Francia, gli Stati generali dell’alimentazione

15 Novembre 2017
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BIOLOGICO

In Francia, dal 20 luglio 2017, hanno avuto inizio le consultazioni, i dibattiti e gli workshop degli États généraux de l’alimentation.

Il nome, trae origine dagli États généraux, storicamente una assemblea straordinaria tra gli tre ordini della società: la nobiltà, il clero e il terzo stato (il popolo). Promossi da Emmanuel Macron nel suo programma elettorale, riuniscono diverse categorie di attori del settore agro-alimentare come ONG, sindacati, ricercatori, consumatori, produttori, distributori, industria agro-alimentare e politici.

L’obiettivo è disporre delle misure per fare fronte all’urgente necessità di promuovere l’evoluzione verso un agricoltura sostenibile e un’efficace trasparenza dei prezzi e della qualità dei prodotti per il consumatore. L’iniziativa dà seguito ad una lunga lista di eventi di coordinamento tra questi attori.

In effetti, l’agricoltura è un settore in crisi perpetua e lo Stato è intervenuto diverse volte nell’ultimo secolo. Già negli anni ‘30, per regolarizzare il mercato e fissare i prezzi del grano, è stato creato l’office du blé. Poi dopo la guerra per affrontare la carestia di prodotti di prima necessità, il Piano Marshall ha permesso la modernizzazione del settore con l’arrivo dei trattori e altri macchinari, della selezione genetica e dei concimi chimici. Negli anni ‘50, lo Stato francese interviene con la creazione di una forma di stoccaggio dell’eccedenza di produzione, con la creazione di cooperative e dei mercati all’ingrosso come Rungis.

Le prime leggi applicate negli anni ‘60 mirano al controllo dei mercati per dare la giusta retribuzione al produttore e contrastare la legge dell’offerta e della domanda. La modernizzazione del settore fa entrare l’agricoltura nell’era del capitalismo e porta i giovani a studiare il mestiere a scuola. La conseguenza è la scomparsa di 700.000 agricoltori in 15 anni. L’agricoltore abbandona la policoltura-allevamento, investe e si specializza in un settore in particolare. Dalla scarsità di alcuni prodotti nel dopo guerra, si arriva alla sovrapproduzione e l’accumulo di prodotti trasformati come il burro e il latte in polvere.

L’Europa dei sei modifica la politica dei singoli paesi, oramai gli accordi sono presi insieme per fissare dei prezzi uguali per tutti. Ma l’arrivo di nuovi paesi nell’Unione Europea aumenta la disuguaglianza e diventa complicato trovare un accordo. I costi di stoccaggio pesano, ne consegue la richiesta di diminuzione della produzione attraverso misure come l’istituzione del quota latte, la messa a riposo dei terreni e l’estirpazione delle vigne nell’Europa meridionale.

Oggi i prezzi non sono più garantiti ma sono regolati dalla domanda e l’offerta del commercio internazionale. Il modello produttivista ha dimostrato i suoi limiti mettendo in atto la corsa alla redditività, creata dalla liberalizzazione dei mercati, e gli scandali sanitari, come il morbo della mucca pazza.

La PAC, la Politica Agricola Comune, che alla sua creazione nel 1962 mirava ad un controllo dei prezzi e alle sovvenzioni, si è molto evoluta fino ad oggi. L’ultimo accordo del 2013 prevede un sostegno all’agricoltore da una parte e un aiuto allo sviluppo rurale dall’altra, il Greening. In effetti, dei nuovi modelli sono sostenuti economicamente per fare fronte ai cambiamenti climatici e alle inquietudini legate alla salute dei consumatori.

Recentemente, nel 2007, le pacte écologique (il patto ecologico) di Nicolas Hulot proponeva delle soluzioni a diversi problemi legati all’ambiente, alla biodiversità e alla gestione delle risorse.

Ascoltato dai politici, lo stesso anno si erano svolte les grenelles environnement, incontri e dibattiti sui temi relativi all’ambiente e alla gestione sostenibile delle risorse, che hanno di seguito portato all’approvazione delle leggi Grenelle I e Grenelle II. Una delle misure prese è stata la creazione di comitati operativi (COMOP) per lo sviluppo dell’agricoltura biologica e la diminuzione dell’uso dei fitofarmaci.

Oggi, il ministro della transizione ecologica, Nicolas Hulot dimostra entusiasmo per les États généraux de l’alimentation: “Abbiamo la scelta tra un rinvio e uno slancio. E io preferisco lo slancio. Possiamo fare un salto qualitativo tutti insieme, la cui conseguenza sarà di dare nuovamente sicurezza economica, psicologica e sanitaria agli agricoltori”.

I dibattiti mirano a rilanciare la creazione di valori e assicurarne la giusta ripartizione, permettere agli agricoltori di vivere con dignità del loro lavoro attraverso pagamenti a prezzi giusti, accompagnare i modelli di produzione per rispondere meglio alle attese dei consumatori e promuovere le scelte di consumo privilegiando un’alimentazione sana, sicura e sostenibile.

La consultazione pubblica dal 10 luglio al 10 novembre sul web  ha promosso il dibattito pubblico, proponendo 10 argomenti, tra i quali: informare meglio il consumatore, accompagnare la trasformazione della nostra agricoltura o come integrare al meglio la realtà dei costi di produzione.

Le proposte sono in corso d’esame e una sintesi sarà resa pubblica a metà dicembre. Inoltre, 14 workshop riuniscono fino a fine novembre i diversi attori per dibattere dei singoli argomenti: migliorare le relazioni commerciali e contrattuali tra produttori, trasformatori e distributori, sviluppare la bio-economia e l’economia circolare, oppure lottare contro lo spreco alimentare.

Il percorso degli États généraux de l’alimentation è in fase finale. Le conclusioni non sono ancora state rese pubbliche ma diversi interventi lasciano intuire che su alcuni punti non ci saranno i risultati attesi. In effetti, alcuni attori rimangono fermi sulle loro posizioni, ma le soluzioni si trovano con compromessi da tutte le parti e facendosi le domande giuste. Per questo quattro ONG -Oxfam France, Action contre la faim, le Secours catholique Caritas et Agronomes et vétérinaires sans frontières (AVSF) – hanno lasciato il tavolo del workshop 12 dove si affrontava il tema della sicurezza alimentare: assicurarsi che ogni cittadino possa avere accesso ad un’alimentazione sufficiente e di qualità in Francia e nel mondo.

La legge di modernizzazione economica del 2008 mirava all’abbassamento dei prezzi per un aumento del potere d’acquisto, e ci è riuscita. Ma per un agricoltura sostenibile, la corsa al prezzo sempre più basso deve fermarsi: il prezzo pagati all’agricoltore deve essere legato ai costi di produzione e non più ai margini della trasformazione e distribuzione. La sfida è la sovranità alimentare della Francia. Gli interessi dei diversi attori sono divergenti ma tutti hanno preso coscienza che il modello non è sostenibile per nessuno.
La confusione che porta la globalizzazione del mercato ci indirizza sempre di più verso una semplificazione dei nostri modi e scelte di consumo. Sì al mangiare sano, ma mangiare locale contribuisce alla salvaguardia del territorio in cui viviamo. Promuovere l’agricoltura familiare sostenendo i piccoli produttori è una misura indispensabile con effetto immediato. Le AMAP (Associazione per il Mantenimento di un Agricoltura Contadina) sono una rete già ben sviluppata che negli anni non ha smesso di creare dei nuovi aderenti. In Italia, sono paragonabili ai GAS (Gruppo d’Acquisto Solidale). Altre iniziative come La ruche qui dit Oui! hanno preso piede.

L’agricoltura è già in una fase di trasformazione. È bene che i diversi attori del settore si rendano conto che le aspettative stanno cambiando, ma la strada è ancora lunga per dei cambiamenti a largo spettro. L’esigenza di un vero cambiamento nella nostra società è imminente con il ritorno ad un agricoltura di prossimità e di migliore qualità.

lauriane borget

Pour un pacte écologique, Nicolas Hulot, Calmann-Lévy, 2006

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Credits: Agostini Lab Srl