Dopo un anno torna l’allerta fipronil sulle uova

13 Luglio 2018
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BIOLOGICO

Nuovi casi di contaminazione in Germania, coinvolta un’azienda bio olandese. È passato quasi un anno esatto dallo scandalo delle uova contaminate col fipronil esploso l’estate scorsa, portando a massici ritiri dal mercato e a milioni di galline abbattute, ed è di nuovo allarme sulla sicurezza delle uova. C’è di nuovo il fipronil, potente insetticida usato contro l’acaro rosso che colpisce le galline, ma vietato in Europa, al centro del nuovo caso di contaminazione esploso a giugno.

Le tracce di fipronil sono state riscontrate in un alcuni campioni di uova in centro di confezionamento di Vechta, la concentrazione era variabile tra gli 0,007 e gli 0,019 milligrammi per chilo, al di sopra della soglia massima di 0,005 milligrammi per chilo stabilita dell’Unione Europea. Sei lander tedeschi hanno ritirato dal mercato circa 73.000 uova importate, secondo le autorità tedesche, da un’azienda agricola biologia olandese. Per la seconda volta nel giro di un anno l’industria olandese delle uova si trova coinvolta in un caso legato alla presenza di fipronil nei suoi prodotti.

Lo scorso anno la presenza di fiproil era stata riscontrata in non meno di 45 paesi tra i quali 26 appartenenti all’Unione Europea. Dopo l’esplosione dello scandalo a luglio l’Unione Europea aveva incarica l’EFSA di avviare un monitoraggio che si è svolto dal 1 settembre al 30 novembre 2017. Tra gli oltre 5000 campioni presi in analisi 742 contenevano residui oltre i limiti di legge. Otto gli stati membri coinvolti: Paesi Bassi, Italia, Germania, Polonia Ungheria, Francia, Slovenia e Grecia; ma ben 664 campioni provenivano dai Paesi Bassi.

La novità rispetto allo scandalo dello scorso anno è che a essere coinvolta è un’azienda biologica. Secondo l’autorità per la sicurezza alimentare olandese all’origine della nuova emergenza non ci sarebbe l’uso di fipronil, ma a dare origine alla contaminazione sarebbe stato il fatto che, per evitare il contagio da influenza aviaria, le galline che di solito razzolano libere sarebbero state tenute all’interno, dove sarebbero venute in contatto con un terreno precedentemente trattato con il fipronil. Le autorità olandesi stanno ancora verificando la possibilità che la contaminazione dipenda dai provvedimenti presi per evitare che il contatto con la fauna selvatica potesse favorire il contagio dei polli con i nuovi ceppi di influenza aviaria. 

Aldilà delle motivazioni fornite dalle autorità olandesi, l’indagine realizzata da Foodwatch avrebbe individuato ulteriori irregolarità. Secondo la ONG tedesca, infatti, la presenza di fipronil sarebbe solo la punta dell’iceberg di un più ampio problema che riguarda i produttori di uova. L’organizzazione ha pubblicato i rapporti che Skal Biocontrole – l’organismo di controllo olandese per il biologico – ha effettuato a 250 produttori di uova biologiche tra il 2016 e il 2018, proprio a cavallo della crisi del fipronil nel 2017. Mentre i rapporti dei controlli effettuati prima della crisi della scorsa estate stabilivano che le aziende agricole avevano soddisfatto i requisiti per la certificazione biologica, quelli più mirati compiuti a partire dall’estate 2017 hanno dato esito diverso. I risultati hanno evidenziato che 60 aziende avrebbero utilizzato per due anni 15 sostanze – tra insetticidi, pesticidi e disinfettanti – vietate non solo nel biologico ma anche negli allevamenti convenzionali come: MenthoBoast, MiteClean, CID 20, Kilcox, VIROCID, Inciprop Extra, Kickstart, e M50Q Macrodes.

“Sembra che le ispezioni regolari prima della crisi del fipronil siano state abbastanza superficiali – ha dichiarato la ricercatice di Foodwatch Corinne Cornelisse citata dall’agenzia di stampa olandese ANP – gli ispettori hanno fallito, sono venuti in tutte le aziende e avrebbero dovuto notarlo”. L’associazione ha chiesto un confronto con la ministra olandese dell’agricoltura e della qualità alimentare Carola Schouten e ha fatto sapere che “prevede un altro scandalo alimentare” se non dovessero migliorare i controlli. Sono simili le conclusioni della commissione speciale sul caso fipronil del 2017 che afferma: “La commissione è del parere che alla fine del 2016, in base alle informazioni disponibili al momento, sarebbe stato possibile applicare delle misure in base alla legge olandese sui biocidi e i prodotti per la protezione delle piante. La commissione conclude che l’autorità olandese per la sicurezza del cibo e dei consumatori (NVWA) ha svolto il suo ruolo di controllore in maniera inadeguata nella fase precedente alla presentazione di un rapporto dell’autorità di supervisione del Belgio”. La commissione ha anche puntato il dito sul regime di certificazione volontaria della filiera delle uova, che ha fallito nell’assicurare il rispetto degli standard anche a causa del funzionamento del sistema di controllo che prevedeva visite annunciate in anticipo.

Altri casi di contaminazione si sono verificati in Polonia e nel Regno Unito. Nel primo caso si tratta dell’antibiotico Lasalocid. Secondo la ricostruzione del servizio veterinario polacco, l’antibiotico, destinato regolarmente al mangime dei polli da ingrasso, sarebbe finito per errore in quello delle galline ovaiole in una fattoria nei pressi di Poznan. Le autorità polacche hanno ritirato circa 4,3 milioni di uova. Tracce di Lasalocid sarebbero presenti nel 10% delle uova e nel 20% del pollame sul mercato europeo, secondo un rapporto Soil Association. Nel Regno Unito, invece, la sostanza coinvolta è la Ciromaziona, un insetticida vietato per l’avicoltura, di cui sono state rinvenute tracce oltre il consentito in una confezione di uova biologiche Ocado.

Il fatto che nella contaminazione siano coinvolte aziende biologiche solleva diversi interrogativi. La reputazione dell’alimentazione biologica è sempre più alta tra i consumatori, che in gran parte scelgono di consumare prodotti bio per la sicurezza. Il coinvolgimento in una vicenda come questa sarebbe un duro colpo per la credibilità dell’industria delle uova biologiche, che sono uno dei prodotti più apprezzati dai consumatori. La richiesta di andare subito a chiarire la questione con rigore e trasparenza dovrebbe provenire in primis dal settore biologico, se le segnalazioni di Foodwatch dovessero essere confermate e la contaminazione dovesse avere dimensioni più preoccupanti il rischio di perdere la fiducia dei consumatori sarebbe alto.

vincenzo menichella

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Credits: Agostini Lab Srl