E’ scandalo. Non è l’Italia

10 Agosto 2017
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sostenibilità

Uova contaminate da un potente insetticida vietato negli allevamenti di galline.

La giornalista che oggi su radio24 parlava del vergognoso rimpallo tra amministrazioni olandesi e belghe non ha potuto evitare. “Il bue che dice cornuto all’asino”. Si, perchè non stiamo pensando ad uno scandalo improvviso ma di una faccenda nota alle istituzioni che, colpevolmente hanno ritardato l’allarme.

La contaminazione da Fipronil, spiega il Corriere della Sera, sarebbe stata originata da una partita di Dega-16 venduto dalla società olandese Chickfriend, che a sua volta si sarebbe rifornita da un distributore belga di prodotti chimici. Il proprietario della società belga è sospettato di aver aggiunto del Fipronil al Dega-16 per aumentarne l’efficacia.

Il fipronil è un’insetticida molto potente comunemente usato contro pulci, acari e zecche, di cui è vietato l’utilizzo per gli in animali destinati alla catena alimentare, come appunto i polli. Risulta altamente tossico per topi, api, conigli e alcune specie di uccelli.

Il fatto che l’Organizzazione mondiale della Sanità consideri il fipronil “moderatamente tossico” per l’uomo, ormai tutti lo sappiamo, non significa affatto che una continua esposizione non possa portare poi a danni gravi. E’ il principio di precauzione che ha permesso di bloccare pesticidi apparentemente innocui, ma la cui continua assunzione poi provoca danni irreparabili. Il fibronil, consumato in grandi quantità può causare danni ai reni, al fegato e alla tiroide. 

Non è comunque ancora chiaro se lo scandalo si fermerà solo alle uova. «Si teme che le uova al fipronil possano rimanere a lungo nella catena alimentare, dopo essere finiti in prodotti trasformati come torte, paste, pane» ha dichiarato Christian Meyer, ministro della Sanità della Bassa Sassonia. La Germania è coinvolta perchè, nonostante sia un paese molto bio, ha importato circa 10 milioni di uova contaminate immessi in canali di massa. Aldi, leader nel canale discount, ha interrotto la vendita, in attesa che si chiarisca la situazione. Solo in Belgio, Paesi Bassi e Germania sono state ritirate dal commercio milioni di uova. Qui sono stati aperti diversi filoni d’inchiesta. Ma è lo scontro tra Stati membri a mostrare la gravità della situazione.

Il ministro dell’agricoltura tedesco Christian Schmidt ha chiesto spiegazioni agli omologhi belga e olandese. Berlino ce l’ha con l’agenzia belga per la sicurezza degli alimenti (Afsca), che ha ammesso di sapere del problema Fipronil da giugno ma di averlo notificato all’Ue solo per il 20 luglio.

Il primo allarme è stata lanciato il 22 luglio dall’Autorità olandese per la sicurezza alimentare (NVWA) che, nel primo comunicato ha sostenuto che non ci fosse alcun pericolo immediato per la salute pubblica. In un secondo comunicato ha avvertito che il consumo in grandi quantità di uova con l’insetticida potrebbe avere effetti negativi. Nel terzo comunicato ha riferito che nelle uova di un produttore è stata trovata una concentrazione di fipronil così alta che il consumo costituisce un grave pericolo per la salute pubblica, in particolare per i bambini. E in Olanda 180 allevamenti sono stati chiusi. Ma nel mirino della Germania, il paese importatore più coinvolto, c’è soprattutto l’Agenzia belga per la sicurezza degli alimenti (Afsca) il cui portavoce ha ammesso che il problema fipronil era conosciuto fin da giugno. L’Afsca ha da subito informato le autorità giudiziarie nazionali, ma ha atteso il 20 luglio per notificare il problema al sistema di allerta rapido europeo, così da informare gli altri paesi Ue. La motivazione? Era stata avviata un’inchiesta giudiziaria per frode e non voleva violare il segreto istruttorio. «Ci siamo comportati secondo le regole», si difende l’Afsca in un comunicato, aggiungendo che «la situazione è diversa da paese a paese» e che in Belgio «i livelli di fipronil nelle uova sono ben al di sotto delle soglie concordate a livello europeo». La Germania sulle uova belga non la pensa però nello stesso modo e da controlli fatti in modo autonomo ha dichiarato che anche in quelle sono presenti livelli di insetticida sufficientemente tossico per la salute dei bambini. (Corriere della Sera)

In Italia? Coldiretti sostiene che il nostro paese ha importato nel 2017 578mila chili di uova in guscio di gallina dai Paesi Bassi nei primi quattro mesi del 2017 quindi l’Italia potrebbe essere coinvolta nello scandalo delle uova contaminate. Uova destinate al consumo umano, nella trasformazione e nella produzione di alimenti. E’ in questa filiera che si annidano i maggiori rischi.

“Le uova sono tracciabili e quindi rintracciabili”, è la risposta offerta da Mina Andreeva, portavoce dell’esecutivo comunitario.

Questa è l’occasione imparare a leggere i numeri stampati sul guscio delle uova in commercio, obbligatori per legge. Il codice 0 indica l’allevamento biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie, la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (es. IT), seguono le indicazioni relative al codice Istat del Comune, alla sigla della Provincia e, infine il codice distintivo dell’allevatore.

Nel dubbio scegliete uova bio da galline allevate in Italia, all’aperto. Rischi non ci sono.

 

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Credits: Agostini Lab Srl