consiglio comunale di Vittorio Veneto ha votato all’unanimità la modifica al regolamento di polizia rurale che prevede l’obbligo di coltivazione biologica certificata in aree definite particolarmente sensibili. Tutti d’accordo? “In questo momento sappiamo che c’è gente che sul biologico bara. Mi auguro non sia un biologico di facciata” è l’opinione del consigliere della Lega Nord Gianantonio Da Re.

Si, ma il rame? Naturalmente il rame qui è assolutamente centrale anche in virtù delle particolari condizioni climatiche della zona. Naturalmente, nel dibattito polarizzato il rame è stato equiparato a tutti gli altri ‘pesticidi sistemici’, benché le sue caratteristiche siano ben diverse. Il sospetto che ci sia “qualcuno” che imbrogli, come suggerisce il consigliere della Lega, in realtà tradisce una mentalità che è molto diffusa. Il rischio è che il biologico possa essere usato come una foglia di fico. Il problema principale, alla base di tutto, è una produzione collegata esagerata e una diffusa prospettiva speculativa che non vuole fare i conti con una realtà di mercato che comincia a vedere i suoi confini. Il rischio “schianto” paventato da Zaia, non si risolve applicando il “bio” in un contesto produttivo insostenibile. Il fatto di piantare vigne ovunque, dovrebbe già far riflettere.

Infatti la nascita del Forum stop pesticidi, organo politico dell’originario Comitato marcia stop pesticidi, alza ancora l’asticella. “Ci siamo resi conto che l’espansione dei vigneti viene sempre più spesso giustificata con l’agricoltura biologica. Il comportamento però non cambia perché arrivano spianano e piantano, stravolgendo il territorio. Abbiamo quindi maturato la convinzione che oramai il bio sia diventato un pretesto e a tal proposito c’è stata un confronto molto intenso nel Forum che va ricordato è composto da decine di associazioni di tre province e due regioni (Veneto e Friuli). Ora il prossimo passo è la marcia del 19 maggio a Follina, per dire no a tutti i nuovi vigneti”.

 

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Credits: Agostini Lab Srl