Glifosato, il problema tedesco

25 Marzo 2019
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sostenibilità

Il conflitto d’interessi investe la politica.

L’ufficio federale per la protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare (BVL), che fa capo al ministero dell’agricoltura, ha concesso lo scorso febbraio l’autorizzazione a 18 prodotti fitosanitari, uno dei quali contiene il glifosato. “Non è autorizzata”, accusa il ministro per l’ambiente.

Il sospetto che la potenza di fuoco della Bayer potesse influenzare le decisioni politiche in Germania e in Europa, si è era già capito quando, nel novembre 2017 la Germania ha permesso il rinnovo di 5 anni del glifosato con il voto nel comitato d’appello.

La Germania a favore del glifosato? Il tema è naturalmente controverso, sia per l’utilizzo del pesticida nel sistema agricolo convenzionale tedesco, sia per la l’acquisizione da parte della Bayer della Monsanto. Senza dimenticare che è la patria del prodotto bio.

Quando ci fu il rinnovo nel novembre 2017, l’allora ministro federale all’agricoltura Christian Schmidt, come svelarono i retroscena, decise in aperta violazione delle indicazioni di governo di appoggiare il pesticida. Scandalo? La cancelliera Angela Merkel, nel periodo successivo, forse complice anche l’esigenza contingente di ‘aprire’ a sinistra  – il ministro per l’ambiente è SPD, era un momento di fermento elettorale che puniva la coalizione di centro destra, il ‘contratto’ di coalizione prevede l’uscita dal glifosato – , licenziò il ministro assicurando che la Germania non aveva cambiato posizione. Schmidt, come ‘punizione’, in perfetto stile burocratico ha fatto carriera ed è finito all’Onu, mentre al suo posto al ministero è arrivata dal suo stesso partito Julia Klöckner.

il ministro Julia Klöckner, figlia di un produttore di vini, nel 1995 ha raggiunto la fama nazionale quando venne eletta Deutsche Weinkönigin (Regina del vino tedesco)

Nel corso di Deutschlandfunk, programma giornalistico di punta per la televisione tedesca andato in onda ieri sera, il ministro per l’ambiente Svenja Schulze (SPD) ha accusato il ministro federale dell’agricoltura Julia Klöckner (CDU), di aver permesso l’autorizzazione per l’uso del glifosato: lo scorso febbraio l’agenzia BVL, che vigila sulla sicurezza e la protezione dei consumatori (e fa parte del ministero dell’Agricoltura), ha infatti concesso una proroga fino alla fine di questo anno, per 18 pesticidi, uno dei quali contiene glifosato. Decisioni di questa portata, ha spiegato Schulze, “normalmente le prendiamo insieme”. Invece accusa il ministro di centro destra di aver concesso l’uso, “senza l’approvazione della mia autorità”.

Da Bvl, invece sostengono che si tratti di una compensazione, per raggiungere dei requisiti di classificazione che saranno necessari a partire dal 2020.

Nell’accordo di coalizione concordato tra le forze del Cdu (gruppo popolari Ue) e SPD (socialdemocratici), è prevista la limitazione d’uso di prodotti fitosanitari contenenti glifosato “con l’obiettivo di terminare l’applicazione il più presto possibile”. Ora però si è entrati in una fase politica che terminerà non prima delle elezioni europee.

E’ facile prevedere il salto di qualità che il tema e il dibattito potrebbero presto assumere. La polarizzazione politica, con i rischi si spettacolarizzazione e conseguente ‘semplificazione’ di temi così delicati e fondamentali per la ‘sicurezza’ delle persone, è un rischio che dovremmo evitare come la peste: sono argomenti troppo pericolosi per essere lasciati in mano alla comunicazione politica estrema di questi tempi social. 

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Credits: Agostini Lab Srl